| QUALI FINALITA PER UN PROGETTO DI RICERCA COMUNE E MULTIDISCIPLINARE SULLE SETTE ? |
CONTRIBUTO DEL GRIS PER UN'IPOTESI DI RICERCA CHE COINVOLGA POSIZIONI DIVERSE INVIATO ALLA :
Premessa.
Ritengo opportuno premettere a quanto dirò che, affinchè ci sia uno sforzo comune per effettuare una ricerca obiettiva riguardo a tutte le questioni coinvolte nella diffusione dei nuovi culti, è indispensabile che tutti gli studiosi guardino in faccia alla realtà ed ammettano, almeno in via teorica, la possibilità che in alcune sette possano essere perpetrati abusi di vario tipo sugli adepti approfittando della loro soggezione psicologica nei riguardi del leader e del gruppo stesso. Non credo si possa iniziare una ricerca comune senza che i cult apologists superino il loro "veto" su questa questione. Essi devono accettare la realtà dei fatti che mostra chiaramente come gli abusi sulle persone, alcune volte, non siano solo fisici, né solo legati a truffa ed inganno, ma possano anche essere di tipo psicologico, anche se di intensità e valore diversi da caso a caso.
Gli anticult, a loro volta, dovrebbero superare la tendenza a criticare sempre tutti i culti. Anchessi devono guardare in faccia alla realtà e accettare che ci sono gruppi assolutamente innocui ai quali lappellativo di "setta" è stato attribuito in modo infamante e ingiusto. Gli anticult devono evitare di enfatizzare la portata del "controllo mentale", anche nelle sette dove esso effettivamente viene attuato, considerando il fatto che è molto difficile che un leader sia in grado di esercitare un controllo mentale totale su unaltra persona, tanto da ridurla ad uno stato di dipendenza totale e da annullare totalmente la sua personalità. Il controllo mentale può essere esercitato in gradi diversi e lo stesso tipo di controllo mentale non ottiene lo stesso effetto su tutte le persone perché le disposizioni individuali giocano anchesse un ruolo importante.
Se entrambe le parti non supereranno le loro posizioni pregiudiziali ed estreme non credo che sarà mai possibile un reale dialogo, e questo andrà certamente a svantaggio delle persone, a svantaggio della libertà religiosa e a vantaggio di culti pericolosi per le persone che continueranno indisturbati a colpire le loro vittime con il beneplacito di alcuni studiosi.
Alcune finalità per una ricerca comune sulle sette.
Credo che ci siano alcuni fini comuni, che non riguardano strettamente lambito scientifico, ma a mio parere dovrebbero essere la base di valori comuni su cui fondare le finalità puramente scientifiche della ricerca. Voglio dire che, se non ci si accorda su queste finalità generali, a mio parere non è possibile accordarsi sugli obiettivi che guideranno la ricerca scientifica. Il mondo delle sette e della spiritualità, infatti, non può essere studiato come si studia un altro fenomeno (ricerche sociologiche sulle abitudini o le malattie o il tempo libero di una certa popolazione, ecc.). Il fenomeno dellaffiliazione ai nuovi culti e dei problemi ad essa connessi coinvolge altre questioni importanti che sono di tipo filosofico, morale, giuridico.
Pertanto a mio parere tutti gli studiosi e le associazioni coinvolte dovrebbero essere daccordo prima di tutto su queste finalità generali che elenco:
a) Difendere le persone, specialmente le più indifese, (per cultura, per età, per estrazione sociale) dagli abusi che certi culti esercitano su di loro.
b) Salvaguardare lesperienza religiosa autentica, le forme di spiritualità che rispettano luomo e diffondono valori umanamente costruttivi nella società. La sociologia e la psicologia della religione devono fornire alla società gli strumenti culturali idonei affinchè non vengano violati i diritti delle minoranze religiose, solo perché tali.
c) Difendere lindividuo, che ha il diritto di esercitare la sua scelta religiosa senza essere in alcun modo discriminato perché appartenente ad una minoranza. Lindividuo va difeso nella società, nel mondo del lavoro e perfino nella sua famiglia, se questultima cerca di intralciare la sua libera scelta. Questo vale in particolar modo per i giovani e i giovanissimi.
Alcune questioni riguardanti un progetto di ricerca comune sulle sette.
Vorrei elencare alcune questioni che ritengo possano essere condivise anche da studiosi di diverso orientamento.
1) Necessità di un dibattito pubblico e aperto.
E importante che non si svolgano sempre e solo
Convegni monodirezionali, in cui ogni parte (critici dei culti e difensori dei culti) si
chiudano nella loro posizione e mirino a dimostrare solo la loro tesi.
Spesso accade che nei Convegni di questo tipo ogni parte continua a parlare per proprio
conto. Così ognuno percorre la propria strada, ma le due strade rimangono parallele e non
si incontreranno mai. So per esperienza che in queste sedi "di parte",
lintervento di segno opposto viene accolto con sfavore, messo da parte o addirittura
sanzionato. Gli adepti delle sette non si recano a Convegni di organizzazioni
"antisette", ma solo a Convegni di organizzazioni di studiosi che li difendono,
per esempio. Credo che sia giunto il momento di mettere fine alle accuse vicendevoli e
passare la parola solo alle questioni fondamentali. Anche nelle riviste specializzate
sarebbe necessario, come in parte già si sta facendo, ospitare articoli di segno opposto
in modo che il lettore possa farsi una opinione propria. Tutto questo dovrebbe anche
essere divulgato al grande pubblico, in modo che anche i non addetti ai lavori possano
essere informati e farsi una opinione propria. Nessuno dovrebbe avere il monopolio della
informazione in questo campo che interessa i diritti delle persone. In modo particolare
gli interessi politici dovrebbero essere tenuti fuori dal dibattito.
2) Necessità di fare ricerca.
Tutti dovrebbero essere daccordo sul fatto che il campo della ricerca è vasto e non è mai stata messa la parola fine riguardo alla questione dellesistenza o meno del cosiddetto "controllo mentale" e ad altre questioni. Entrambe le parti dovrebbero costituire gruppi misti nelle diverse nazioni (costituiti cioè da esperti di opinioni diverse) che predispongano piani di ricerca con ipotesi formulate in modo scientificamente corretto, aperte a qualsiasi risultato, come si procede per qualsiasi altra ricerca scientifica.
Ecco alcuni spunti di riflessione per una futura ricerca comune :
a) Nella ricerca su un determinato gruppo, per esempio, dovrebbero essere esaminati ( con metodi diversi di indagine) sia ex membri scontenti sia membri attuali soddisfatti del gruppo in questione. Naturalmente il test o colloquio predisposto dovrebbe essere costruito tenendo conto del fatto che si rivolge ad entrambe le categorie. I soggetti esaminati dovrebbero esserlo, naturalmente, fuori dal gruppo di appartenenza, qualsiasi esso sia, in un ambiente neutrale dove nessuno può influire sulle risposte, in nessun modo.
b) Se si volesse indagare sullesistenza o meno del cosiddetto "controllo mentale", si potrebbero progettare ricerche su membri (attuali e/o ex membri) di diversi gruppi ( sia quelli conosciuti come "pericolosi", sia quelli definiti "innocui"), facendo le medesime domande a tutti. In questo modo si potrebbe verificare se i membri di culti definiti pericolosi rispondono in modo diverso, ed in che misura, rispetto a membri di gruppi definiti innocui. Si potrebbe ipotizzare, per esempio, che ad una domanda come " Elenca uno o più aspetti del tuo gruppo che desidereresti migliorare", le risposte sarebbero molto diverse se date da una persona fortemente condizionata (che non riesce ad esercitare il suo senso critico) e da una persona che, pur essendo affiliata ad un gruppo, rimane libera di formulare un giudizio critico su di esso. Naturalmente il problema in un simile test sarebbe quello di evitare che la diversità delle risposte sia dovuta ad altri fattori (per esempio fattori individuali, di carattere e personalità) e non allinfluenza del tipo di gruppo a cui si appartiene. Ma questo problema può essere risolto facendo un buon campionamento ed esaminando un numero sufficiente di persone. Questo genere di ricerca dovrebbe essere finalizzata a trovare quali sono, se ci sono, i criteri di distinzione tra culti "pericolosi" e "innocui". A questo proposito, ritengo che uno di essi potrebbe essere quello di segnalare come gruppo potenzialmente controverso quello che si rifiuta di sottoporsi alle indagini scientifiche. Naturalmente tutti possono comprendere liniziale diffidenza di un gruppo di fronte ad una richiesta di informazioni e collaborazione. A nessuno piace sentirsi indagato, ma ritengo che, se gli studiosi si comportano con rispetto, le iniziali diffidenze del gruppo dovrebbero cadere, altrimenti si potrebbe iniziare a pensare che il gruppo stesso ha interesse a nascondere qualcosa. Losservazione partecipante rimane sempre valida come mezzo di indagine, ma i risultati di essa vanno sempre considerati con diffidenza poiché è ormai certo che ci sono gruppi che fanno vedere agli studiosi che si recano nelle loro sedi solo ed esclusivamente le realtà che li mettono in buona luce.
c) Unaltra possibilità potrebbe essere quella di fare una ricerca per verificare lo stato di benessere psichico delle persone dopo luscita dal culto. In questo caso dovrebbero essere esaminati membri che hanno lasciato un determinato gruppo scegliendo un campione ampio di persone, tra le quali ci dovrebbero essere sia coloro che si sono sentiti danneggiati sia coloro che hanno riscontrato un beneficio dallaffiliazione. A tutti dovrebbe essere somministrato lo stesso test di personalità i cui items dovrebbero avere la finalità di misurare come il soggetto nel presente valuta la sua esperienza passata, se l esperienza passata influisce su quella attuale, e in che modo si verifica questa influenza.
3) Necessità di superare le difficoltà.
Mi rendo conto che le difficoltà ad effettuare simili ricerche sono molte :
Queste e molte altre sono le difficoltà a cui gli studiosi vanno incontro. Credo comunque che tutti i ricercatori in buona fede potranno superare le difficoltà. In questa fase, dove sembra che il dialogo stia prendendo il posto del monologo, ritengo molto importante che tutti siano consapevoli di cosa significhi veramente la parola dialogo: non si tratta solo di lasciar parlare chi la pensa diversamente. Questo non basta. E necessario, invece, che ciò che dice laltro venga discusso nel merito e che si entri nel vivo delle questioni modificando anche la propria posizione quando si veda chiaramente che ci sono le basi obiettive per poterlo fare.
Sia i critici che i difensori dei culti devono essere disponibili a modificare, anche solo in parte, le proprie opinioni.
RAFFAELLA DI MARZIO
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