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"PLAGIATI" !

GLI STUDIOSI DELLE SETTE SI ACCUSANO L'UN L'ALTRO DI MALAFEDE
di Charlotte Allen


AVVERTENZA : QUESTO ARTICOLO E' STATO TRADOTTO DA TRADUTTORI NON PROFESSIONISTI. IL NOSTRO SCOPO E' SOLO QUELLO DI DIVULGARE DOCUMENTI CHE RITENIAMO UTILI NEL CAMPO DELLO STUDIO DEI N.M.R. E CHE NON SONO DISPONIBILI IN ITALIANO.   ABBIAMO FATTO IL POSSIBILE PER TRADURRE FEDELMENTE.   CI SCUSIAMO PER EVENTUALI IMPRECISIONI. 


I nostri più sentiti ringraziamenti vanno a "Lingua Franca"
che ci ha consentito di mettere online questa traduzione.


 

 

    Benjamin Zablocki, Professore di sociologia alla Rutgers University, studia le sette - ora chiamate Nuovi Movimenti Religiosi o NMR grazie alla precisione accademica- da quando, alla metà degli anni '60, si laureò alla Johns Hopkins; a quell'epoca acquistò un pass da 99 dollari per gli autobus Greyhound e viaggiò per tutto il paese visitando ogni comune religiosa che riusciva a trovare. "Il mio stile di ricerca è la partecipazione osservante" spiega. "Vivo con i gruppi, lavo i piatti con loro, prego con loro e mi immergo nel loro stile di vita".

    Dopo anni di incontri ravvicinati con una grande varietà di gruppi religiosi, ha osservato il delinearsi di un fenomeno ricorrente. "Vedevo la gente attraversare una esperienza molto particolare" ricorda Zablocki. "Perdevano peso e si ritraevano. Non si riusciva a conversare con loro - sembravano essere in un mondo diverso."

    All'inizio Zablocki pensò che i membri delle sette pieni di problemi con cui parlava stessero vivendo crisi spirituali -"l'oscura notte dell'anima, come Santa Teresa o San Giovanni della Croce". Ma, dopo aver letto 'Riforma del Pensiero e Psicologia del Totalitarismo' di Robert Lifton (1961) e 'Persuasione Coercitiva' di Edgar Schein (1961), studi famosi sul controllo mentale e la "rieducazione" praticati dai cinesi su, tra gli altri, i prigionieri di guerra americani catturati durante la guerra di Corea, Zablocki abbracciò un'altra spiegazione: lavaggio del cervello. Le teorie di Lifton e Schein sul lavaggio del cervello dei prigionieri - un processo che implicava privazione sensoria, confessioni estorte e completo controllo dell'ambiente dei prigionieri come mezzo di manipolazione, per portarli al punto da condividere le idee dei loro carcerieri e fare quel che essi desideravano - lo colpì perché si trattava di una descrizione pertinente con il comportamento che aveva osservato tra i membri teoricamente volontari dei gruppi religiosi. Di gruppo in gruppo i soggetti di Zablocki avevano raccontato di essersi sottoposti a rituali che ricordavano più un campo di prigionia che non una scuola domenicale: venivano privati del sonno, veniva loro chiesto di fare confessioni in forma scritta, veniva loro detto che le confessioni non erano adeguate.

    La conversione di Zablocki alla teoria del lavaggio del cervello può sembrare semplice buon senso ad un pubblico cresciuto con immagini televisive di cultisti dall'aspetto di zombie che commettono i crimini più diabolici, o con gli esperimenti del controllo mentale drammatizzati nel film del 1962 "The Manciurian Candidate". Ma tra gli scienziati sociali il lavaggio del cervello è stata una teoria duramente, e per un certo tempo, contestata. Nessuno mette in dubbio che si possa essere indotti a comportarsi in modo particolare quando si è minacciati dalla forza fisica (che fareste voi con una pistola puntata alla testa?), ma in assenza di armi o tortura è possibile essere manipolati contro la propria volontà?

    La maggioranza di sociologi e psicologi che studiano le sette pensano di no. Per cominciare il lavaggio del cervello non è, come lo stesso Zablocki ammette, "un processo direttamente osservabile". E anche se il lavaggio del cervello potesse essere isolato e misurato clinicamente, le obiezioni etiche per la conduzione di un simile test sarebbero impensabili. (Che tipo di liberatoria dovremmo firmare per accettare di subire il lavaggio del cervello?) Nell'ultimo decennio, mentre il lavaggio del cervello ha mantenuto un alto profilo sui media - invocato per spiegare disastri sensazionali provocati da sette , dal suicidio di massa dei membri dell' Heaven's Gate ai dodici morti per il sarin nella metropolitana di Tokyo attribuiti alla setta Aum Shinrikyo - gli scienziati sociali hanno evitato il termine considerandolo sintomo di paranoia da Guerra Fredda, e isteria antisetta. Al contrario guardano con maggior favore spiegazioni più benevole sull'appartenenza alle sette. Le alternative includono la teoria dell' "etichettatura" che sostiene semplicemente che non c'è alcunchè di sinistro nelle religioni alternative, che il problema è un'etichettatura pregiudiziale da parte della cultura di massa che vede i membri delle sette come sempliciotti che hanno subito il lavaggio del cervello, e la teoria della "condizione pre-esistente" che postula che i membri di setta siano persone mentalmente malate o altrimenti disadattate già prima di entrare nel gruppo. (Un paio di studiosi ha addirittura proposto, come condizione preesistente, la malnutrizione, sostenendo che la deficienza di calcio può rendere supinamente suscettibili al carisma).

    Perciò quando Zablocki ha pubblicato, sui numeri di Ottobre 1997 e Aprile 1998 di Nova Religio (rivista accademica dedicata ai sistemi di credenze alternativi) un indignato articolo di sessanta pagine in due parti a difesa della teoria del lavaggio del cervello, ha dato il via al furore nel campo delle nuove religioni.

    Sottolineando gli "alti costi d'uscita" che alcune sette esigono da chi cerca di andarsene - essere evitati come la peste, confisca delle proprietà e perdita dei diritti genitoriali, velate minacce - Zablocki ha discusso sul fatto che si tratta di indicatori di lavaggio del cervello, segni che alcuni gruppi stanno usando la coercizione psicologica per mantenere il controllo totale sui loro membri. Sebbene ammetta di non poter provare il lavaggio del cervello in modo empirico, ha discusso sul fatto che come minimo esso non dovrebbe essere scartato con troppa facilità. "Non è il mio scopo…affermare che attualmente abbiamo prove che dimostrino che il lavaggio del cervello è la migliore spiegazione per la dedizione ai NMR" ha scritto. "Intento più modesto è dimostrare che il lavaggio del cervello è una ipotesi precisa e testabile empiricamente riguardo a un processo socio-psicologico molto importante, che è stato trattato con faciloneria dall’ opinione di maggioranza all'interno della sociologia delle religioni."

    I colleghi di Zablocki non si sono fatti impressionare. In una replica apparsa sulla stessa Nova Religio David Bromley, sociologo alla Virginia Commonwealth University che ha studiato la Chiesa dell'Unificazione del Reverendo Sun Myung Moon, ha lamentato che nella formulazione di Zablocki il lavaggio del cervello è rimasto un concetto vago, scivoloso, limitativo e alla fine non testabile. Inoltre, ha sottolineato, le sette hanno di solito uno scarso successo nel reclutamento, alti tassi di turnover (le reclute solitamente se ne vanno dopo pochi mesi, e difficilmente qualcuno rimane per più di due anni) e vita breve, tutti aspetti che spingono verso un serio scetticismo riguardo all'ipotesi del lavaggio del cervello. Anche sorvolando su questi fatti, Bromley ha aggiunto "le origini culturali così straordinariamente variegate, campioni di sviluppo organizzativo, e gli stili di leadership di questi gruppi pongono il problema di spiegare come possano aver scoperto la stessa psico-tecnologia del 'lavaggio del cervello' praticamente nel medesimo momento storico".

    Una veloce ricerca sul campo rivela che Bromley sicuramente non è l'unico a nutrire dubbi. Eileen Barker sociologa alla London School of Economics che ha anche studiato la Chiesa dell'Unificazione, dice: "la gente lascia regolarmente i Moonies di sua spontanea volontà. I culti sono di fatto più inefficienti di altri gruppi sociali nel trattenere i loro membri. Per farli restare esercitano molte pressioni - love bombing, sensi di colpa - ma non funziona. Vorrebbero fare il lavaggio del cervello, ma non ci riescono".

 

"LE PERSONE LASCIANO REGOLARMENTE I MOONIES DI LORO SPONTANEA VOLONTA'." DICE EILEEN BARKER. "I CULTI VORREBBERO PLAGIARLE, MA NON CI RIESCONO."


    Nel campo degli studiosi di sette, uno dei più divisi del mondo accademico, l'acrimonia è generalmente merce di scambio. Divisi da ideologia, formazione e storia disciplinare, i sociologi e gli psicologi che studiano le sette si confrontano su un enorme - qualcuno direbbe invalicabile - abisso culturale.

    E il dibattito spesso diventa personale. Nonostante si siano avuti recenti segni di riappacificazione, gli antagonisti accademici hanno frequentemente cercato di screditare le reciproche motivazioni e ricerca. In competizione per definire la natura delle sette, hanno lottato per ottenere il controllo delle loro associazioni professionali e litigato aspramente in tribunale.

    "Il campo è stato completamente polarizzato" osserva Thomas Robbins, un sociologo della religione indipendente di Rochester, Minnesota. Spiega: "Ci sono persone, soprattutto sociologi della religione o coinvolti in studi religiosi, che tendono a guardare ai culti in modo interpretativo, dal punto di vista dei loro membri. Vengono etichettati come apologeti dei culti. E ci sono quelli che vedono i culti come fondamentalmente distruttivi - si tratta principalmente di psicologi e assistenti sociali - e vengono etichettati come fracassoni dei culti. La maggior parte dei libri sull'argomento stanno da una parte o dall'altra, e gli studiosi di entrambe le fazioni non leggono i libri del campo avverso."

    La parola "culti" è essa stessa oggetto di contendere accademico: il termine fu originariamente usato per descrivere movimenti religiosi che non rientravano nella classificazione di chiese (organizzazioni aperte a chiunque vi sia nato o vi sia stato battezzato) e sette (sottogruppi separatisti che come condizione di appartenenza richiedono purezza teologica o morale) del sociologo tedesco Max Weber. Secondo la maggioranza dei sociologi la lealtà verso un leader carismatico, più importante dell'adesione ad una teologia particolare, è il tratto che distingue un culto da una setta. (Un altro tratto per la definizione è la tendenza dei culti ad incapsulare o immergere almeno qualche suo membro in uno stile di vita o insieme di valori di gruppo radicalmente in contrasto con la cultura circostante.)

    "Nuovo movimento religioso" è un termine di uso relativamente recente, una designazione di valore neutro coniato sull'onda di disastri come Jonestown o Waco nel tentativo degli scienziati sociali di prendere le distanze dal pregiudizio anticultistico popolare. In realtà il termine porta fuori strada: molti dei sistemi di credenze promossi dai NMR non sono affatto nuovi ma sono variazioni eccentriche del Cristianesimo o degli ancor più antichi Buddismo e Induismo. Inoltre alcuni culti come Scientology, est e Lifespring Inc. hanno contenuti religiosi minimi e potrebbero essere definiti più accuratamente come terapia laica o organizzazioni di auto-realizzazione. (Nonostante questo, nel 1993 Scientology è riuscita ad ottenere dall' Ufficio Fiscale Americano (IRS) lo status di chiesa).

    A complicare ulteriormente le cose, c’è il fatto che i ricercatori hanno un approccio di lavoro molto diverso, addirittura in conflitto. Gli psicologi, ad esempio, tendono ad enfatizzare il fatto che uno stimolo ambientale ripetuto può provocare una risposta condizionata privando il soggetto della sua autonomia.

    I sociologi, al contrario, avallano un modello volontario di conversione alla religione che presuppone che si entri nei culti per motivi generalmente razionali collegati alla capacità del gruppo di soddisfare i propri bisogni: una teologia trascendente; stretti legami di consanguineità o solidarietà; sostegno sociale sufficiente che permetta di uscire dalla droga o cambiare altrimenti la propria vita personale (per esempio uno studio ha dimostrato che gli schizofrenici entrati in un culto hanno fatto meglio di quelli che hanno provato farmaci o psicoterapia convenzionale).

    Tutte queste differenze sarebbero potute rimanere meramente accademiche se non fosse stato per la popolarità costante dei culti stessi. Alla fine degli anni '60, contrariamente alle aspettative di molti studiosi laici, iniziarono a proliferare strani e radicali gruppi religiosi separatisti. Attraevano reclute in grande misura, spesso tra giovani di famiglia benestante cresciuti senza credenze religiose. Genitori della media borghesia guardavano terrorizzati i loro figli laureati scendere la scala sociale per vendere fiori in strada con i Moonies, rasarsi a zero e chiedere l'elemosina con gli Hare Krishna o distribuire nella metropolitana opuscoli del movimento di Gesù. I media riportavano episodi di violenza cultistica e racconti di giovani che devolvevano ingenti somme di denaro alle nuove religioni.

    Ma la cosa che più allarmava i genitori era il fatto che molti culti instauravano una vita comunitaria rigida che imponeva ai membri di tagliare tutti i vincoli con il passato, compreso il contatto con la famiglia. Negli anni '70 e '80 ci fu, in risposta, un'ondata di deprogrammazioni: giovani appartenenti a culti furono rapiti, solitamente da specialisti indipendenti ingaggiati dai genitori, e tenuti prigionieri finchè non rinnegavano l'affiliazione al gruppo e alle sue credenze. Alcuni genitori cercarono addirittura di far deprogrammare i figli maggiorenni in conventi cattolici o chiese cristiane evangeliche. L’ Unione Americana per le Libertà Civili ed altri sostenitori della libertà civile obiettarono strenuamente alla deprogrammazione, sostenendo che si trattava per lo più di maggiorenni, ma la pratica ebbe la benedizione del Cult Awarness Network e di altri gruppi antisetta. Inoltre alcuni giudici californiani, punto di riferimento per le tendenze legali di tutto il paese, iniziarono a concedere ai genitori, sulla base dell'incapacità mentale, la tutela dei figli maggiorenni che erano entrati in un culto; in questo modo spianarono la strada al diffondersi della deprogrammazione.

    Gli accademici giocarono un ruolo di primo piano nelle battaglie che ne derivarono. Per provare l'incapacità mentale, i legali dei genitori dovevano dimostrare che i ragazzi non erano entrati volontariamente nei culti. Negli anni '70 e '80 gli studi sulla riforma del pensiero di Lifton e Schein improvvisamente risorsero a nuova e lucrativa vita nelle aule di tribunale.

    Due dei maggiori sostenitori delle ipotesi del controllo mentale furono il sociologo Richard Ofshe e la psicologa Margaret Singer, all'epoca entrambi associati alla Università californiana di Berkeley. I due iniziarono a farsi ingaggiare come testimoni esperti, per conto di ex membri di setta e dei loro genitori, in parecchie cause intentate contro sette religiose e organizzazioni terapeutiche laiche come la Lifespring. Testimoniando la realtà della "persuasione coercitiva", i due scienziati sociali riuscirono ad ottenere una larga fetta del business delle testimonianze esperte nei casi di lavaggio del cervello. "Nelle prigioni cinesi in cui si adottava la riforma del pensiero, la gente veniva obbligata fisicamente a rimanere in quell'ambiente" dice Ofshe. "Penso che esistano altre cose che possono sostituire la coercizione fisica, per esempio la falsa presentazione che deriva dal credere che la setta è qualcosa di diverso da quello che nei fatti è. Dobbiamo guardare a quanto accade nel contesto del gruppo: lo sfruttamento dei desideri, delle debolezze. Ho visto gruppi in cui persone integre venivano manipolate per commettere atti di violenza e terrorismo."

    All'inizio degli anni '80 le argomentazioni a favore del lavaggio del cervello di Ofshe e Singer si dimostrarono molto persuasive per giudici, giurie e opinione pubblica. Con le immagini terribili del suicidio di massa di Jonestown, e gli omicidi ancora freschi nella memoria, le giurie americane divennero ostili verso le sette. Ex membri iniziarono a vincere cause multi milionarie [in dollari] contro i movimenti religiosi a cui in precedenza appartenevano. Nel 1980 la legislatura dello stato di New York, contro le obiezioni dell'Unione Americana per le Libertà Civili, passò una risoluzione che avrebbe legalizzato la deprogrammazione (Ricevette il veto del Governatore Hugh Carey). "Con la deprogrammazione - con genitori che facevano rapire i propri ragazzi e li mantenevano prigionieri - l'intera cosa assunse un aspetto altamente emotivo" dice Thomas Robbins. "Chi erano i rapitori? I genitori, le sette o la polizia? Esistevano sentimenti forti da entrambe le parti."

    Tra chi si sentì più oltraggiato ci furono quegli scienziati sociali che non avevano mai creduto che si potesse subire il lavaggio del cervello per aggregarsi ad una setta e che, da bravi e civili libertari, inorridivano davanti alla deprogrammazione. Le testimonianze di due studiosi come Ofshe e Singer (e le loro laute parcelle), infastidirono parecchi di questi accademici le cui credenziali erano non meno rispettabili, e le cui ricerche li avevano portati a concludere che la persuasione coercitiva era impossibile in assenza di qualsiasi tipo di coercizione fisica come la prigionia o la tortura. "Si tratta chiaramente di gruppi che ordinano alla gente di uccidere" concede David Bromley". "C'è Aum, c'era Rajneesh che ha messo il botulino nei salad bar, c'era Syanon che ha messo un serpente a sonagli nella cassetta della posta di qualcuno. Ma alla fine la disputa sul lavaggio del cervello non è una faccenda legale; è una faccenda politica sulla legittimità delle religioni ad alte-pretese. Una parte dice: non "incapsulate" i vostri membri. L'altra parte dice: non demonizzate il dissenso dalle norme prevalenti."

    Bromley crede che la testimonianza di Ofshe e Singer incoraggi giudici e giurati a giungere troppo velocemente alla conclusione che le religioni alternative rappresentano una minaccia alla libertà individuale e ai valori tradizionali. Secondo la loro logica, anche la chiesa cristiana delle origini era una setta pericolosa? Matteo, Marco, Luca e Giovanni avrebbero avuto bisogno di deprogrammazione?

 

ZABLOCKI DISCUTE SUL FATTO CHE MOLTI STUDIOSI HANNO SCARTATO TROPPO IN FRETTA LA TEORIA DEL LAVAGGIO DEL CERVELLO


    Anche Zablocki guarda con scetticismo le testimonianze di Ofshe e Singer, ma per ragioni diverse. "Solitamente occorrono mesi, se non addirittura anni, per raggiungere una piena e intransigente dedizione ad una setta" spiega. "E' a quel punto che può avvenire il lavaggio del cervello. Nel modello Ofshe-Singer il lavaggio del cervello avviene all'inizio. Ho molta considerazione per il lavoro di Ofshe, ma su certi punti non condivido pienamente il suo pensiero." Zablocki aggiunge inoltre: "Ho sempre rifiutato di prestarmi come testimone esperto. Non mi fiderei di me stesso, come studioso, se una o l'altra parte di un caso legale aumentassero il mio reddito."

    Nel suo articolo su Nova Religio Zablocki si preoccupa più di quegli accademici, come Bromley, che rigettano il concetto del lavaggio del cervello nel suo insieme e meno di chi potrebbe stiracchiarlo. E nel portare avanti il suo caso esamina da vicino intenzioni e tattiche dei primi. (Il suo titolo è volutamente provocatorio: "La Schedatura di Un Concetto: La Strana Storia dell'Ipotesi del Lavaggio del Cervello nella Sociologia della Religione.") Non solo Zablocki difende la teoria del lavaggio del cervello come scienza sociale praticabile, ma discute sul fatto che la degradazione subita all'interno della professione ha molto a che fare sia con l'atteggiamento compromissorio degli accademici che si occupano di culti, sia con le mancanze intrinseche della teoria stessa. Secondo Zablocki, nella sociologia il lavaggio del cervello è andato fuori moda non perché non sia stato possibile dimostrarlo scientificamente, ma perché la maggioranza degli studiosi di religioni alternative hanno attraversato la linea che divide l'obiettività dall'apologia dei gruppi su cui fanno ricerca. "Il pericolo di soffocare una forma di libera espressione religiosa" ha concluso "a molti sembra di gran lunga più importante di qualsiasi danno possa derivare ai membri dei NMR o ai loro figli."

    Sebbene la maggioranza degli studiosi tenda ad essere sincera sulle pratiche bizzarre delle sette - gli studi sulla Chiesa dell'Unificazione non omettono di raccontare i matrimoni di massa combinati tra estranei, la pressione a procreare, o la teologia auto-centrica di Moon - troppi sociologi, ha scritto Zablocki, non tengono in debita considerazione i racconti di che defeziona sulla base della teoria che i membri che se ne vanno vogliono solo tirare acqua al proprio mulino. Questi studiosi, osserva, sono più interessati a "marginalizzare le opinioni opposte" che non "a raccogliere dati e testare ipotesi."

    Nello stesso numero di Nova Religio Robbins, nella sua "critica amichevole", indirizza alcune di queste lamentele verso altri studiosi che, nel suo stesso campo, sono favorevoli ai culti. Se da una parte è critico verso il modo in cui il governo ha gestito l'incidente di Waco, che nel 1993 si è concluso con la morte di 76 membri della setta dei Davidiani e di 4 agenti federali, Robbins incolpa gli studiosi delle religioni di aver giustificato la risposta letale del gruppo all'irruzione del Bureau di Alcool, Tabacco e Armi da Fuoco. "Sebbene chiaramente esistano sia la persecuzione che la cattiveria settaria" ha scritto Robbins, "gli studiosi obiettivi dovrebbero abbandonare quell’approccio permanente che porta a vedere il 'culto' o 'nuova religione' solo come vittima o solo come demone distruttivo".

 

    Zablocki ha fatto un'altra accusa potenzialmente più pesante che Robbins non ha raccolto. Le sette hanno pagato agli studiosi cospicue somme di denaro, ha scritto - a sostegno di ricerca, pubblicazioni, partecipazioni a convegni e altri servizi. Zablocki non ha fatto nomi, ma parecchi professori ammettono liberamente che le religioni non tradizionali (nella maggior parte dei casi gli Unificazionisti e gli Scientologisti) hanno loro staccato assegni. L'elenco include alcuni tra i più eminenti studiosi della disciplina: Bromley, Barker, Rodney Stark della University of Washington, Jeffrey Hadden della University of Virginia e James Richardson, sociologo della religione della University of Nevada, a Reno. Tutti e cinque hanno partecipato a convegni sponsorizzati dalle sette e Bromley, Hadden e Richardson hanno occasionalmente testimoniato in tribunale per la difesa delle sette, o hanno offerto i loro servizi come testimoni esperti contro la teoria del lavaggio del cervello. "Si tratta di una cosa di impatto etico completamente diverso dal prendere soldi dai Metodisti per fare ricerca e scoprire perché i cestelli delle offerte non tornano più così pieni come in passato" ha scritto severamente Zablocki.

    Le GIUSTIFICAZIONI per aver accettato benefici dalle fedi di frangia variano: "Non mi faccio comprare da un convegno gratuito". "Non è forse vero che accademici di molti campi si prestano come consulenti e testimoni esperti?" E sovvenzioni esterne per la ricerca accademica sulle religioni alternative sono difficili da ottenere. Fino a poco tempo fa il governo ha sovvenzionato pochissimi studi sulle sette, e le fondazioni private che sostengono gli studi sulle religioni - come la Lilly Endowment e la Pew Charitable Trusts - preferiscono pagare per studi su chiese più convenzionali.

    "Certo, ho passato tre giorni nelle Isole di San Juan su una barca con Eileen Barket e qualche altra persona - si trattava di un convegno sui movimenti religiosi e ci siamo molto divertiti, e la cosa è stata pagata dai Moonies" dice Stark. "Ma ho partecipato a moltissimi convegni pagati da organizzazioni ebraiche e organizzazioni Cattoliche. Il primo grande studio che abbia mai fatto, su religione e anti-semitismo, è stato un libro per la Lega Anti-Diffamazione. Non ho mai pensato che fossero soldi ebrei. Quindi non mi preoccupo."

    Una volta Jeffrey Hadden ha organizzato un convegno su religione e politica sponsorizzato dalla Chiesa dell'Unificazione, a Hilton Head, Carolina del Sud, e ha pubblicato le relazioni presso una tipografia della Chiesa dell'Unificazione. Spiega: "Ci sono tutti questi antisetta che partono dal presupposto che ogni movimento religioso è illegittimo, quindi va bene qualsiasi cosa dici che possa minare il gruppo. Io dico che la libertà religiosa è un diritto fondamentale. In questi gruppi accadono cose che non approvo? L'ho sottolineato? Potete scommetterci. Alcuni accademici sono entrati troppo in confidenza con i gruppi che studiano? Naturalmente - se studi un gruppo per vedere il mondo con i loro occhi capirai il mondo con i loro occhi. E' veramente difficile."

    Hadden insiste che il denaro dei Moonies non ha avuto effetti sui suoi studi e che alla fine ha perso i favori di qualche Unificazionista. La sua caduta in disgrazia è stata in parte dovuta a cose poco lusinghiere nei loro confronti scritte nelle sue relazioni, e in parte per aver rifiutato di firmare una petizione di protesta contro la legislazione statale di New York, nel 1980, che avrebbe legalizzato la deprogrammazione. "Mi sono alzato ad un convegno ed ho detto 'Assolutamente no!'" rammenta Hadden. "Ma ho rigettato la nozione che il nostro lavoro di sociologi sia quello di cani da guardia. Il nostro compito è capire questi gruppi in modo che possa esserci un dialogo civile, non amare divisioni."

    In realtà Hadden e i suoi colleghi sono spesso andati oltre la comprensione delle religioni alternative e hanno cercato di aiutarle nei loro problemi legali. Molte attività di questo genere sono state ispirate dai loro sforzi per combattere la testimonianza antisetta di Ofshe e Singer, che credevano fosse usata per demonizzare le visione alternativa del mondo e privare gente maggiorenne della sua libertà religiosa. Nel dicembre1989, ispirato da un incontro tra studiosi di sette e rappresentanti della Chiesa dell'Unificazione e del National Council of Churches, Hadden scrisse una lettera intesa a contrattaccare la legittimità accademica del concetto di lavaggio del cervello - così come, implicitamente, lo status di testimone esperto di Ofshe, Singer e altri.

    La lettera di Hadden, a cui aggiunse i nomi di Bromley e Barker senza il loro consenso, suggeriva che la Chiesa dell'Unificazione e altre religioni non tradizionali istituissero una fondazione per sovvenzionare la ricerca e aiutare a "neutralizzare i movimenti antisette" come il Cult Awarness Network e la American Family Foundation con base in Florida. Hadden riconosceva che gli articoli della Costituzione relativi a Stato e Chiesa impedivano sovvenzioni federali ad una simile organizzazione, perciò sollecitava la creazione di un "centro legale di risorse" finanziato privatamente che, inizialmente, avrebbe dovuto essere sovvenzionato con i contributi di "singoli e gruppi considerati come probabili utilizzatori primari del materiale" - in altre parole gli avvocati e le sette loro clienti.

    "Nei tribunali a quell'epoca due individui erano straordinariamente sulla cresta dell'onda" dice Hadden riferendosi a Ofshe e Singer. "Presentavano falsamente loro stessi e lo stato di conoscenza della disciplina. Ogni volta che si muovevano vincevano casi. Allora ho detto 'Ci dobbiamo sentire in obbligo ad intervenire e dire che lo stato della conoscenza è diverso da quanto sostengono?’ Naturalmente l'abbiamo fatto."

L'obbligo è stato soddisfatto.

 

UN NUMERO SORPRENDENTE DI STUDIOSI HA ACCETTATO FONDI O BENEFICI DALLE SETTE OGGETTO DI STUDIO.


    In una commedia legale lunghissima gli studiosi favorevoli alle sette si sono spinti al punto da persuadere le organizzazioni accademiche nazionali ad aderire - seppur brevemente - alla loro causa. Il dramma è durato un decennio, e quando è giunto al termine entrambe le parti si comportavano in modo che pareva quasi settario.

    Il conflitto iniziò nel 1980 quando David Molko e Tracy Leal, che avevano brevemente fatto parte della filiale nord-californiana della Chiesa dell'Unificazione, fecero causa al gruppo dei Moonies per frode e per aver intenzionalmente inflitto disagio emotivo. Molko e Leal, all'epoca rispettivamente di 27 e 19 anni, erano entrati nel gruppo alla fine degli anni '70 quando i reclutatori li avevano invitati a cene comunitarie senza rivelare l'identità della loro organizzazione. Come era di prassi dai Moonies in quel periodo, solo dopo che Molko e Leal erano abbastanza avanti nel loro programma di formazione, appresero di essere entrati in una chiesa. Si trovavano in una località remota. Alla fine entrambi furono rapiti da deprogrammatori ingaggiati dai genitori, e a questo punto rigettarono le loro credenze e fecero causa. Molko cercava anche di riavere i 6.000 dollari che aveva dato agli unificazionisti quando era entrato.

    Le accuse di inganno si adattavano alle teoria del lavaggio del cervello di Ofshe-Singer, e i legali rappresentanti di Molko e Leal ingaggiarono la Singer, congiuntamente ad uno psichiatra, per testimoniare che gli Unificazionisti avevano sistematicamente imbrogliato e manipolato i due giovani per farli entrare nell'organizzazione. Il giudice rifiutò di portare il caso in giudizio discutendo sul fatto che non esistevano prove dell'esistenza del lavaggio del cervello. Molko e Leal appellarono la decisione, ma non riuscirono a convincere il livello intermedio di appello a rovesciare il verdetto. I due perseverarono e quando la Corte Suprema della California diede udienza al caso, nel 1988, decise che dopotutto si poteva andare in giudizio. Visto che tra gli scienziati sociali esistevano "punti di vista così diversi" sulla teoria della persuasione coercitiva, dichiarò la corte, la faccenda se Molko e Leal fossero entrati nella chiesa di loro spontanea volontà doveva essere determinata, in ultima analisi, da una giuria. Pertanto testimoni esperti dovevano testimoniare ed aiutarla a formarsi un giudizio. Gli unificazionisti presentarono immediatamente una petizione affinché la corte suprema rivedesse il caso, in base alle garanzie costituzionali a difesa della libertà religiosa che impediscono indagini sulle pratiche di reclutamento dei gruppi religiosi.

    Ancor prima che il caso arrivasse all'alta Corte della California, il sociologo favorevole alle sette James Richardson iniziò ad incontrare altri scienziati sociali e un avvocato dei Moonies per sviluppare una strategia atta a sconfiggere la teoria sul lavaggio del cervello di Ofshe/Singer. Richardson non era sul libro paga della Chiesa dell'Unificazione, ma il suo nome figurava nell'elenco di testimoni esperti che la chiesa voleva chiamare nel caso si fosse giunti al processo. Il gruppo di Richardson decise di fare pressione sulla American Psychological Association (APA), l'organizzazione professionale della stessa Singer, al fine di presentare una "memoria amichevole" in cui si dichiarava che la teoria del lavaggio del cervello non era universalmente accettata dalla comunità scientifica. Alla fine Richardson e i suoi alleati ricevettero l'approvazione del consiglio direttivo dell'APA per presentare la memoria a nome dell'associazione. Questo era un fatto assolutamente insolito: la maggioranza delle associazioni accademiche non prendono posizioni ufficiali su teorie ancora in corso di dibattimento, specialmente quando queste potrebbero avere implicazioni nella politica pubblica. Numerosi studiosi, individualmente, accettarono di sottoscrivere la memoria, ivi inclusi il favorevole alle sette Stark e l'autorevole studioso di religioni Martin Marty della University of Chicago.

    La vittoria di Richardson, però, fu di breve durata. Dopo le proteste avanzate dalla Singer e da diversi altri psicologi, l'APA ritirò il suo nome dalla memoria - ancor prima che l'alta Corte della California emettesse la sentenza. Visto che il caso stava ora procedendo verso la Corte Suprema degli Stati Uniti, Richardson e gli altri cercarono di usare la stessa tattica con due altre organizzazioni, la American Sociological Association (ASA) e la Society for the Scientific Study of Religion (SSSR). Il Consiglio della SSSR avallò la memoria, ma il direttore esecutivo dell'ASA la firmò a nome dell'associazione senza sottoporla al consiglio, una irregolarità procedurale. La memoria (il cui linguaggio differiva leggermente dall'originale APA) dichiarava enfaticamente che nella letteratura accademica "non esistevano prove" a sostegno della teoria che frode e manipolazione potessero portare agli stessi risultati della forza fisica. Questa volta la protesta arrivò dal sociologo Ofshe e da altri che la pensavano come lui, e il consiglio dell'ASA votò per far togliere il suo nome. (Alla fine, nel 1990 anche la SSSR prese una posizione meno impegnativa passando una risoluzione che affermava che "ulteriori e appropriate ricerche sono necessarie" per raggiungere un consenso accademico sul lavaggio del cervello).

    A quel punto la Corte Suprema rifiutò di rivedere il caso. Quindi, piuttosto che andare a processo, la chiesa dell'Unificazione decise di accordarsi extragiudiziariamente con Molko e Leal. Anche se Ofshe e Singer non testimoniarono al caso, per loro si trattò di una vittoria significativa.

    Ma se questo rappresentò il culmine della loro carriera, ben presto raggiunsero il punto più basso. Nel 1990, in California, gli accademici favorevoli alle sette si assicurarono una vittoria contro la Singer e Ofshe in un caso penale federale. Nel 1988 un uomo di nome Stephen Fishman era stato accusato per 11 volte per aver estorto denaro in modo fraudolento per comprare azioni. Il suo avvocato aveva pensato di chiamare la Singer e Ofshe per testimoniare che la Chiesa di Scientology, di cui Fishman aveva fatto parte per parecchi anni, gli aveva "lavato il cervello" tanto da arrivare a credere di essere sopra la legge. Si trattava di una difesa legale nuova: la setta mi ha obbligato a farlo.

    La corte, comunque, non si lasciò convincere. Notando che "la comunità scientifica aveva opposto resistenza alle tesi di applicazione di persuasione coercitiva da parte di sette religiose sostenute da Ofshe e Singer" il giudice del caso Fishman respinse la testimonianza degli esperti.

    Per la Singer e Ofshe la decisione negativa nel caso Fishman stabilì un precedente che significava la fine delle loro ben remunerate testimonianze esperte nei tribunali penali. Ma non fu la loro ultima parola. Oltraggiati, erano determinati a rendere pan per focaccia. Lasciando intendere che Richardson e altri accademici favorevoli alle sette avessero manipolato l'ASA e l'APA affinchè prendesse posizione contro la teoria del lavaggio del cervello, nel 1992 la Singer e Ofshe presentarono, a New York, una causa civile ai sensi del Racketeer Influenced and Corrupt Organizations (RICO). La causa fu intentata contro l'APA, l'ASA e numerosi singoli collegati alle memorie del caso Molko-Leal. Trattando le organizzazioni accademiche come se fossero la Mafia (obiettivo originale della legge RICO), la causa denunciava un complesso complotto che coinvolgeva le dichiarazioni di APA e ASA nel caso Molko-Leal, vari stralci di corrispondenza tra le parti che si erano riflessi in modo negativo su Ofshe e la Singer, e la ricusazione del 1987, da parte dell'APA, di un rapporto sul lavoro di una task force stilato dalla Singer e critico verso la Chiesa dell'Unificazione.

    La causa non giunse mai in giudizio. Un giudice federale emise un lunghissimo parere concludendo che, nonostante la causa denunciasse un certo numero di "tentativi apparentemente iper-zelanti" da parte degli accademici favorevoli alle sette, una azione RICO non era appropriata per dar spazio a dispute sui meriti della teoria della persuasione coercitiva. Ofshe e la Singer allora presentarono una seconda causa in California, più o meno contro lo stesso gruppo. La causa conteneva accuse di complotto, falsa rappresentazione intenzionale e diffamazione, ed inoltre accusava certi studiosi pro-sette di aver ulteriormente caricaturato le teorie sul lavaggio del cervello di Ofshe/Singer in articoli e relazioni presentate ad organizzazioni professionali. Anche questa seconda causa morì ben presto, rigettata da una decisione del 1994, una pagina, del giudice James R. Lamden che affermava che il Primo Emendamento proteggeva il dibattito "sia su materie professionali che accademiche." Lamden condannò la Singer e Ofshe al pagamento delle varie parcelle legali dei querelati (80.000 dollari) in base alla legge SLAPP della California che penalizza chi molesta coloro che esercitano i propri diritti in base al Primo Emendamento.

    La Singer e Ofshe hanno ancora voglia di litigare. "Stiamo facendo causa al nostro avvocato, Michael Flomenhaft, per incapacità professionale" dice la Singer. "In questo caso il Primo Emendamento non c'entra. Noi stiamo dicendo che l'APA e l'ASA sono stati cooptati."

 

CON UNA LUNGA COMMEDIA LEGALE, GLI STUDIOSI DI SETTE HANNO PERSUASO LE MAGGIORI ORGANIZZAZIONI ACCADEMICHE A SPOSARE LA LORO CAUSA.


    Le cattive e reciproche recriminazioni sulla causa Molko-Leal hanno probabilmente segnato il punto più basso nella guerra delle sette. Sebbene nessuna delle fazioni accademiche abbia vinto una causa decisiva in materia di testimonianza esperta, in seguito sono arrivati segnali che lo stallo accademico sta per risolversi. La polvere della schermaglia - sollevata dal provocatorio articolo di Zablocki del 1997 in difesa della teoria del lavaggio del cervello - sta iniziando a posarsi rivelando una comunità accademica che tenta i primi passi verso la riconciliazione.

    Anche gli sviluppi esterni al mondo accademico sono stati di aiuto: mentre alcune sette stanno crescendo, molte altre sono in declino. La Chiesa dell'Unificazione, ad esempio, durante l'ultimo decennio ha perso membri e non vuole o non può più finanziare costosi convegni o libri per pagare testimonianze esperte a lei favorevoli. La deprogrammazione è stata abbandonata a favore dell'assistenza all'uscita per coloro che decidono volontariamente di lasciare la setta, e il sistema legale è molto meno solidale con quei genitori che vorrebbero distogliere dai culti i figli maggiorenni e strappare grossi risarcimenti danni ai NMR.

    All'interno del mondo accademico lo scambio tra studiosi dei culti mostra segnali di maggior collegialità. Zablocki e Robbins stanno collaborando alla raccolta di documenti scritti da studiosi di entrambe le parti del conflitto (compresi Bromley e Richardson), da pubblicare nel 1999 presso la University of Toronto Press. Si augurano che il volume comprenderà il primo dibattito equilibrato sul lavaggio del cervello da quando, negli anni '60, emerse la prima teoria su sette e lavaggio del cervello. "Siamo stati tutti un po' ciechi nei confronti della controparte" dice Zablocki esprimendo la nuova aria di riavvicinamento del settore. "I fracassoni tendono a non vedere, nell'insieme di quel che fanno, il potenziale danno alla religione, e gli apologeti tendono a preoccuparsi così tanto per la persecuzione religiosa che ignorano il danno che alcune religioni hanno arrecato. Una grossa parte di studi fatti in questo campo si è inserita nel contesto della litigiosità legale, e questo non è certo un buon modo per fare gli studiosi"

 

 

Riprodotto col permesso di Lingua Franca, The review of academic life, pubblicata a New York.
Web-site: www.linguafranca.com.
Copyright © 1998 Lingua Franca, Inc. All rights reserved.


Charlotte Allen è redattrice di Lingua Franca ed autrice di The Human Christ: The search for the Historical Jesus (Free Press). Il suo articolo "As Bad As It Gets," è apparso nel numero del Marzo 1998 di LF.


Copyright © 1999 - E' vietato riprodurre questa traduzione
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