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FAMILIARI IN UNA RELIGIONE ALTERNATIVA?

Tratto da : "Movimenti Religiosi Alternativi" DOSSIER a cura del GRIS N. 29


AVVERTENZA

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L’esempio di santa Monica. Una proposta di Collegamento di Familiari nello spirito di questa santa.

Sant'Agostino, prima della sua conversione al Cristianesimo, trascorse alcuni anni all'interno della setta dei Manichei.
Il comportamento di sua madre, fra esortazione e preghiera, durante quel turbolento periodo della vita del grande Santo viene proposto ad esempio per tutti coloro che soffrono l'ingresso di un familiare nell'odiemo universo settario.


Il caso di un genitore (o altro familiare) che è drammaticamente preoccupato perché un membro della famiglia è finito in una «setta», richiama da vicino la figura di santa Monica. Quando il figlio Agostino (il futuro santo, 354-430) verso i vent'anní aderisce alla setta dualista dei Manichei, la madre in un primo momento rifiuta di vivere nella stessa casa e di mangiare alla stessa mensa.

Sant'Agostino narra il travaglio di Monica (vedova dal 371) per il traviamento del figlio: «...Non potrò mai spiegare convenientemente i sentimenti del suo cuore per me, e quanto maggiore fosse l'angoscia con cui mi partoriva nello spirito del travaglio con cui mi aveva partorito nella carne ... Potevi, o Signore delle misericordie, potevi disdegnare il cuore contrito ed umile di una vedova casta, sobria, larga nelle elemosine?... Oh no, Signore; anzi le eri sempre accanto, l'ascoltavi e svolgevi il corso degli avvenimenti secondo quanto avevi prestabilito» (Confessioni, 5,9).

«L’esaudisti. Donde infatti venne quel sogno consolatore che la indusse a convivere meco, a sedere ad una stessa mensa, il che non aveva più voluto fare, ripugnando inorridita alle bestemmie del mio traviamento?» (Confessioni, 3,11). E qui racconta il sogno nel quale Monica vide il figlio ritornarle vicino.

ACCOMPAGNAMENTO PAZIENTE E DISCRETO

Monica torna a vivere con suo figlio. E quando Agostino l'abbandona a sua insaputa per venire dall'Africa in Italia, ella non esita ad affrontare la navigazione per raggiungerlo. Gli sta vicino. E aspetta con pazienza : «Quasi nove anni ancora, infatti io mi ravvoltolai in quel profondo brago e nelle tenebre dell'errore; spesso cercai di risollevarmi e mi ci invischiavo sempre peggio; ma ella, la vedova casta, pia, sobria -quali Tu le vuoi- resa più alacre dalla speranza, non però più tarda nel piangere e nel gemere, non si rilassava in ogni istante delle sue preghiere dal versare lacrime per me; le sue suppliche giungevano fino al tuo cospetto, eppure permetteva che io continuassi ad essere avvolto e travolto da quelle tenebre» (Confessioni, 3, -11).

Monica avrebbe voluto far incontrare il figlio con un vescovo «nutrito in seno alla Chiesa e ben addottrinato nelle sacre Scritture»; « ... Gli aveva richiesto di prestarsi ad una conversazione con me per confutare i miei errori, per distogliermi dal male e indirizzarmi al bene ... Ma egli si rifiutò e ben saggiamente, come in seguito poteì capire: diceva che io non ero ancora malleabile, perché tutto gonfio delle novità di quella eresia... "Lascia che se ne stia così", disse; "solo, prega il Signore per lui: studiando, troverà da sé la natura e l'empietà di quegli errori". Così le disse: ma ella non voleva convincersi, ed insisteva con nuove preghiere e con lagrime incessanti, perché acconsentisse a vedermi ed a discutere con me, finché quello impazientito le disse: "Vattene pure; così tu possa vivere a lungo, come è certo che il figlio di codeste lagrime non può andar perduto". Ed ella, poi, conversando con me, mi ricordava spesso che aveva accolte quelle parole come se fossero scese dal cielo» (Conf., 3,12). Finalmente, la notte di Pasqua del 387 Agostino ricevette il battesimo. Aveva 33 anni.

SULLE TRACCE DI MONICA

Fin qui la storia di Monica ed Agostino. E noi? Ai giorni nostri, accanto a famiglie che accettano con indifferenza o con tolleranza la conversione di un loro familiare a una setta, ce ne sono altre che non l'accettano, al punto che talora i rapporti familiari ne restano sconvolti o addirittura distrutti. Di chi è la colpa di queste situazioni di conflitto? Evidentemente la risposta può venire solo dall'analisi obiettiva dei singoli casi. Sarebbe assurdo rispondere che la colpa è sempre di chi entra in una setta, o sempre della sua famiglia. Noi, sulla scorta dell'esperienza di santa Monica, vorremmo suggerire quale dovrebbe essere l'itinerario di una famiglia cristiana che ha questo problema in casa.

Al di là delle buone intenzioni, non tutte le vie sono praticabili e raccomandabili. Anche santa Monica era partita da una posizione di rifiuto che poi ha superato; richiese l'intervento di un vescovo che (giustamente) si rifiutò, non mancando però di spronarla alla preghiera e infonderle quella fiducia che in simili situazioni è essenziale ... Ecco alcune indicazioni valide oggi:

NE INDIFFERENZA, NE CONFLITTO

Quando un familiare simpatizza o addirittura abbraccia una Nuova Religione, occorre che la sua famiglia trovi un giusto equilibrio tra indifferenza e conflitto. Il rispetto della libertà di coscienza non deve tradursi in semplice indifferenza; e l'amore per la verità e per il bene spirituale del proprio caro non deve tradursi in conflitto.

Da un lato, non si può rimanere indifferenti alla fuoriuscita di un proprio caro dalla «famiglia ecclesiale». Quanto meno, bisogna sottolineare che chi fa queste scelte deve salvaguardare il rispetto degli altri, a cominciare dalla propria famiglia. Lo si può invitare a riflettere.

Ma, se non si può rimanere indifferenti, non è giusto ingaggiare una lotta, fatta di discussioni, talora insulti, o ironia, o dispetti, o proibizioni. Qualcuno sostiene che certi membri di Movimenti Religiosi Alternativi sono vittime di lavaggio del cervello, per cui l'unica cosa da fare è rinchiuderli in un ambiente sicuro, per sottoporli a una deprogrammazione (cioè un contro-lavaggio). La deprogrammazione, oltre che essere illegale e violare la libertà di coscienza, causa più problemi di quanti ne risolve.

MANTENERE IL CONTATTO

Esclusi l'indifferenza e il conflitto, una delle cose più importanti che si raccomandano, è di tenersi in contatto: non dare un ultimatum, ma mettere in chiaro che continuano ad amare, rispettare ed essere interessati al loro caro. Il contatto è particolarmente importante per far si che la persona non assimili esclusivamente il punto di vista della sua «religione».

Certo, ci sono casi in cui è il "convertito" stesso che non vuole comunicare. Ma anche in questo caso la famiglia dovrà esperire tutte le vie per togliere da parte sua ogni ostacolo al collegamento. Anche se le lettere non ricevono risposta, si possono sempre scrivere. Anche se le telefonate non vengono ricambiate, si possono sempre fare. Anche se gli inviti a farsi vedere non sono mai accettati, si possono continuare a fare. Se la persona dovesse avere una crisi di appartenenza al gruppo, il sapere che sarà riaccolta in famiglia senza condizioni, potrebbe facilitare il suo ritorno.

Bisogna cercare di capire quali sono, in quella religione, le cose che affascinano quella persona, e accertarsi se la persona aveva dei problemi non risolti. Alcune attrattive dei Movimenti religiosi Alternativi possono essere: la promessa di sviluppare un rapporto più stretto con Dio; la risposta agli interrogativi sulla vita e la morte; migliorare la propria moralità, spiritualità, quoziente d'intelligenza, capacità di comunicazione, abilità negli affari o nei rapporti interpersonali, o contribuire a migliorare il mondo. A volte si tratta di persone che soffrono di solitudine, ad esempio dopo un lutto o una delusione affettiva, o si sentono incerti, insicuri, senza scopi nella vita. Ottenere un quadro il più possibile completo dal punto di vista del "convertito" aiuterà a valutare la situazione e potrà fornire una base per ulteriori iniziative.

I familiari dovrebbero cercare di ottenere il maggior numero possibile di informazioni sulla nuova religione (capire non vuol dire approvare). Se faranno così, il "convertito" non potrà più lanciare accuse del tipo: "tu non puoi assolutarnente capire", ma dovrà ammettere che c'è stato lo sforzo di capire lui e le sue idee.

APPROFONDIRE LA PROPRIA FEDE

I familiari di un aderente a una nuova religione sono esposti al rischio di disorientamento religioso. à importante rafforzare e approfondire la propria fede e la propria condotta cristiana, prima di criticare quella degli altri. D'altronde alcuni abbracciano una nuova religione perché la trovano più impegnante e coinvolgente che non la pratica superficiale e poco convinta trovata in famiglia.

Per alcuni l'adesione di un familiare a una setta è stata l'occasione per prendere più seriamente il proprio cristianesimo, conoscesse meglio la dottrina, praticarne la morale e il culto. Talora l'esempio del familiare cattolico che si è messo a vivere con più coerenza la sua fede, aiuta la persona a (ri)avvicinarsi al cristianesimo. Si raccomanda di ricorrere alla preghiera. L: esempio di santa Monica è quanto mai eloquente.

VALUTARE LA SITUAZIONE CON L’INTERESSATO

Sia chiaro che è inutile, o addirittura dannoso, discutere:


1.quando si è poco competenti sulla propria religione e su quella altrui;

2. quando l'esperienza insegna che sì finisce col litigare.


 

Sarebbe già un gran risultato se si potessero discutere senza polemiche le ragioni che la persona presenta. La prima cosa da fare, è prendersi sul serio a vicenda, riconoscere che la persona sta affrontando un problema e crede che la nuova religione può dare buone soluzioni.

Occorre sottolineare che non è solo con la discussione, ma anche mostrando amore, rispetto e preoccupazione in centinaia di piccole cose e di gesti anche minimi, che si può aiutare a sviluppare amore, rispetto e interesse per le persone e gli avvenimenti del mondo esterni al loro movimento.

La sfida implicita da trasmettere è che gli altri si preoccupano per lui e vogliono aiutarlo. ma è lui che in definitiva deve prendersi la responsabilità per la propria vita.

Una proposta : collegarsi tra familiari di adepti. -

Da un paio d'anni il GRIS di Bergamo ha costituito un collegamento di Familiari di Adepti di Nuove Religioni, che ultimamente abbiamo proposto di chiamare "Associazione santa Monica". Ne parliamo qui, per suggerire anche alle diocesi di riflettere se non è il caso di stabilire qualcosa di analogo.

La cosa è nata dall'esigenza manifestata da alcuni familiari (ma anche compagni di scuola o lavoro), di incontrarsi con altri che avessero problemi analoghi, per aiutarsi a dare una risposta cristiana a questa problematica.

Sottolineiamo, che si vuol dare una risposta cristiana. Altri preferiscono fare campagne di opinione, o intraprendere vie legali o politiche, che tra l'altro risultano incerte e ambigue, al di là delle intenzioni, poiché c'è di mezzo la libertà di coscienza, e la laicità dello stato, il quale non può e non deve stabilire se una religione è vera o falsa.

Le nostre riunioni (da quest'anno a scadenza mensile: ogni 1° sabato) possono avere contenuto diverso: dall'illustrazione di qualcuno dei punti sopra menzionati; al racconto delle proprie esperienze, con i momenti di pace e i momenti di baruffa); alla preghiera sotto forma di lectio divina; ad approfondimenti dottrinali, per esempio in riferimento alla dottrina dei testimoni di Geova o di Scientology.

In sostanza, si mira a darsi un sostegno reciproco per vivere in maniera cristianamente matura e maturante la problematica connessa con l'adesione di un familiare ad una setta.

E SE 'AGOSTINO’ NON SI CONVERTE?

Se, una volta che si è fatto il possibile, una persona adulta continua a voler rimanere in un Movimento Religioso Alternativo, bisognerebbe riconoscere che è libera. Se le sue azioni non limitano i diritti degli altri, bisogna rispettare il suo diritto a vivere la vita come vuole.

In tali casi occorrerà cercare di concordare delle linee di reciproca correttezza: non fare discussioni polemiche, non fare ironia, rispettarsi a vicenda.

E, sull'esempio di santa Monica, non stancarsi di pregare.

 

 

                                        BATTISTA CADEI

 


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