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E SE L'ERA DELLE COLONIE NON FOSSE FINITA ?

Fatti, impressioni, incontri, piccoli e grandi "eventi" di un meeting internazionale.


 INTRODUZIONE

 

    Grande rilievo ha assunto al Convegno CESNUR 98 la presentazione di un movimento il cui proselitismo ha avuto recentemente in Italia un discreto successo : la Soka Gakkai.

    Successo insolito, visto che si tratta di un movimento profondamente radicato nella cultura giapponese, ma comprensibile, poiché l’ultimo Presidente dell’organizzazione, Daisaku Ikeda, ha potenziato fortemente la sua trasformazione dandogli una dimensione internazionale e facendolo, così, uscire dall’ambito nel quale precedentemente era nato e si era sviluppato.

    A questo movimento sono state dedicate (fatto rilevante a mio parere) ben tre relazioni in sessione plenaria, una delle quali trattava , oltre che della Soka Gakkai, anche di Scientology e della Chiesa Avventista.

    Le tre relazioni a cui faccio riferimento sono :

    Ho pensato di fare qualche commento a queste tre relazioni, soffermandomi soprattutto sull’ultima, poiché ritengo che non sia per caso che a questo movimento sia stata dedicata una fetta così consistente di un Convegno Internazionale.

    Poiché, inoltre, sulla Soka Gakkai sono state dette cose molto interessanti, intendo aggiungerne altre, a mio avviso altrettanto utili per una corretta informazione sul movimento.

Pilastri?

    La relazione di K. Dobbelaere " Il sistema dei ‘pilastri’ nei nuovi movimenti religiosi paragonato al sistema tradizionale dei ‘pilastri’ in Europa" la definirei una disamina entusiasta di quelli che egli chiama i "pilastri" di tre movimenti: La Chiesa Avventista, Scientology e la Soka Gakkai.. I "pilastri" sarebbero delle strutture organizzate attraverso le quali i movimenti si fanno conoscere, agiscono e fanno nuovi adepti. Attraverso i pilastri i nuovi movimenti diventano sempre più autosufficienti e, nello stesso tempo, rendono servizi utili alla società.

    Per quanto riguarda la Chiesa Avventista il relatore ha accennato, per esempio, al settore dedicato alla salute attraverso il quale le persone sono attirate ad avvicinarsi al movimento, all’uso della stampa, della televisione, all’inserimento del movimento nei settori educativo, commerciale ecc.

    Riguardo a Scientology il relatore ha precisato che i "pilastri" creati dall’organizzazione sono quelli che hanno lo scopo di liberare le persone dai loro "engram" facendole diventare "clear", quindi di aiutarle a superare i loro disagi psicologici. Tra i pilastri di Scientology sono stati nominati i centri di Narconon, Criminon, l’Istruzione, la formazione manageriale, ecc. Secondo Dobbelaere anche il Comitato per i diritti umani ha la funzione di "pilastro" e, attraverso il suo impegno per la difesa della libertà religiosa, permette il coinvolgimento dell’organizzazione anche nella vita politica nazionale ed internazionale.

    Riguardo alla Soka Gakkai i "pilastri" sarebbero: l’Istruzione (secondo l’idea originaria del fondatore Magikuki ) e, successivamente, anche la fondazione di centri culturali che si impegnano per la pace nel mondo, il coinvolgimento con l’UNESCO e con l’ONU come ONG. La Soka Gakkai, attraverso istituzioni culturali, diffonde il suo "credo politico" e si è identificata in Giappone con un partito, il Komeito, che poi si è fuso con altri entrando a far parte di una coalizione. Anche oggi la Soka Gakkai giapponese si identifica chiaramente con un partito politico e questo per l’organizzazione è un pilastro istituzionalizzato.

    In questi movimenti, dunque, i "pilastri" servono per entrare nel tessuto della società, e fare proseliti : nessun movimento può sopravvivere se non fa continuamente proseliti, almeno per "rimpiazzare "quelli che vanno via. Ma questo, ha affermato il relatore, non si può semplicemente definire "opportunismo".

    Dobbelaere, tra le altre cose, ha affermato che Scientology si coinvolge nella cura di persone bisognose che soffrono e che vengono aiutate a gestire i loro problemi, la Soka Gakkai ha avuto la funzione positiva di ridare sicurezza alle masse dopo la seconda guerra mondiale riportando in auge l’ideale della pace. Riconoscimenti per l’opera svolta in favore dell’umanità sarebbero stati conferiti a questi due movimenti ( soprattutto alla Soka Gakkai) anche da organizzazioni internazionali prestigiose.

    Riguardo ai riconoscimenti e all’opera "filantropica" di questi movimenti riterrei comunque opportuno esaminare anche gli aspetti controversi di queste organizzazioni che esistono e che varrebbe la pena di conoscere per avere un quadro completo dell’azione "sociale" che essi svolgono.

    Per quanto riguarda Scientology rimandiamo all’unico Sito Critico italiano che riporta un’ampia documentazione sul movimento.

    In particolare vengono segnalate le sanzioni a cui è stata sottoposta l’organizzazione da parte del Garante per "pubblicità ingannevole". Per esempio, nel provvedimento n. 3582, PI691, 5 Gennaio 1996, si ritiene " ... in conformità con il parere del Garante, che il messaggio in esame - limitatamente alla vantata esistenza di 130 riconoscimenti da parte di Governi del mondo e 4 da parte del Congresso degli U.S.A. - costituisce pubblicità ingannevole ... in quanto idoneo ad ingannare i consumatori, pregiudicando quindi il loro comportamento economico".

    In quanto al riconoscimento della Soka Gakkai come ONG da parte dell’Onu, è disponibile sul Web una lettera datata 23 febbraio 1990 del Senatore David Barkhausen indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite  Javier Pérez-de-Cuellar, nella quale il senatore faceva presente che, secondo informazioni del vecchio CAN (Cult Awareness Network, il cui marchio oggi appartiene ad una organizzazione composta in gran parte da membri della Chiesa di Scientology), la Soka Gakkai era oggetto di critiche a causa dei suoi metodi di reclutare e trattenere i membri al suo interno. Il senatore chiedeva al Segretario Generale dell’Onu di esaminare la documentazione portata dal CAN per investigare su quali fossero i veri scopi della organizzazione. La lettera si concludeva con la speranza che non fosse più permesso alla Soka Gakkai di continuare ad essere inclusa nelle Nazioni Unite come Organizzazione Non Governativa. Questo riconoscimento era stato conferito all’Associazione nel 1981.

    Forse, esaminando sia la relazione del Prof. Dobbelaere che la documentazione critica sui due movimenti, il lettore sarebbe aiutato a farsi un’idea più obiettiva della realtà e qualcuno potrebbe concludere che " non è tutto oro quello che luccica".

 

Dal nazionalismo alle "multinazionali"?

    La relazione di H. Hunter "La trasformazione di una denominazione buddista giapponese in un movimento religioso internazionale: il caso della Soka Gakkai" è stata, tra le altre cose, una "difesa" della indipendenza delle varie filiali della Soka Gakkai dalla casa madre giapponese. Secondo il relatore nessuno dei componenti del movimento da lui intervistato a questo proposito ha affermato che si sente "controllato" dal Giappone. I singoli membri si sentono indipendenti anche se a loro giungono continuamente "incoraggiamenti " da parte dei loro colleghi giapponesi. Il nuovo modello degli aderenti alla Soka Gakkai è Daisaku Ikeda che ha rotto definitivamente i legami con il passato.

    Leggendo, tuttavia, le pubblicazioni ufficiali della Soka Gakkai, non solo il legame con il Giappone è costantemente presente, ma questa nazione viene spesso descritta e raccontata in termini entusiastici. Tanto per fare un esempio il n. 47 della rivista Duemilauno, organo ufficiale dell’Associazione, è interamente dedicato al Giappone, alla sua storia, al motto della società giapponese "Siate uniti!", alla sua situazione politica, alla lingua giapponese che sarebbe animata dagli stessi principi della poesia ermetica di Ungaretti, al modo di interagire fra le persone e le cose, all’arte giapponese tradizionale, alle religiosità presenti nel suo tessuto culturale, agli stereotipi di cui sarebbe vittima il popolo giapponese da parte dell’Occidente, alla capacità dell’economia del Giappone di risollevarsi dopo la seconda guerra mondiale.

    Per quanto, inoltre, gli adepti della Soka Gakkai dei vari paesi possano sentirsi "indipendenti" dal Giappone, è un fatto che le direttive e la "politica" dell’organizzazione, oltre che le interpretazioni da dare all’insegnamento di Nichiren, vengono direttamente dal quartier generale di Tokio. In questa città, nel Febbraio del 1961, il Presidente Ikeda ha fondato l’Istituto di filosofia orientale dove opera uno staff di ricercatori anziani e studiosi. In quanto ai rapporti tra questo Istituto e la Soka Gakkai, lasciamo rispondere a Tsuyoshi Nakano, docente di Sociologia della religione alla Soka University di Tokyo:" L’Istituto di filosofia orientale si colloca a metà tra la Soka University... e il dipartimento di Studio della Soka Gakkai che si preoccupa anche dell’interpretazione attuale dell’insegnamento di Nichiren e della sua diffusione. Noi siamo un gruppo di "cervelli" o "consulenti" a disposizione della Soka Gakkai in quanto scienziati o studiosi accademici" (1).

    Se, dunque, le direttive e i "pareri" riguardo a particolari problemi, come per esempio quello della separazione dal clero, provengono da un Istituto appositamente fondato a questo scopo, è evidente che, per quanto gli aderenti al movimento in un determinato paese, possano vivere tale appartenenza come "indipendente" dal Giappone, di fatto è dal quartier generale di Tokyo che partono le direttive e le indicazioni per tutte le filiali del movimento presenti negli altri paesi. In poche parole, da questo punto di vista, la Soka Gakkai si comporta in modo molto simile alla Società Torre di Guardia la cui letteratura, dal quartier generale statunitense, si diffonde poi in tutte le filiali nazionali. Sarebbe interessante sapere quale spazio di "libertà" in campo dottrinale, politico e pragmatico è lasciato dai vertici giapponesi alle filiali nazionali.

    Per tornare alla presunta "indipendenza" dal Giappone è anche da segnalare il fatto che la dirigenza italiana è nella mani di un giapponese, Mitsuhiro Kaneda, che è anche direttore di "Duemilauno," organo ufficiale della Soka Gakkai Italiana.

    Il legame stretto con il Giappone e la dirigenza nipponica è ancora più evidente se si pensa alla pratica religiosa della Soka Gakkai. Non solo il mantra che gli adepti devono recitare è in una versione giapponese del Sanscrito (Nam-myoho-renge-kyo), ma il libretto del Gongyo (2), cioè dell’intero corpo di preghiere da recitare, è nella stessa versione giapponese e traslitterato in caratteri latini solo per permetterne la pronuncia.

    Rimane interessante il successo di questo movimento al di fuori della sua terra di origine, ma forse la spiegazione sta nel fatto che esso, nella sua "versione" più recente fa leva, nella sua opera di proselitismo, sui "benefici" che gli aderenti possono ricavare dalla pratica. Ma di quali benefici si tratta? Per rispondere a questa domanda ci facciamo aiutare da una ricerca del Prof. Dobbelaere :"Sono tanti e diversi: si pratica per avere denaro o addirittura del cibo; per trovare una macchina, uno strumento musicale, un alloggio o una casa. Si pratica anche per avere un partner, un marito o una moglie; per avere un buon rapporto con il proprio ragazzo/a o per far durare questo rapporto; per la propria salute e per quella dei propri cari; per avere buoni risultati a scuola e agli esami; per il lavoro, per la carriera, per concludere un affare o un contratto; per uscire da una situazione difficile e per risolvere i problemi concreti di tutti i giorni …" (3). Secondo la ricerca queste motivazioni iniziali sarebbero in seguito sostituite da motivazioni meno "materiali", necessarie per la permanenza nel movimento.

    Effettivamente ho potuto riscontrare personalmente questa particolarità del movimento quando, al Convegno Internazionale indetto dal Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Roma, " Sutra del Loto : un invito alla lettura", ho avuto modo di incontrare alcuni membri della Soka Gakkai. Una gentile signora mi ha raccontato la sua esperienza e mi ha detto che il suo primo approccio alla Soka Gakkai era avvenuto proprio per risolvere alcuni problemi di tipo materiale. Le avevano assicurato che, se avesse recitato il mantra molte volte, avrebbe avuto dei "benefici". Successivamente le sue motivazioni a rimanere nel movimento erano cambiate e ci teneva a farmi presente che, dopo un certo tempo, la sua pratica aveva attinto maggiore forza da altre motivazioni, di tipo più psicologico, che avevano sostituito le prime. Alla mia domanda sulla possibilità che il mantra non "funzionasse" sempre come previsto la risposta è stata che, se la persona che recita non ottiene il beneficio, è perché non ha "recitato" abbastanza e non ha avuto abbastanza fede.

    Chissà perché a sentire queste considerazioni mi viene da pensare non al Buddismo delle 4 Nobili Verità, la seconda delle quali afferma che l’origine della sofferenza risiede nell’attaccamento, nell’ essere schiavi del desiderio, ma a quei gruppi pseudomagici o pseudosalutisti che promettono le stesse cose ai loro seguaci e che, quando il "desiderio " non si avvera, hanno sempre la scappatoia di accusare il malcapitato della sua scarsa fede e del suo scarso impegno che sarebbero gli unici responsabili dell’insuccesso.

    Ma, probabilmente, queste considerazioni rispecchiano solo l’ opinione "parziale" di una occidentale che è ancora legata ad una immagine del buddismo "antica", non al passo con i tempi, che nulla ha a che fare con le moderne multinazionali della "religione" sbarcate negli ultimi anni in Europa.

 

La Soka Gakkai in Italia.

    La Relazione "La Soka Gakkai in Italia" (4), tenuta dalla Prof. Macioti è uscita un po’ dagli schemi usuali ed ha assunto una connotazione decisamente atipica rispetto a tutte le altre.

    La relazione, durata complessivamente 27 minuti, dopo una introduzione di 5 minuti, per 15 minuti si è occupata di descrivere una iniziativa della Soka Gakkai in Italia: la Mostra sui Diritti Umani tenutasi a Roma e a Milano. Nei successivi 3 minuti la relatrice ha descritto un’altra iniziativa della Soka Gakkai, ed ha poi concluso con 4 minuti di informazione sul movimento e sulle sue recenti vicissitudini.

    Nei 5 minuti introduttivi la Prof. Macioti ha affermato che il movimento conta 20.000 aderenti in Italia e che il nostro Paese è quello in cui essa è maggiormente presente rispetto agli altri Paesi Europei. Fatto, questo, strano, per un paese tradizionalmente cattolico. Dal 1996 la Soka Gakkai ha dato molto impulso all’impegno sociale: in particolare il movimento ha finanziato il Consiglio Italiano per i rifugiati e si è occupato molto di Diritti Umani, sia attraverso seminari e conferenze, sia per la preparazione di una mostra sul tema.

    Il fulcro della relazione (15 minuti) è stato dedicato alla mostra svoltasi a Roma. La Prof. Macioti ha partecipato all’iniziativa e ne ha fatto oggetto di "studio sociologico". I dati raccolti nella "ricerca" sono stati forniti, in base alla metodologia definita "qualitativa" dalla Prof. Macioti, da un album sul quale i partecipanti alla mostra ponevano la loro firma e scrivevano le loro impressioni su quanto avevano visto. La relatrice è scesa fin nei minimi particolari quando ha descritto l’album oggetto della sua "ricerca". Abbiamo così appreso che si tratta di un album di 222 facciate e 19 fogli volanti, le pagine sono piene di firme e commenti, le prime pagine sono molto ordinate e raccolgono firme di personalità, le firme, nelle pagine successive, diventano confuse e diversificate, perché la mostra è stata aperta alle scuole di ogni ordine e grado. Dalle firme si comprende che gli alunni erano provenienti da Roma , da tutta Italia, dall’estero e perfino dal Giappone. Inoltre, i nomi che si trovano sono nomi comuni (Rita, Giorgia, Chiara) oppure nomignoli (Milli, Mico, ecc).

    Dall’analisi dell’album la Dott. Macioti deduce che la mostra è servita innanzitutto ai membri della Soka Gakkai per accrescere il senso di coesione ed appartenenza al movimento. Ne sono testimonianza inoppugnabile frasi come " La consapevolezza dei diritti umani aprirà le porte per il Nuovo Rinascimento", "Un glorioso cammino verso Kosen Rufu, Bravi!", alle volte c’è l’indicazione "Nam-myoho-renge-kyo", vicino ad un nome.

    La prima importante conclusione della sua "ricerca", per la Dott. Macioti è stata questa: alla mostra indetta dalla Soka Gakkai con il patrocinio di altri enti, hanno partecipato i membri della Soka Gakkai che " … sono stati sensibilizzati ad un tema socialmente rilevante, si sono adoperati in molti modi per far conoscere la mostra, e per gestirla. Ci hanno portato i loro genitori, amici, parenti, hanno organizzato visite scolastiche, hanno organizzato un servizio di autisti per gli ospiti. Io mi sono fatta persuadere quando mi è stato spiegato che mi venivano a prendere e mi riaccompagnavano a casa. Poi c’erano le guide che erano tutte del movimento".

    Abbiamo appreso anche che, oltre all’album delle firme, c’era il diario delle guide. Le guide dovevano scrivere le proprie reazioni e impressioni. La Prof. Macioti ha letto, per ragioni di tempo, un solo resoconto di una delle guide le quali, prima di svolgere la loro funzione nella mostra, avevano dovuto fare un training di preparazione. Un resoconto entusiasta come gli altri.

    Proseguendo nella sua "analisi sociologica" della mostra, la Prof. Macioti ha puntualizzato un altro obiettivo raggiunto dall’iniziativa, dedotto sempre dalla sua lettura del resoconto di una guida, la quale aveva descritto la reazione del pubblico presente quando era venuto a conoscenza dell’appartenenza della Soka Gakkai all’ONU come ONG. L’obiettivo raggiunto è stato quello di far conoscere la Soka Gakkai all’esterno del movimento, un fine (secondo la relatrice) non voluto dall’organizzazione ma che, invece, si è realizzato.

    Riguardo ai contenuti della mostra anch’essi emergono nei racconti delle guide. La Prof. Macioti ha letto questa riflessione scritta da una guida : " La solitudine rattrista i vecchietti che soli poveretti aspettano con amore un po’ di compagnia. La solitudine alle volte è brutta, non piace perchè essere sempre soli è come un cagnolino abbandonato che da tutti viene dimenticato". In questo testo la relatrice ha visto un riferimento ai diritti degli anziani.

    Tra i molti consensi espressi per iscritto la relatrice ha scelto di leggere questo: " Bello, Grazie, Fantastico, Molto Forte, stupenda, interessantissima, le variazioni sono infinite e ve ne faccio grazia … grazie all’associazione laica Soka Gakkai che ha permesso tutto ciò, che tanto contribuisce, grazie ai suoi membri, a un costante miglioramento della nostra società… oppure il mio grazie va a Mariangela che ci ha portato qui … Ci sono naturalmente anche dei dissensi rispetto a questa mostra, ma sono dissensi molto relativi, non sono sulla mostra nel suo insieme ma su qualcosa di specifico…" . I dissensi riguardavano aspetti marginali come l’ubicazione della mostra, e quindi non erano di grande rilevanza.

    Successivamente la Prof. Macioti ha letto alcune frasi da lei definite "stravaganti", presenti nell’ormai famoso album di firme oggetto della sua "indagine sociologica". Qualche esempio: " hasta la victoria siempre!", "mitico!", "la vita è bella perché è varia!" "l’orizzonte è grande perché è vero! ".

    Al termine di questa parte la Prof. Macioti si è scusata di non poter continuare l’esame degli altri scritti per mancanza di tempo, ma credo che parecchi dei partecipanti al Convegno che, come me, cominciavano a dare segni evidenti di disappunto, non se ne siano rammaricati affatto.

    Subito dopo la Prof. Macioti è passata a descrivere (circa 3 minuti) un’altra attività della Soka Gakkai: un garden party tenutosi al Centro Studi romano il 28 Giugno. Ha raccontato che durante il party si svolgevano molte attività portate avanti dalla Divisione degli artisti: c’erano gruppi che cantavano, molte attività per bambini, un organetto che suonava, delle fate che regalavano poesie. E’ stato distribuito un giornale fatto dai bambini. " C’era anche un coro giovani che era suddiviso in fiori, dischi, caramelle e bagnanti, e noi abbiamo molto ammirato i fiori che avevano indosso: carta crespa verde, coroncine di fiori al collo, in vita e così via. C’erano 16 zone ognuna con un proprio programma contemporaneo…". A questa festa erano stati invitati amici, parenti dei membri della Soka Gakkai ed anche ex membri.

    La Prof. Macioti non ha specificato in quale veste lei stessa fosse presente alla festa, ma potrei ipotizzare che fosse presente come "sociologa", studiosa del movimento, nella prospettiva metodologica della "osservazione partecipante".

    Gli ultimi 4 minuti della relazione sono stati dedicati ad illustrare la situazione della Soka Gakkai oggi in Italia:"… La Soka Gakkai sta cambiando un poco fisionomia. Fino ad adesso si è presentata al pubblico come una associazione laica. Da marzo è nato l’Istituto Buddista Italiano Religioso. Questo ha significato che, in qualche maniera, andava spiegata ai membri la ragione di questo cambiamento ed io ho partecipato ad una riunione a Chianciano, recentemente, in cui se ne è molto discusso e le domande erano molto buffe. La gente aveva molte preoccupazioni. Per esempio si domandava se, per dare il riconoscimento da parte dello Stato Italiano, ci sarebbero stati dei controlli e di che tipo, che vuol dire ‘verifica dei requisiti’, ci si interrogava se c’erano cose da evitare, comportamenti da non adottare, cosa bisognava fare in particolare o non fare. Al termine del dibattito le frasi di rassicurazione che si sono sentite sono state queste : ‘Siamo quello che siamo sempre stati, saremo sempre uguali’".

    Concludendo la sua relazione la Prof. Macioti affermava:" Cosa allora traggo da queste tre esperienze? Direi che la Soka Gakkai ha mantenuto un alto numero di adesioni pur tra le varie difficoltà, la scissione del clero ecc, quindi può contare su un nucleo forte di presenze e il passaggio da associazione laica a religione, che di fatto sta avvenendo, conferma questa coesione interna perché al 90% i membri hanno aderito all’Istituto religioso…" .

    Tutto sommato, a mio avviso, questo contributo al Convegno Cesnur 98, pur inquadrandosi pienamente nella prospettiva "difensiva" del Convegno nei riguardi delle nuove religiosità, dal punto di vista scientifico e culturale, potrebbe essere definito un imbarazzante "incidente di percorso".

    E’ comprensibile, comunque, che, in un Convegno dove si sono succedute tante relazioni, si sia verificata una "svista" da parte di chi aveva il compito di vagliare i diversi contributi.

 

Essere o non essere "religione" : questo è il problema!

    La parte finale della relazione della Prof. Macioti mi spinge a fare alcune riflessioni personali su un tema complesso e anche delicato.

    Certamente il problema del riconoscimento da parte dello Stato riveste grande importanza per la Soka Gakkai, come per tutti quei movimenti che ambiscono ad essere riconosciuti ufficialmente come "religione". Spesso accade, come accennava la relatrice, che questi gruppi si pongano il problema di "come" dovrebbero essere per ottenere questa "patente".

    Ecco perché accade che essi, come Alice nel Paese delle Meraviglie, cambino look frequentemente.

    In passato la Soka Gakkai Internazionale (fondata nel 1975) era l’organizzazione laica mondiale che si ispirava alla Nichiren Shoshu, una setta buddista che considera come suo fondatore Nichiren Daishonin, monaco vissuto nel medioevo. Da alcuni anni il legame con i monaci della Nichiren Shoshu è stato spezzato e la Soka Gakkai è rimasta legata all’unica autorità del suo Presidente Ikeda.

    In Italia, fino a qualche tempo fa, era opportuno per il movimento definirsi come associazione laica, ora che i tempi sono cambiati si presenta la necessità di trasformarsi in "Istituto Religioso". Naturalmente gli aderenti all’organizzazione, specialmente quelli che hanno vissuto tutte le successive "trasformazioni" sono confusi, disorientati, qualcuno sceglie di lasciare il movimento, altri rimangono e chiedono spiegazioni.

    Vediamo come il Prof. Tsuyoshi Nakano risponde ad alcune domande a riguardo dell’oggetto di culto, il Gohonzon (6), davanti al quale il credente deve recitare il mantra. Questo oggetto nel passato doveva essere distribuito dai monaci legittimi successori del primo patriarca. Esso veniva consegnato dal monaco Nikken riconosciuto dalla Soka Gakkai come legittimo successore del precedente patriarca. Dal momento della separazione dal clero e la scomunica da parte della Nichiren Shoshu, l’ oggetto di culto viene consegnato dalla Soka Gakkai stessa ai suoi membri. Questo "nuovo" Gohonzon è uno di quelli iscritti da un altro patriarca ed è stato donato all’organizzazione da un tempio che si è dissociato dalla Nichiren Shoshu.

    Alla domanda "Alcuni dei nostri praticanti chiedono perché il Gohonzon di Nikken fino a un certo punto ha "funzionato" e poi non ha "funzionato" più, il professore risponde curiosamente così: " Noi ora riteniamo che la successione di Nikken non sia stata regolare, e per questo motivo diciamo che il suo Gohonzon non è valido..." (7) e poi ammette che " ... E’ un problema difficile. Anche la Soka Gakkai, per un certo periodo, ha riconosciuto come legittima la successione di Nikken ... Consideravamo quindi legittima la successione perché era basata su un rapporto di fiducia con i laici. Tutto questo è durato 10 anni. Adesso non riteniamo più legittima la successione in parte per il comportamento immorale e la poca spiritualità di Nikken, e in parte a causa del dubbio, recentemente reso esplicito, che la procedura di successione sia stata irregolare e quindi non valida. Quindi la Soka Gakkai ha deciso di non utilizzare il suo Gohonzon" (8).

    Sintetizzando: il membro della Soka Gakkai, fino al 1991, sapeva che doveva recitare le sue preghiere, per ottenere i "benefici" promessi davanti all’oggetto di culto (Gohonzon) distribuito dai monaci legittimi successori di Nichiren Daishonin che era l’unico valido che poteva "funzionare".

    Oggi l’adepto sa che quella successione non è valida, quel Gohonzon può essere tranquillamente sostituito da un altro, anzi il professore afferma che "... la cosa importante non è soltanto quale Gohonzon sia valido e quale no, ma anche recitare Daimoku (9) al nostro Gohonzon interiore" (10).

    L’adepto che recitava il Gongyo qualche anno fa, nella terza preghiera esprimeva il suo rispetto e la sua più profonda gratitudine a tutti i patriarchi a partire da Nichiren Daishonin fino ai "successivi Patriarchi che hanno preservato la purezza della Nichiren Shoshu ed hanno tramandato correttamente gli insegnamenti di Nichiren Daishonin fino ai nostri giorni" (11).

    Oggi lo stesso adepto recita la sua terza preghiera omettendone la parte finale, cioè quella citata precedentemente, secondo il testo di un nuovo libretto che non ha alcun titolo ed è stampato dalla Associazione Italiana Soka Gakkai. Il contenuto del libretto è identico al precedente stampato dalla Nichiren Shoshu, salvo qualche piccola, ma significativa, modifica, come quella fatta alla terza preghiera (12).

    All’interno della organizzazione ci sono stati cambiamenti considerevoli anche a causa dell’avvicendarsi dei Presidenti. Apprendiamo, per esempio, da una ricerca condotta da Dobbelaere e Wilson in Gran Bretagna negli anni 1991 e 1992, che il membro della Soka Gakkai ai tempi del Presidente Toda " … applicava un metodo propagato da Nichiren e conosciuto con il nome di shakubuku, sovente tradotto con "spezzare e soggiogare". Nichiren era infatti convinto che tutte le altre interpretazioni del Buddismo fossero errate e dovessero quindi essere combattute. Grazie a questo proselitismo aggressivo, Toda riuscì a far crescere la Soka Gakkai …" (13).

    Oggi, nell’era del presidente Ikeda, gli adepti inglesi della Soka Gakkai " Alla domanda se applicassero anch’essi il metodo di shakubuku ... hanno mostrato un certo disagio: le loro risposte fanno piuttosto riferimento al metodo shoju, più moderato, basato sul dialogo e sull’esempio e considerato più adatto ai paesi non buddisti" (14).

    Forse sarebbe stato utile, per i partecipanti al Convegno Cesnur 98, essere messi al corrente, dai tre illustri relatori, anche di questi aspetti "controversi" dell’ "evoluzione" della Soka Gakkai Internazionale.

    Inoltre, visto che la relazione della Prof. Macioti era sulla Soka Gakkai Italiana, poteva essere interessante informare l’uditorio del fatto che la Soka Gakkai Italiana non fa parte dell‘ Unione Buddista Italiana, come risulta dall’Ordine del Giorno del Consiglio direttivo dell’ UBI del 24/1/98, nel quale si specifica che "Nessuna richiesta di adesione all’UBI è mai stata avanzata dalla Soka Gakkai e in ogni caso lo Statuto dell’UBI, in quanto riconosce pari validità e dignità a tutte le tradizioni buddiste, non consente l’adesione di organizzazioni che si dichiarano uniche ed esclusive rappresentati del Dharma autentico contestando la validità delle altre tradizioni". Questa precisazione è stata confermata da un Comunicato della Soka Gakkai Italiana.

    Stupisce che una relazione sulla situazione di questo movimento in Italia non abbia fornito una informazione così rilevante per comprendere i rapporti che intercorrono tra le varie denominazioni buddiste presenti nel nostro Paese.

    Nello stesso modo, forse, sarebbe stato opportuno, senza naturalmente tralasciare l’indispensabile analisi approfondita di un album di firme, o gli aspetti "filantropici" e sociologici del movimento, far presente anche la posizione critica della "controparte" della Soka Gakkai , cioè la Nichiren Shoshu .

    Tanto per colmare una delle numerose lacune di queste relazioni ricordiamo che la Nichiren Shoshu afferma che la Soka Gakkai non ha ottemperato agli impegni che si era prefissa e per questo il 7 Novembre 1991 i monaci della Nichiren avevano inviato all’associazione un "avviso di scioglimento". La Soka Gakkai avrebbe risposto a questo avviso con una aumento di violenza contro i monaci. Il 28 Novembre i monaci inviarono alla Soka Gakkai una "notificazione di scomunica" e l’organizzazione guidata da Ikeda rispose con un dichiarazione di indipendenza dai monaci. L’11 Agosto 1992 la Nichiren Shoshu ha espulso il Presidente Ikeda come credente di sua denominazione. Contestualmente, alcuni monaci della Nichiern Shoshu decidevano di lasciare la loro fede.

    Anche le difficoltà del Presidente Ikeda, imputato in un processo a causa della denuncia di una ex appartenente alla organizzazione, Nobuko Nobuhira, che lo accusa di averla stuprata per tre volte, forse non sono irrilevanti, se si vuole dare all’uditorio una informazione completa, prescindendo, naturalmente, dal fornire giudizi di colpevolezza o innocenza che sono di pertinenza solo dei tribunali.

    Questo è tanto più opportuno quando (e questo vale per chiunque), certi personaggi vengono additati come modelli ed esempi di onorabilità e integrità morale e insigniti anche di onorificenze di vario genere.

    Un altro "particolare" di qualche importanza per l’uditorio poteva essere quello dell’esistenza, all’estero, di una Associazione composta , sembra, di 10.000 membri, denominata "Associazione delle vittime della Soka Gakkai". Segno questo, certo, di un dissenso consistente nei riguardi dell’organizzazione (15).

    In particolare, le "omissioni" della Prof. Macioti stupiscono ancor più quando si leggono i giudizi certamente non troppo "teneri" che la sociologa ha espresso su altri movimenti religiosi, non di derivazione "buddista": "Secondo lei esistono oggi delle forme ben definite di fanatismo religioso? Certamente sì. Ai miei occhi, nell’ambito del Cattolicesimo, lo è l’Opus Dei, per fare un esempio noto. Oppure Comunione e Liberazione. Nell’ambito dei "nuovi movimenti", nel passato lo erano i seguaci di Moon, non so adesso, è un po’ che non me ne occupo. Loro avevano una visione ferocemente anticomunista..." (16).

    Forse altri illustri sociologi presenti al Cesnur 98, come la Dott. Barker ed il Dott. Introvigne, potrebbero avere qualcosa da obiettare a queste affermazioni, secondo le quali la Prof. Macioti aveva incluso, ancora prima delle "liste" stilate dalle Commissioni Parlamentari belga e francese, in una sua "lista" di gruppi religiosi fanatici, anche l’Opus Dei e Comunione e Liberazione. Poiché si tratta, comunque, di una intervista che risale al 1991, sarebbe interessante sapere se oggi la professoressa è ancora dello stesso parere.

    Se anche, comunque, fosse mutato il parere della sociologa, fan entusiasta della Soka Sakkai, certamente non è mutato lo stile della rivista Duemilauno, organo ufficiale dell’organizzazione, la quale, nel n. 52, ha ospitato anche una lunga intervista con il Dott. Massimo Introvigne.

    Nella ricerca di Dobbelaere-Wilson, recensita in questo stesso numero, viene trattato anche il tema del rapporto Cristianesimo-Buddismo e, in questo contesto, l’atteggiamento anticristiano si evidenzia nuovamente e molto esplicitamente, quando, per esempio, gli adepti intervistati in Gran Bretagna affermano che "Il Buddismo è una religione per ogni giorno, il Cristianesimo è una religione per un solo giorno [...] Il Cristianesimo viene inoltre descritto come una religione che inculca nelle persone il senso di colpa, in relazione alle sue norme e alle sue regole morali, e questo scatena sentimenti di rabbia e paura [...] Si ritiene altresì che i cristiani facciano di tutto per rendere gli altri infelici, specialmente attraverso le guerre, le quali verrebbero addirittura avvallate dai loro rituali ..." (17).

    Queste e molte altre "gentilezze" nei riguardi dei cristiani e dei cattolici vengono ben volentieri pubblicate sulla rivista della Soka Gakkai Italiana e, fatto curioso, io stessa le ho sentite ripetere, quasi con le stesse parole usate nella rivista, da una persona appartenente al movimento durante una pausa del recente Convegno Internazionale tenutosi a Roma, al quale ho già accennato.

    D’altra parte è comprensibile che il Cristianesimo ed il Cattolicesimo siano "attaccati" in vari modi da esponenti di "minoranze religiose", anche attraverso gli organi di stampa ufficiali, proprio perché le "religioni istituzionali" hanno da sempre quel "riconoscimento" a cui le nuove religiosità ambiscono.

    Altrettanto comprensibile, anche se forse in contrasto con la proverbiale "tolleranza" dei buddisti, è l’atteggiamento di alcuni membri della Soka Gakkai nei confronti di ex membri dell’organizzazione che hanno diffuso sul Web informazione "critica" sul movimento. Durante la trasmissione televisiva "Sette volte Sette" andata in onda circa un anno fa, ho avuto purtroppo modo di ascoltare le parole denigratorie e sprezzanti di un dirigente della Soka Gakkai a proposito di un ex membro dell’organizzazione: Franco Nanni. Non essendo presente, quest’ultimo, non ha potuto replicare, ma ha avuto modo di farlo successivamente in una sua riflessione intitolata "A chi mi rimprovera che...".

    Giacchè siamo in tema di atteggiamenti di "intolleranza" (anche se il "bersaglio" in questo caso era molto diverso), vorrei riferire, solo come esempio, un episodio verificatosi durante il dibattito successivo alla Sessione Plenaria n.12.

    Dopo la relazione di Franco Garelli, che riportava i risultati di una indagine condotta dal GRIS (Gruppo di ricerca ed informazione sulle sette) tra i giovani, è andato a parlare un esponente del Movimento Raeliano. Dopo aver detto il suo nome, il raeliano si è lamentato che, in un Convegno sulle "Minoranze religiose", si fosse fatto il nome del GRIS, definita da lui "associazione di inquisitori". Si meravigliava che in un simile Convegno si facesse il nome di questa associazione perché il solo nome evocava mancanza di rispetto per le minoranze.

    Inoltre, l’esponente del movimento raeliano si è poi rivolto a Susan Palmer, che aveva appena concluso la sua relazione sul movimento, tutto sommato veramente "benevola" nei suoi confronti, affermando che le informazioni da lei riportate non erano esatte e aggiungendo che, quando si vuole parlare di una religione bisogna far parlare una persona che appartiene a quella religione.

    Per porre fine ad una serie di battute e ad una situazione alquanto imbarazzate originate dalle esternazioni del raeliano, il Prof. Dobbelaere ha concluso il dibattito affermando che le contestazioni erano comprensibili poiché le interpretazioni dei membri dei gruppi religiosi sono sempre diverse da quelle dei sociologi.

    Questo episodio di intolleranza nei riguardi di una Associazione costituita in gran parte da cattolici, ha suscitato in me una certa amarezza. Quello che dispiace è constatare come, a volte, la tolleranza verso il prossimo faccia difetto proprio in chi la sbandiera quotidianamente e veementemente per se stesso e per il proprio gruppo come un diritto inalienabile.

    Chissà se le parole "ecumenismo"e "dialogo interreligioso", che tanti uomini di fedi diverse hanno trasformato in valori e realizzato come tali, un giorno saranno patrimonio comune anche delle "minoranze religiose" di cui si è occupato il CESNUR 98.

    Chi scrive è spesso costretta a prendere atto che il dialogo con molti di questi movimenti è impossibile poiché chi ne fa parte non è disposto assolutamente a fare "autocritica".

    Il dialogo in questi movimenti significa cedere agli "avversari", ammettere i "difetti" del gruppo significa minarne la coesione, mettere in discussione la perfezione della leadership significa togliere la sicurezza a chi ne fa parte.

    In questa situazione non si riesce ancora a vedere uno spiraglio aperto verso la luce, ma credo che tutti coloro che sono in buona fede non si stancheranno mai di cercare la via giusta perché l’utopia diventi possibile.

 

 

                                      RAFFAELLA DI MARZIO

 


 

NOTE :

1) Duemilauno, Dialogo tra Oriente e Occidente, Settembre/ Ottobre 1997, n. 64, Associazione Italiana Soka Gakkai, Via della Marcigliana, Roma, pag. 44
2) Gongyo: termine che si potrebbe tradurre con " pratica assidua".E’ una forma di preghiera che aiuta a stabilizzare e a manifestare i benefici ottenuti recitando il mantra "Nam-myoho-renge-kyo" (Daimoku). Il Gongyo consiste nel recitare mattina e sera i capitoli Hoben e Juryo del Sutra del Loto.
3) K. Dobbelaere, Un tempo per l’autoanalisi religiosa. La Soka Gakkai in Gran Bretagna, Duemilauno, Settembre/Ottobre 1995, n. 52, Associazione Italiana Soka Gakkai, Via della Marcigliana, Roma, pag. 9.
4) Quanto riferisco è stato da me sintetizzato o trascritto fedelmente da una registrazione della relazione tenuta dalla Prof. Macioti.
5) L. Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, Agostini, Novara, 1985, p.37.
6) Gohonzon: si tratta del mandala nel quale Nichiren Daishonin (ritenuto dai suoi seguaci il Budda originale) materializzò la sua vita illuminata. Davanti a questo oggetto il credente che recita "Nam-myoho-renge-kyo" può raggiungere l’illuminazione.
7) Duemilauno, Dialogo tra Oriente e Occidente, Settembre/ Ottobre 1997, n. 64, Associazione Italiana Soka Gakkai, Via della Marcigliana, Roma, pag. 44
8) Duemilauno, Dialogo tra Oriente e Occidente, Settembre/ Ottobre 1997, n. 64, Associazione Italiana Soka Gakkai, Via della Marcigliana, Roma, pag. 44-45
9) Daimoku: termine che indica il titolo del Sutra del Loto, Myo-ho-renge-kyo. E’ la legge della vita e dell’universo proclamata da Nichiren Daishonin il 28 Aprile 1253.
10) Duemilauno, Dialogo tra Oriente e Occidente, n. 64, Settembre/ Ottobre 1997, Associazione Italiana Soka Gakkai, Via della Marcigliana, Roma, pag. 45
11) Testo del Gongyo della Nichiren Shoshu, Associazione Italiana Nichiren Shoshu, 1987, p. 40-41
12) Associazione Italiana Soka Gakkai, 1994, p.40.
13) K. Dobbelaere, Un tempo per l’autoanalisi religiosa. La Soka Gakkai in Gran Bretagna, Duemilauno, Settembre/Ottobre 1995, n. 52, Associazione Italiana Soka Gakkai, Via della Marcigliana, Roma, pag. 7.
14) K. Dobbelaere, Un tempo per l’autoanalisi religiosa. La Soka Gakkai in Gran Bretagna, Duemilauno, Settembre/Ottobre 1995, n. 52, Associazione Italiana Soka Gakkai, Via della Marcigliana, Roma, pag. 7.
15) Per una informazione su questi ed altri aspetti controversi rimandiamo al nostro "Prevenire è meglio che curare" e al Sito Critico di Franco Nanni.
Segnalo anche un Sito che risponde alle critiche rivolte alla Soka Gakkai.
16) Duemilauno, Viaggio nel fenomeno religioso, Novembre-Dicembre 1991, n. 29, Bimestrale della AINS (Associazione Italiana Nichiren Shoshu), Roma, pag. 40
17) K. Dobbelaere, Un tempo per l’autoanalisi religiosa. La Soka Gakkai in Gran Bretagna, Duemilauno, Settembre/Ottobre 1995, n. 52, Associazione Italiana Soka Gakkai, Via della Marcigliana, Roma, pag. 10.

 

 


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