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UNA VISITA A DAMANHUR


    Su un giga-cartello spicca la scritta: "Nazione di Damanhur - Federazione di Comunità".

    Benvenuti! è scritto su uno striscione all'entrata tra una fila di pennoni su cui sventolano le bandiere di tutto il mondo. Siamo nel comune di Baldissero Canavese, in Valchiusella, a pochi chilometri da Ivrea, nel nord del Piemonte.

    L'ingresso, al di là dello striscione, è molto semplice: un grande parcheggio, un caseggiato basso con negozietti di bigiotteria, erboristeria, cristalli e dappertutto depliants che pubblicizzano le iniziative in corso delle comunità damanhuriane in Italia. Veniamo accolti da gentilissime ed eleganti hostesses, molto disinvolte e sempre sorridenti. Esse si rivolgono l'una all'altra chiamandosi col nome di un animale abbinato a quello di un vegetale. Ammetto che fa un po' impressione sentire quei nomi (Aragosta, Elefantina,... "Piacere, Coniglio" dice presentandosi, uno di loro... un attimo di imbarazzo e scatta il nostro sorriso compiacente).

    Ci hanno spiegato che il significato del cambiamento del nome umano con quello animale è finalizzato al collegamento con la razza animale per imparare a riconoscerne dentro di sé le caratteristiche e diventarne rappresentanti simbolici (penso a chi si chiama Pitone!). Lo stesso vale per il nome del vegetale: "È la ricerca di un contatto con la natura a cui siamo debitori della vita".

    Una gentile hostess ci accompagna subito a Damjl, la capitale, che dista dieci minuti a piedi dall'ingresso centrale. Per arrivare a Damjl si passa davanti al tempio all'aperto di stile pagano dove sono ben accolte tutte le divinità specialmente il dio Pan perché indica le forze vitali della natura, ora compromesse dall'inquinamento ambientale. Lì al Tempio si svolgono le quattro principali celebrazioni dei damanhuriani: i solstizi e gli equinozi con veglie, canti, danze sacre, evocazioni di forze cosmiche. In centro al Tempio, tra le colonne, su un grande tripode brucia continuamente il fuoco sacro. Il nostro turno per la visita al Tempio sotterraneo è fissata per le 17,30 e quindi a Damjl possiamo partecipare a un workshop con la presenza di due studiosi del movimento: il dott. Luigi Berzano e il dott. Mario Cardano, dell'Università di Torino. Presenta la dott. Maria Maciotti dell'Università La Sapienza di Roma. Toni entusiastici quelli della dott. Maciotti. Viene data la parola come primo relatore, al dott. Berzano che parla di Damanhur non senza qualche flessione di simpatia (dice che è stato uno dei firmatari per la richiesta che il tempio non venisse distrutto). Parla da sociologo, ma viene da chiedersi a quale religione appartenga, poi si viene a sapere che Berzano è un prete cattolico...

    Al contrario, l'altro relatore, che ha anche fornito le dispense della sua ricerca sulla dottrina spirituale di Damanhur, parla con modi piuttosto distaccati e lo si comprende soprattutto leggendo la dispensa.

    In un intervallo ho occasione di intervistare una damanhuriana. Le domando quale è stata l'occasione che l'ha portata a entrare nella comunità. Mi risponde che, senza saperlo, era in cura da un pranoterapeuta che apparteneva alla comunità. "Un giorno me ne ha parlato, mi ha portato a conoscerla e dopo qualche anno di preparazione, sono entrata a farne parte. Ora sono guarita, sono appagata, mi sento realizzata. Io lavoro totalmente a servizio della comunità".

    Sono le 17,30 e si parte finalmente per l'attesa visita al tempio sotterraneo. I gruppi sono piccoli, quindici persone per volta e la visita si prevede duri un'ora circa. Dopo dieci minuti di percorso con un pulmino su per i tornanti della montagna, ci si ferma davanti a una piccola porta, quasi un buco che dà accesso all'interno. Si percorrono decine di metri per un cunicolo scavato nella pura roccia di larghezza non più di un metro e mezzo e altezza circa due metri. All'improvviso si apre una porticina ed ecco che si entra nel Tempio dell'Uomo costruito dai damanhuriani e tenuto segreto fino al 1992. Ecco la prima grande sala, tutta affrescata da dipinti simbolici. Le sale in tutto sono sei, due della Terra, una dei Metalli, Acqua, Sfere, Specchi, ciascuna con sonorità e profumo particolari, collegate da cunicoli tutti affrescati con scritture antiche orientali e disegni simbolici. Nelle sale si ammirano affreschi eseguiti con particolari tecniche anti-umidità, vetrate tiffany illuminate a giorno veramente superbe nella bellezza. Metalli rari e costosi impreziosiscono le stanze (quella delle Sfere è interamente intonacata con oro puro). I mosaici dei pavimenti sono fatti con pietre provenienti da ogni parte del mondo.

    Ogni stanza ha una sua funzione magica. Il viaggio all'interno del Tempio vuole simbolicamente significare il viaggio all'interno del Sé. Ogni particolare segue un codice preciso secondo un linguaggio segreto che risale a migliaia di anni fa e che un damanhuriano da me interrogato dice che è la lingua di Atlantide (!).

    Se è impossibile non restare ammirati per la bellezza artistica di queste sale, pensando anche alle difficoltà delle esecuzioni, tuttavia l'ammirazione cade di tono quando ci spiegano i significati, l'uso di queste sale e salette. Per esempio, la sala delle Sfere. Lì si va per lanciare, fissando la sfera, messaggi positivi al mondo. "Ma come fate a sapere se i messaggi vengono recepiti da qualcuno?" domanda incuriosita una signora del gruppo. L'accompagnatrice risponde: "Non possiamo sapere chi, ma certamente qualche persona più sensibile, più sensitiva li riceve". "Oh, grazie" è la risposta. Ciò che poi ha fatto calare ancora di più l'entusiasmo e il tono è stata la stanza della Selfica. Self significa spirale, la selfica, a detta dei damanhuriani, è l'utilizzo pratico di avvolgimento a metalli per concentrare e direzionare energie vitali. Le self sono bonbine di fili di oro, argento, oppure rame e ottone, poiché questi metalli sono i migliori conduttori. "Le self sono creature intelligenti - dicono - assimilabili a esseri viventi che 'indossano' il corpo metallico per essere in grado di entrare nel nostro piano di esistenza e cooperare alla evoluzione spirituale". Per i damanhuriani ogni self stabilisce una sintonia con la persona che l'indossa e la utilizza. Quando entriamo nella stanzetta della selfica i nostri sguardi esprimono sia una specie di paura che di curiosità: c'è un lettino da studio medico con sopra, all'altezza della testa del paziente, un numero impressionante di bobine, spirali di rame con tante lampadine "per prevenire e curare il cancro e altre malattie - dice l'accompagnatrice - ci sono dei medici che collaborano, anche se la scienza ufficiale non si è ancora pronunciata". A quel punto, ovviamente, nessuno osa fare domande.

    Così, dopo circa un'ora si esce all'aperto da una porta attigua ad una casetta tutta affrescata con dipinti vivaci, che nulla farebbe pensare a cosa ci stia dietro. In quella casetta abita una delle tante famiglie "allargate". I damanhuriani abitano in queste case, in nuclei familiari allargati. I loro matrimoni sono a termine. Addirittura c'è la possibilità di sposarsi via e-mail collegandosi con il sito di Damanhur.

    Sono circa le otto di sera e siamo attesi per la cena in un loro locale agrituristico. Ci accoglie il titolare del locale e si presenta: "Piacere, Coniglio, accomodatevi!". Lì passiamo due orette gustando piatti e vini tipici della zona e ho occasione di parlare con qualcuno di loro che sta seduto vicino a me. È un uomo giovane e mi preme sapere come ha fatto ad approdare a Damanhur, lo vedo entusiasta e pieno di energia. Ha lavorato tutto il pomeriggio come autista e veramente si dimostra impegnato. Dice che sono ormai dodici anni che è lì, è arrivato già con sua moglie e ha due bambini. Lavora fuori e dà tutto il tempo restante alla comunità. Si sente realizzato. Nel discorso si viene a parlare di reincarnazione per purificarsi dalle cose negative commesse nella vita oppure anche per spiegare il male, la sofferenza degli innocenti. Io allora gli domando se conosce il cristianesimo, o se lo ha conosciuto. "Si, - mi risponde - sono stato battezzato, ma poi non ho ricevuto tanto come formazione…". Allora gli spiego come noi cristiani intendiamo la purificazione dal male commesso, che non ha bisogno di cicli di rinascite, ma è un'esperienza causata da Dio-amore, di dolore tanto profonda e colma di nostalgia per non aver amato Dio come doveva essere amato, da purificarci forse in un attimo solo da tutto quanto di negativo c'è stato nella nostra vita. Costui vedevo che mi ascoltava, e poi mi disse che non aveva mai sentito parlare di queste cose. Anzi mi chiese se appartenevo anch'io a qualche movimento. Così ho capito che una delle cause di scelta per i NMR è anche la mancanza, per quelli che provengono dal cristianesimo, di una adeguata istruzione sulla fede accompagnata dall'esperienza vissuta.

    Mentre ero lì e sentivo le loro esperienze, mi domandavo: "Ma cosa può capitare se uno di loro decidesse di rientrare a "vita normale", cioè uscire dalla Comunità? A questa domanda le risposte si fanno vaghe e le spiegazioni contraddittorie. Perderebbe tutto? Uscirebbe senza una lira in tasca? A quanto sembra entrando nella comunità, quelli che si decidono per una vita completamente alle dipendenze della stessa, donano tutto quello che possiedono, mentre quelli che lavorano all'esterno, versano circa un terzo del reddito, ma poi devono pagare tasse varie, per le scuole interne, la costruzione del tempio, e per tante altre attività, in più devono fare un'offerta "spontanea"

    A Damanhur si batte moneta che vale solo per gli associati, si chiama "credito", vale 1400 lire italiane e chi lavora lì, viene pagato col credito. Quindi, se poi decidesse di mollare tutto, dovrebbe mollare anche tutto quanto ha potuto mettere da parte perché difficilmente otterrebbe il cambio? Purtroppo la storia dei fuoriusciti è su questa linea.

    Queste domande sono state senza risposta, Damanhur, la Nazione esoterica per eccellenza, si rivela anche esoterica per quanto riguarda queste risposte.


                                                  LAURA ROSSI

   _______________________________
   LAURA ROSSI E' CONSIGLIERE NAZIONALE DEL GRIS
   RESPONSABILE DEL GRIS NELLA DIOCESI DI SALUZZO.

 


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