| "IL MIO GIOGO E' DOLCE E IL MIO CARICO LEGGERO" (Mt 11,30) |
Nella nostra società si assiste da anni ad una
rinascita del sentimento religioso, una ricerca di spiritualità che talvolta si manifesta
anche nellaccettazione di credenze strane ed irrazionali. Il fenomeno riguarda tutti
i ceti sociali, anche persone di ottimo livello culturale. Il bisogno religioso non è
stato, dunque, soffocato dai fautori dello scientismo e della morte di Dio, né da coloro
che vedono in esso solo una forma di malattia o uno strumento di potere nelle mani di
uomini senza scrupoli: è il bisogno di dare un senso alla sofferenza, alla morte, al male
e alla propria esistenza che è insito nelluomo e che non finirà mai di spingerlo a
trovare le possibili risposte. E questo bisogno umano che muove tante persone ad
iniziare una faticosa e sincera ricerca di una spiritualità autentica, spesso diversa
dalla religione di appartenenza.
Nella visione cristiana delluomo questo bisogno si spiega come
proveniente da Dio stesso che ha creato luomo e la donna a Sua immagine e
somiglianza donando loro lanelito profondo a vivere in Lui, ritornare a Lui, nella
felicità eterna. Dio attende dalle Sue creature solo il libero assenso al Suo amore e la
collaborazione a far fruttificare il dono inestimabile della fede.
Ma, come in ogni aspirazione autenticamente umana, anche il bisogno di
spiritualità potrebbe essere diretto verso mete che si presentano allettanti e
soddisfacenti, ma che in realtà nascondono pericoli e deviazioni non solo dal punto di
vista religioso, ma anche da quello squisitamente umano. Si diffondono nella società
pluralistica aggregazioni, culti e movimenti spirituali che non solo non riescono a
soddisfare il bisogno di religiosità, ma rischiano perfino di danneggiare chi aderisce
alla dottrina e alle pratiche del gruppo. Cè da chiedersi: come è possibile che il
soddisfacimento di un bisogno così intimo e importante per luomo si trasformi nella
sua rovina morale, materiale, e spirituale? Come è possibile che la religione diventi uno
strumento di potere esercitato sulle persone?
La psicologia della religione si occupa anche di affrontare questi
problemi. Essa studia i processi psicologici interessati alla condotta religiosa. Non si
interessa dunque di provare che Dio cè o non cè o di giudicare le dottrine
delle varie religioni, ma si prefigge di verificare il modo in cui le persone vivono la
loro esperienza religiosa.
E. Fromm sosteneva che la religione può essere "autoritaria"
oppure "umanistica". La religione autoritaria
è quella che si fonda sul controllo sulle persone esercitato da un potere più alto (al
di fuori delluomo). Questo potere richiede obbedienza e devozione assoluta. In
questa forma di religiosità luomo è visto sempre come "difettoso" ed il
suo rapporto con il divino ha lo scopo di fargli superare le proprie meschinità. La
religione umanistica è invece centrata sulluomo, in essa
egli può sviluppare il potere della ragione per capire se stesso e le sue relazioni con
il mondo esterno verso il quale deve esercitare la sua capacità di amare e di essere
solidale. Lesperienza religiosa è esperienza di unità con il Tutto e la virtù da
esercitare non è lobbedienza, ma lautorealizzazione. Il sentimento prevalente
di chi vive questa forma di religiosità è la gioia, e non il senso di colpa e il dolore.
Anche se questa distinzione sommaria non è sempre così netta e la
posizione di Fromm non è del tutto condivisibile, essa tuttavia fornisce uno spunto di
riflessione utile per cercare di individuare le linee generali dellesperienza
religiosa autentica.
Ci sono molte forme, oggi, di religioni "autoritarie"
che si incarnano di volta in volta in tendenze, dottrine e gruppi più o meno numerosi ed
organizzati. Questi gruppi si fanno riconoscere allinterno della società proprio
per il loro autoritarismo e lo scarso o inesistente rispetto per le persone coinvolte
alle quali viene limitata ingiustamente la libertà personale e perfino la libertà di
scelta nel momento in cui decidono di abbandonare il gruppo. In essi luomo diventa
strumento di altri uomini.
Non è facile, tuttavia, distinguere le forme di religiosità
rispettose delluomo da quelle "alienanti" anche perché i gruppi più
pericolosi spesso sanno mascherarsi bene e le persone avvicinate ricevono inizialmente
unimpressione molto positiva. A lungo andare, comunque, lalbero si
riconoscerà dal suo frutto. Quali potrebbero essere i criteri per identificare i gruppi
in cui lesperienza religiosa è "alienante" rispetto agli altri?
Innanzitutto bisognerebbe verificare che allinterno del gruppo
vengano salvaguardati i diritti umani fondamentali e la libertà individuale degli adepti.
Se alla persona è vietato o impedito di manifestare le sue opinioni o di dissentire con
la leadership vuol dire che il senso critico e le capacità razionali vengono mortificate
o represse. Un simile atteggiamento potrebbe portare lindividuo a sviluppare una
serie di meccanismi di difesa inconsapevoli per autocensurarsi quando qualche dubbio
facesse capolino. Se tutto questo si protrae nel tempo potrebbero insorgere disturbi
psicologici di gravità variabile. Unesperienza religiosa che comporta simili
possibili conseguenze è da guardare con sospetto.
La dimensione religiosa autentica non distrugge, infatti, la libertà
umana, anche se impone dei limiti o richiede losservanza di un codice morale. Chi
abbraccia una fede lo fa per scelta, consapevole delle conseguenze. Sa anche che alcune
richieste potrebbero essere difficili da soddisfare perché implicano sacrifici anche
considerevoli. In questo caso la persona, consapevole dei suoi limiti, inizierà un
cammino spirituale che avrà dei momenti di progresso e dei momenti di arresto. In ogni
caso chi vive unesperienza religiosa autentica non si sentirà schiacciato dagli
insuccessi perché avrà sempre, nella sua fede e in chi lo guida, un punto di riferimento
e si sentirà amato anche nellerrore. La fede autentica è creativa e può
esprimersi in molti modi, non richiede che tutti i credenti facciano esattamente le stesse
cose nello stesso modo; essa tutela lintimità delle persone senza mai fare degli
errori di una persona la sua condanna perenne ed il mezzo per esercitare su di essa forme
di violenza morale.
Un altro autore, G. Allport, nella sua definizione della maturità
umana, elenca sei caratteristiche. Il sesto criterio di maturità è la "concezione
unificatrice della vita". Secondo questo autore ogni persona dovrebbe coltivare
un valore o, meglio, una gerarchia di valori in base alla quale costruire il suo progetto
di vita. E necessario inoltre che ci sia qualcosa che unifichi questo progetto in
una direzione. La religione può essere il valore unificante dellesistenza umana e
in questo senso produce effetti positivi e promuove lo sviluppo umano e sociale. I valori
religiosi autentici, dunque, una volta condivisi liberamente, portano a profondi
cambiamenti nella vita del credente, con effetti positivi di apertura verso il mondo, di
condivisione delle sofferenze altrui, di solidarietà concreta verso il prossimo (anche
quello appartenente ad altre fedi) il rispetto delle leggi e limpegno concreto per
la trasformazione della società, secondo giustizia.
Valori religiosi come questi si riscontrano in tutte le religioni e
sono quelli che il Concilio Vaticano II ha chiamato "semi di verità". In mezzo
ad essi vi sono anche valori umani condivisi dai non credenti. Su questa base comune
credenti e non credenti possono contribuire per la costruzione di una società più a
misura duomo che individui, isoli e renda inoffensive tutte quelle forme di
pseudoreligioni che non hanno nulla in comune con i valori universalmente riconosciuti e i
diritti umani fondamentali patrimonio di tutti, anche dei non credenti e degli
indifferenti.
RAFFAELLA DI MARZIO
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