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A PROPOSITO DI CONTROVERSIE SUL “LAVAGGIO DEL CERVELLO”

Un’altra prospettiva cattolica.
(Considerazioni sulla prospettiva di M. Introvigne)


Premessa.

    Alcuni mesi fa "navigando" mi sono imbattuta in un interessante articolo a firma di Massimo Introvigne intitolato "A proposito di controversie sul ‘lavaggio del cervello’. Una prospettiva cattolica", pubblicato sul Sito Web "Una Voce Grida", nella raccolta "Nuova religiosità: sfida alla Nuova Evangelizzazione".
    L’articolo del Dott. Introvigne (che è la trascrizione di uno stralcio di una conferenza), si prestava ad una riflessione seria ed approfondita.  In esso, infatti, egli sostiene la tesi che la teoria del "lavaggio del cervello" è pericolosa per il cattolico, per questo motivo : "Se le scelte non sono libere ma derivano da pressioni di gruppo [...] è impossibile condannare. Io ho paura per i tribunali, ma ho ancora più paura che queste teorie rendano impossibile il funzionamento dei confessionali. Se le scelte cattive non sono libere, cade il peccato e anche la confessione".

PRECISAZIONI

1. Con termini come "lavaggio del cervello", "controllo mentale", "riforma del pensiero", "condizionamento  psicologico", "indottrinamento", "manipolazione", "influenza indebita", intendo riferirmi alle tecniche sofisticate utilizzate in alcuni gruppi, religiosi e non religiosi, che a mio avviso non danno alle persone coinvolte l’opportunità di operare delle scelte veramente libere. Anche se occorrerebbe fare alcune distinzioni sui diversi significati di questi termini, per ragioni di "comodità", le considererò come sinonimi.
2. Queste "tecniche sofisticate" rientrano nella sfera di quelle da sempre studiate in un determinato ambito scientifico (psicologia sociale, sociologia dei gruppi ecc.) e che, di per sé, non sono dannose, ma possono diventarlo se chi se ne serve agisce senza rispetto per le persone sulle quali esercita la sua autorità. Si tratta di metodiche che raramente comportano maltrattamenti fisici sulle persone. La maggior parte di esse invece si fonda su processi di influenza psicologica di cui la persona non è consapevole e che accetta passivamente ignaro di cosa gli stia accadendo. Gli effetti di questo condizionamento sulle persone molte volte permangono anche quando il membro ha abbandonato il gruppo (e quindi non subisce più alcuna forma di influenza) e altre volte causano problemi psicologici permanenti negli anni successivi alla fuoriuscita.
3. Tali tecniche sono presenti nella vita quotidiana di tutti noi e normalmente non hanno alcun carattere "negativo", la loro intensità è variabile e il loro effetto sulle persone dipende dalle caratteristiche individuali, dalle circostanze ambientali, dalle esperienze precedenti, dalla salute mentale, e da molti altri fattori.
4. In tutti i gruppi (sia religiosi che non religiosi) vengono utilizzate tecniche di condizionamento psicologico, e questo rientra nei normali processi di funzionamento dei gruppi sociali. Tuttavia ci sono gruppi nei quali esso viene esercitato solo in misura limitata e senza inficiare la libertà di autodeterminazione delle persone, in altri, invece, viene deliberatamente e massicciamente utilizzato allo scopo di indurre le persone ad abdicare alla loro volontà.
5. Anche quando queste tecniche sono utilizzate al massimo grado esse non ottengono gli stessi effetti su tutte le persone a causa delle disposizioni individuali e del grado di recettività della persona.
6. Il processo della conversione ad una religione, pur comportando il cambiamento totale della personalità e delle scelte di vita, se è effettuato in piena libertà, non rientra nei casi di indottrinamento massiccio e alienante operato dai culti cosiddetti "distruttivi". La conversione autentica non avviene sotto la spinta del "controllo mentale", ma dopo una scelta libera di adesione totale ad un credo, qualsiasi esso sia.
7. L’adesione ad una religione non è mai alienante né comporta la distruzione dei legami affettivi precedenti, ma solo un loro cambiamento ed un modo diverso di rapportarsi agli altri e all’ambiente circostante, oltre all’adesione consapevole ed informata a valori che trasformano la vita del neofita senza inficiarne la salute psichica o l’esercizio della libertà di pensiero e di autodeterminazione.
8. Anche all’interno delle religioni antiche ed istituzionali possono verificarsi, a causa della debolezza, della disonestà e anche degli squilibri psichici dei leader carismatici, casi di gruppi che deviano (in misura maggiore o minore), verso posizioni settarie.

    Di fronte ad una simile prospettiva, in quanto cattolica impegnata nella pastorale delle nuove forme di religiosità, non potevo certamente evitare di affrontare il problema e per questo motivo ho deciso di approfondire l’argomento ritornando il più possibile a quelle che potrebbero essere le fonti di queste affermazioni e credo di essere finalmente giunta ad una possibile conclusione.
    Mentre ringrazio il Dott. Introvigne per queste considerazioni stimolanti che mi hanno consentito di approfondire alcune questioni, metto a disposizione di chiunque sia interessato le mie riflessioni nella speranza che il dibattito prosegua nel mondo cattolico e ciascuno possa farsi un’idea propria, dopo aver esaminato i diversi punti di vista.
    Quando è iniziata la mia ricerca sul tema "lavaggio del cervello e presunta inconciliabilità con la dottrina cattolica della responsabilità e libertà umana", ho scoperto che nel mondo protestante questo dibattito è iniziato qualche anno fa e che, anche tra gli studiosi di confessione protestante, non c’è accordo su questa questione.
    Poiché abbiamo ritenuto interessante informare i nostri lettori anche del dibattito che sta avvenendo in campo protestante, abbiamo deciso di mettere online in lingua inglese e in traduzione italiana un articolo di Paul R. Martin, Ph.D., Lawrence A. Pile, Ron Burks, M.A. & Stephen D. Martin, M.Div. del Wellspring Retreat and Resource Center. L’articolo, pubblicato nel Cultic Studies Journal, dal titolo "Vincere la schiavitù della Rivittimizzazione : Una Difesa Logico/Empirica della Riforma del Pensiero" è una risposta a "Overcoming The Bondage Of Victimization.  A Critical Evaluation of Cult Mind Control Theories"  (Vincere la schiavitù della vittimizzazione. Una valutazione critica delle teorie del controllo mentale nelle sette) di Bob e Gretchen Passantino, pubblicato sul Cornerstone Magazine.  I due autori appartengono al mondo protestante e sostengono alcune tesi simili a quelle presentate dal Dott. Introvigne nel suo articolo.
    Si tratta, a mio avviso, di un problema molto serio per tutto il mondo cristiano, poiché, se si arrivasse ad affermare (Sacre Scritture e Trattati di Teologia morale alla mano) che l’idea del "lavaggio del cervello" è contraria alla Rivelazione biblica e/o mette in discussione l’idea di responsabilità personale, allora ci sarebbe un veto definitivo per i credenti che intendessero prendere in considerazione queste tesi. Si passerebbe, cioè, dal campo della scienza (opinabile) a quello della fede (dogmatico), con conseguenze immaginabili.
    Niente paura, comunque: credo di avere molte buone ragioni per affermare che le cose non stanno così.
    Alcune affermazioni dell’articolo del Dott. Introvigne si prestano ad attenta riflessione. Sono state per questo motivo evidenziate graficamente all'inizio di ogni paragrafo. 
    Le considerazioni che esporrò, commentandole, hanno lo scopo di tenere vivo il dibattito e contribuire alla ricerca comune della verità.

 

Anti-sette, Bagarre e "Lavaggio del Cervello".

Sul "lavaggio del cervello" … "gli studiosi e i movimenti anti-sette si trovano in disaccordo" …


    Veramente sul "lavaggio del cervello" si trovano in disaccordo molti studiosi anche non etichettabili come appartenenti a movimenti "antisette" oppure come "cult apologist" (difensori delle sette). Su questo tema sono in disaccordo studiosi di varie branche disciplinari che da anni stanno cercando di individuare ipotesi e metodi di ricerca validi per procedere in ulteriori indagini. Associazioni professionali molto importanti di sociologi, psicologi e studiosi delle religioni, hanno chiaramente evitato fino ad oggi di prendere posizioni ufficiali definitive su questo tema a causa delle opinioni molto diverse presenti al loro interno. Anche nel mondo protestante e in quello cattolico ci sono idee divergenti in proposito. I protagonisti di questo dibattito sono così diversi che mi sembra restrittivo inserirli forzatamente nelle due categorie nominate.

"… Nella generale bagarre si rischia di perdere di vista la rilevanza pastorale che il tema ha anche secondo un’ottica squisitamente cattolica"

   
    E’ curioso come un tema puramente scientifico oggetto di studio di scienziati di varie discipline venga ad assumere una rilevanza pastorale in un’ottica squisitamente cattolica.  Poiché, comunque, mi sembra che il Dott. Introvigne stia parlando come cattolico, direi innanzitutto che non ci troviamo immersi nella bagarre, ma in un dibattito che vede protagoniste persone diverse con idee diverse. E questo per me non è segno di bagarre, ma di democrazia e libertà di pensiero. Se questa è la bagarre, allora che sia la benvenuta!
    E’ certamente vero, comunque, che il tema ha una grande rilevanza pastorale e la Chiesa Cattolica si è preoccupata di questo, in modo particolare, nella Nota Pastorale L’impegno pastorale della chiesa di fronte ai nuovi movimenti religiosi e alle sette, del 30 maggio 1993 a cura del Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo della CEI.   In questo documento l’argomento del cosiddetto "lavaggio del cervello" è accennato, anche se utilizzando un’altra terminologia, in diverse parti: "A ragion veduta si può osservare che le sette e i nuovi movimenti religiosi normalmente appaiono chiusi al dialogo, protesi come sono all’annuncio con metodi di propaganda che si servono della pressione psicologica, tendendo a soggiogare l’interlocutore in modo da raggiungere una adesione acritica e totale, fino a produrre, in taluni casi, il plagio della personalità" [1]     E ancora: "A volte accade che gli adepti a una setta vengano vincolati attraverso forme di coercizione emotiva e psicologica, di controllo e vigilanza, fino ad arrivare a vere e proprie limitazioni delle libertà personali. In questi casi ci si trova di fronte a un successo imposto e tutelato" [2].   Nel documento, dunque, si parla esplicitamente del fatto che in alcuni gruppi sono presenti meccanismi di pressione psicologica che non rispettano le persone.

"L’eco di queste (polemiche) si è fatto sentire anche in alcuni ambienti cattolici, i quali, facendosi portavoce della tendenza anti-sette, obiettano sostanzialmente al sottoscritto e al CESNUR di avere un atteggiamento irenico perché negando il lavaggio del cervello si finirebbe per prendere sul serio le idee delle ‘sette’"


    Veramente nuova questa obiezione che "ambienti cattolici", fattisi per l’occasione portavoce della tendenza anti-sette, muoverebbero al Dott. Introvigne e al CESNUR.   Ci chiediamo chi possano essere gli esponenti di questi "ambienti cattolici". La loro obiezione, se fosse così come viene presentata, sarebbe frutto di una grande confusione tra due cose molto diverse: il "lavaggio del cervello", da una parte, e le idee delle sette dall’altra.   Per fare chiarezza: le idee sono una cosa, i processi psicologici di indottrinamento sono un’altra cosa.  Mentre sulla inconciliabilità delle dottrine dei nuovi culti con la fede cattolica solitamente il CESNUR e il suo Direttore sono molto espliciti, chiari ed esaurienti, sull’altro tema, quello dei processi psichici di indottrinamento, ci sono divergenze consistenti tra il CESNUR ed altri ambienti cattolici e non cattolici (che non definirei, comunque, anti-sette).

 

Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

"… vorrei sottolineare il rischio che corre il cattolico accettando l’idea del lavaggio del cervello". Finisce per sostenere che le idee si dividono in libere (accettate liberamente) e non libere (accettate perché qualcuno te le inculca lavandoti il cervello) … Il cristianesimo ha donato al mondo la libertà , che comporta anche la responsabilità :le scelte sono libere. Nessuno ci costringe a scegliere il male. .. Se scegliamo liberamente il male, pecchiamo".


    Accettare l’idea di "lavaggio del cervello" (nozione puramente metaforica che si riferisce a processi di condizionamento psicologico da sempre presenti nella letteratura scientifica), sarebbe dunque "rischioso" per i cattolici.  Sembra quasi un appello all’unità della fede particolarmente strano poiché non si sta parlando di verità di fede messe in discussione o di scelte morali in contrasto con l’insegnamento della Chiesa.  Si sta parlando di un tema discusso in campo scientifico che non ha nulla a che fare con la fede. Sembra di ritornare a quella oscura e pericolosa commistione tra scienza e fede che tanti mali ha causato nel passato.   C’è anche una pericolosa distinzione tra buono e cattivo, bene e male come se esistessero solo i due estremi del continuum.
    Nessuno nega che l’uomo che pecca lo fa liberamente abusando del dono che Dio gli fa della libertà, ma è anche vero che nelle scelte che l’uomo fa entrano in gioco molti fattori e che alcune volte scelte che sembrano libere in realtà non lo sono.
   "Se scegliamo liberamente il male, pecchiamo".   Poiché condivido pienamente questa affermazione, basandomi su di essa, vorrei fare un esempio: una persona lascia la Chiesa Cattolica per entrare in un nuovo culto le cui dottrine e prassi sono in totale contraddizione con la sua fede precedente. Se ci mettiamo veramente in una prospettiva pastorale, dobbiamo ammettere che questa persona ha peccato.   Dopo aver riconosciuto la sua oggettiva colpa dobbiamo però anche chiederci: l’adesione al nuovo culto da parte dell’ex cattolico è stato frutto di una scelta veramente libera?  Solo se si è trattato di una scelta libera noi possiamo attribuire a quella persona la piena responsabilità della sua apostasia.   I nostri Pastori (che non credo possano essere accusati di assumere posizioni anti-sette), nella loro sensibilità ed esperienza pastorale, ci indicano la via giusta per risolvere questo fondamentale problema : "Certe tecniche di reclutamento e di formazione (training) e certe procedure d’indottrinamento, praticate da numerose sette e ‘culti’, spesso molto sofisticate, sono per buona parte all’origine del loro successo. Nella maggior parte dei casi, le sette attirano, con tali mezzi, individui, i quali, in primo luogo, ignorano che questo approccio è spesso una messinscena e, in secondo luogo, sono inconsapevoli circa la natura della macchinazione che li porterà a farsi convertire e circa i metodi di formazione (manipolazione sociale e psicologica) cui verranno sottoposti.  Le sette impongono i loro modi particolari di pensare, di sentire e di comportarsi, contrariamente all’approccio della Chiesa che implica un consenso convinto e responsabile" [3].
   E’ vero, inoltre, che "nessuno ci costringe a scegliere il male", ma è altrettanto vero che nelle sette la "costrizione" non è facilmente riconoscibile, così come il "male" non appare come tale, ma sembra "bene". Se c’è inganno da parte del "reclutatore" , fino a che punto la persona ha fatto una libera scelta?  E fino a che punto è responsabile? Se il nuovo adepto fosse stato avvisato di quell’inganno avrebbe aderito lo stesso al culto?  E se non è stato avvisato da chi poteva avvisarlo, la responsabilità del suo peccato di chi è?  E’ solo sua?  E’ del culto?  E’ dei suoi fratelli nella fede cattolica che sapevano e che non l’hanno avvisato?  E’ della comunità ecclesiale che non fa abbastanza per avvisare i propri membri dei pericoli e degli inganni perpetrati da certi gruppi?  E’ di chi addirittura difende anche i gruppi più controversi e pericolosi mettendo a tacere le violazioni dei diritti umani che essi compiono quotidianamente?
    Io credo che, se vogliamo cercare quali sono le VERE responsabilità, dobbiamo essere abbastanza onesti da ammettere che esse si trovano altrove, là dove non le avremmo neanche immaginate! Credo fermamente che questa sia la vera prospettiva pastorale alla luce dell’esperienza di alcuni anni di studio e consulenza passati ad ascoltare le sofferenze di quelli che vengono etichettati come peccatori perché hanno abbracciato un culto e che, invece, sono stati, prima vittime degli inganni del culto stesso, poi, una volta usciti e accortisi dell’errore, vittime del proprio senso di colpa, e poi vittime la terza volta perché giudicati e condannati dal tribunale dei "difensori della libertà di scelta" che li bolla come peccatori a causa dell’abbandono della fede cattolica.
    Tutto questo è troppo facile, troppo sbrigativo , e soprattutto troppo comodo !

 

Esigenze di "ordine pubblico" ?

"Se le scelte non sono libere ma derivano da pressioni di gruppo - e la mafia o una banda di delinquenti sono in grado di esercitare una pressione psicologica molto più forte di una "setta" - è impossibile condannare"


    Sembra , questo, un altro appello questa volta non all’unità dei cattolici, ma a quella dell’uomo comune o dei cittadini per bene che dovrebbero temere la teoria del "lavaggio del cervello" perché accettandola essi si vedrebbero minacciati dai peggiori delinquenti i quali, con la scusa di essere stati condizionati dalla banda o clan mafioso di cui facevano parte, potrebbero rimanere impuniti.  Siamo dunque arrivati a negare l’esistenza del "lavaggio del cervello" per motivi di ordine pubblico?  Chissà, forse gli studiosi che in una misura anche minima ritengono che esista una qualche forma di pressione indebita esercitata sulle persone potrebbero tra poco essere accusati di favoreggiamento!
    Ma anche questa volta credo che non ci sia nulla di cui preoccuparsi: i tribunali ammettono la possibilità che un reato commesso venga punito con il beneficio delle attenuanti, che possono essere attribuite per diversi motivi.
    Nell’articolo di P. Martin, L. Pile, R. Burks e S. Martin, si cita, per esempio, il caso di un ragazzo dell’Illinois, Danny Kraft, membro di una setta capeggiata dal leader Jeffrey Lundgren, che partecipò all’assassinio di una madre, un padre e tre ragazzine di 13, 11 e 8 anni.  L’avvocato difensore del ragazzo sosteneva che, nonostante egli fosse colpevole, " ... esistevano delle attenuanti – vale a dire che Kraft era sotto l’influenza di Lundgren tramite un processo di controllo-mentale. Perciò Kraft non stava agendo secondo la sua libera volontà e moralità perché soffriva di disordine mentale. In altre parole Kraft era stato indotto a credere qualcosa di non vero, per la precisione che Lundgren fosse il profeta di Dio e, quindi, qualsiasi cosa dicesse era divinamente ispirato. La corte si trovò inequivocabilmente d’accordo che le tecniche usate da Lundgren erano quelle del controllo mentale, e accettò il fatto che Kraft soffriva davvero di disordine dissociativo, identificato scientificamente come DSM-III-R e DSM-IV. Kraft fu condannato a molti anni di prigione, ma la sentenza fu più mite di quanto sarebbe stata se il controllo-mentale non fosse stato visto come circostanza attenuante" [4].   Interessante è anche fatto che il giudice che presiedeva il giudizio di Danny Kraft, ha affermato: "Spero che questa tragedia e la relativa condanna serva come monito sulla natura distruttiva delle sette religiose per tutti i genitori e famiglie. Che noi, come società, siamo consapevoli della facilità con cui essa può distruggere, così come riconosciamo la distruttività dell’alcool e della droga" ( Caso N. 90CR 012, Court of Common Pleas, Lake County, Ohio) [5]
    Questo è solo un caso tra tanti che testimonia il fatto che anche i tribunali tengono in considerazione le circostanze in cui avvengono i reati senza per questo lasciare impuniti gli assassini.
    Quello che si potrebbe aggiungere, tanto per tenere vivo il dibattito, è che non è l’idea del "lavaggio del cervello" ad essere "pericolosa" per l’amministrazione della giustizia, ma piuttosto, la presunta difesa della libertà religiosa ad oltranza che molte volte veramente impedisce ai tribunali di fare il loro dovere. Il recente Rapporto Svizzero  intitolato "Le ‘sette’ o i movimenti indottrinanti in Svizzera. Necessità di un intervento dello Stato o: verso una politica federale in materia di ‘sette’", al n. 434 "Limiti del potere statale" afferma: " Anche quando sono riconosciuti abusi e vengono applicate le leggi in vigore, gli interventi statali e le misure protettive si rivelano sovente impossibili o succede che le misure ordinate non possano essere eseguite. I motivi risiedono in primo luogo nel fatto che i pregiudizi riguardano la sfera privata, la quale si sottrae al controllo o all’influenza esterna, in particolare a quella dello Stato. Inoltre, conformemente ai diritti fondamentali sanciti nella Costituzione, ad esempio la libertà di religione e di espressione, eventuali abusi possono essere combattuti soltanto se oltrepassano una certa soglia, vale a dire ad esempio se violano notevolmente o mettono in pericolo altri diritti fondamentali. La possibilità di applicare le misure statali e la loro efficacia sono minate sin dall’inizio da certi gruppi indottrinanti, fra l’altro in ragione del fatto che la "dottrina di gruppo" rifiuta l’autorità statale o la ritiene perlomeno subordinata all’autorità del gruppo. Sviluppando coerentemente questa tendenza, si raggiunge la legittimazione interna del gruppo verso la disobbedienza civile sino alla negazione del rispetto delle regole dello Stato. I gruppi organizzati internazionalmente sono inoltre in grado di sfuggire a misure statali sottoponendosi alla legislazione di altri Paesi".
    Concludendo chiediamoci: perché molte volte "è impossibile condannare" ?   Chi riesce più facilmente a "farla franca"?   Il delinquente che ha commesso il reato o il mandante che si fa scudo della  "libertà religiosa"?

 

Lasciamo i confessionali ai sacerdoti.

"Io ho paura per i tribunali, ma ho ancora più paura che queste teorie rendano impossibile il funzionamento dei confessionali. Se le scelte cattive non sono libere, cade il peccato e anche la confessione"


    Chissà se gli studiosi che stanno dibattendo la problematica complessa del "lavaggio del cervello" avrebbero mai immaginato di costituire un pericolo per i confessori!  Essi avrebbero addirittura messo in discussione, per questo aspetto, la possibilità di amministrare il sacramento della confessione.  Ammettere la teoria del "lavaggio del cervello" sarebbe un’indebita ingerenza in questioni squisitamente spirituali!  Forse è un po’ troppo per un civile e sereno dibattito che, come tanti altri, si sta svolgendo e dovrebbe rimanere all’interno del mondo scientifico.
    E, comunque, chi è a contatto con i drammi delle persone coinvolte nei culti sa bene che chi si allontana da una setta perché prende coscienza di essere stato ingannato, e desidera convertirsi o ritornare alla fede cattolica, si accosta al confessionale non con la convinzione superba di essere innocente perché nel gruppo gli hanno "lavato il cervello", ma con l’umiltà e la consapevolezza degli innumerevoli peccati commessi durante l’affiliazione.   Queste persone di solito accusano prima di tutto se stesse e si assumono tutte le loro responsabilità.    D’altra parte, se un penitente non si sentisse colpevole non si avvicinerebbe neanche al confessionale per chiedere il perdono.
    Dunque i sacerdoti non hanno nulla da temere, anzi: accade spesso che sia il confessore a rassicurare il fedele e a rincuorarlo facendogli comprendere che gli errori e i peccati da lui commessi quando era nel culto sono solo in parte dovuti alla sua responsabilità e che ci sono responsabilità anche da parte di chi lo ha ingannato e condizionato.
    Credo, comunque, che forse uno degli aspetti più delicati della confessione sia proprio quello di saper discernere, da parte del sacerdote, e distinguere un caso dall’altro . E’ difficile stabilire il "grado di colpevolezza" di una persona.  Solo Dio ha la capacità di giudicare con perfezione, per il semplice motivo che è il solo che può guardare nel cuore dell’uomo e leggerne le intenzioni. Ci sono persone che compiono azioni sbagliate animate da buone intenzioni e altre che compiono azioni buone ma sono animate da cattive intenzioni. Stando così le cose non si può istituire un "tribunale" del bene e del male e sottoporre la coscienza delle persone ad uno scrutinio tanto severo quanto ingiusto! "La legge è fatta per l’uomo, non l’uomo per la legge". Qualcuno vuole forse tornare alla schiavitù dalla Legge dalla quale ci ha messi in guardia S. Paolo?   Ringraziamo il Signore perché ci ha accolto come peccatori e ci ha amato nonostante questo. Riecheggiano ancora quelle parole di un Innocente condannato a morire in croce che , consapevole della malvagità dei suoi giudici accusatori e dei suoi aguzzini tuttavia diceva : "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!".   Credo che, se non ci fosse in ogni uomo la consapevolezza del suo essere peccatore di fronte alla immensa misericordia di Dio, non potrebbe esserci altra soluzione per un credente che quella di precipitare nella disperazione della propria salvezza !

 

Cominciamo la bonifica dalle "travi".

"Altrimenti chi urla più forte, chi propone una prospettiva urlata su questi problemi non solo non li risolve, ma in realtà fa propaganda a quello stesso relativismo che dice a parole di condannare"


    Non so a chi si riferisca il relatore quando parla di "urlatori" che propagandano il relativismo.  Certo è che noi cattolici dovremmo accettare anche di fare autocritica per aver talvolta sottovalutato il problema dell’affiliazione ai nuovi culti e per non aver voluto vedere le deviazioni anche all’interno di certi ambienti pseudocattolici.   Le deviazioni si sono verificate e si verificano ancora oggi sia nell’ambito dottrinale che in quello della prassi. Questo fatto è davanti agli occhi di tutti e molti Vescovi, purtroppo, sono stati costretti a prendere provvedimenti di vario genere e gravità di fronte a deviazioni anche da parte di sacerdoti, religiosi e perfino Vescovi.  Ma questa ammissione non deve essere vista, a mio parere, come un pericolo per la Chiesa. Essa, semplicemente, mette in evidenza che la Verità rivelata e incarnata nel Figlio di Dio viene trasmessa attraverso uomini e donne fallibili e soggetti a debolezze di vario genere.  Ciò potrebbe anche significare che in certi gruppi cattolici c’è qualcosa da rivedere, qualche atteggiamento da correggere fraternamente nello spirito della "correzione fraterna".  Tutto questo è pienamente in linea con l’insegnamento di Cristo e degli Apostoli e non può essere considerato una minaccia se non da chi ritiene che il suo cattolicesimo sia una forma di elitaria appartenenza ad una specie di club riservato a pochi.  
    Grazie a Dio la Chiesa fondata da Cristo non è questo.  A confermarlo non sono certamente io, ma ancora una volta i nostri Pastori che, a dispetto di chi nega l’esistenza del problema "settario" anche nella Chiesa, con spirito di verità ed onestà, affermano: "E’ comunque da rilevare che ‘lo spirito settario, cioè un atteggiamento d’intolleranza unito a un proselitismo aggressivo, non è necessariamente il fatto costitutivo di una ‘setta’ e, in ogni caso, non è sufficiente a caratterizzarla. Uno spirito del genere può riscontrarsi anche in gruppi di fedeli appartenenti a chiese o a comunità ecclesiali’ ". [6]   Questo pericolo era già stato evidenziato nel Rapporto provvisorio dove si suggeriva che "Questi gruppi cristiani di spirito settario possono evolversi grazie a un approfondimento della loro formazione e a contatti con altri cristiani. Possono, così, progredire verso un atteggiamento più ‘ecclesiale’" [7].
   
Mentre, dunque, i nostri Pastori richiamano tutti i cattolici a promuovere sempre più lo spirito di ecclesialità [8], in certi ambienti (anche su newsgroup frequentati da cattolici) si continua a fare confusione tra il normale e comune processo della conversione religiosa e l’indottrinamento massiccio e manipolatorio attuato da certe organizzazioni. Questa confusione alcune volte deriva da ignoranza, altre volte dall’intenzione poco trasparente e opportunistica di difendere il "proprio orticello" dalle minacce di chissà quale laicismo aggressivo il cui scopo sarebbe solo quello di far passare la teoria del "lavaggio del cervello" per poi accusare anche la Chiesa Cattolica di praticarlo.  Obiettivo finale di questa "campagna" sarebbe quello di chiudere le scuole cattoliche e i seminari perché in essi si praticherebbe il lavaggio del cervello. Ed ecco il risultato finale del grande complotto ordito dalle schiere dei malevoli  psichiatri-comunisti-atei-antisette : l’eliminazione totale e definitiva di qualsiasi residuo di Cattolicità. [9]
       Questo genere di terrorismo su Internet, unitamente all’altra forma di allarmismo, sul famigerato "lavaggio del cervello", è certamente ben architettato ed ha l’obiettivo evidente di condizionare il mondo cattolico.  Infatti, una volta convinti di un tale pericolo, i cattolici giustamente si riterrebbero minacciati nell’esercizio della libertà di religione e vedrebbero le teorie del "lavaggio del cervello" come assolutamente inaccettabili dal punto di vista cattolico.  Naturalmente tutto questo avrebbe anche il vantaggio di permettere a qualcuno di continuare indisturbato a danneggiare le persone sfruttando la loro buona fede nascondendosi dietro la solita "libertà religiosa".
    Mi chiedo: tutto questo è onesto?  E’ giusto per un cattolico negare una realtà di sopraffazione per mettersi al riparo dai propri errori?   Qual’è il passo biblico o il documento ecclesiale in cui ci viene detto di tacere i nostri errori e di nasconderli e, per evitare che escano fuori, tacere anche quelli degli altri?  Non rischiamo così di scandalizzare il prossimo, specialmente quello più bisognoso spiritualmente, cioè i non credenti?
    Forse dovremmo riflettere molto su queste parole di Gesù :
"E’ inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. E’ meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!". (Lc 17, 1-3)

 

Conclusione.

Vorrei  rivolgermi  fraternamente a tutti i cattolici in buona fede impegnati nella nuova evangelizzazione :
    Perché, invece di gridare all’"untore" e negare la realtà, non cerchiamo, proprio perché cattolici, di togliere la "trave" dal nostro occhio prima di guardare alla "pagliuzza" che è nell’occhio altrui?
    Perché, mentre "denunciamo" i peccati altrui, non facciamo il "mea culpa" anche per i nostri e preghiamo gli uni per gli altri invocando l’assistenza dello Spirito Santo sulla Chiesa perché la preservi da ogni male?
    Se fossimo, in questa prospettiva, veramente uniti, non solo nella comune fede e nella condivisione della stessa Mensa, ma anche nella delicata pastorale delle nuove forme di religiosità, riusciremmo a dare ai non cattolici un esempio di unità che vale molto più delle nostre parole.
    Poichè, comunque, l'unità è un  frutto che si coglie al termine di un lungo e non facile cammino, penso che sia arrivato il momento giusto per iniziarlo.
    Con questo spirito mi rivolgo a tutti i cattolici impegnati nella Pastorale delle nuove forme di religiosità (e in modo particolare ai gestori, ai collaboratori e agli amici del Sito Web "Una Voce Grida"),  per invitarli ad  un confronto finalmente aperto e sincero su questi temi.

Fraternamente in Cristo


                                      RAFFAELLA DI MARZIO


NOTE :

[1] SEGRETARIATO PER L’ECUMENISMO E IL DIALOGO DELLA CEI, Nota pastorale L’impegno pastorale della chiesa di fronte ai nuovi movimenti religiosi e alle sette, 30 maggio 1993, n.12.
[2] ibid, n.10
[3] ibid, n.2.2
[4] Paul R. Martin, Ph.D., Lawrence A. Pile, Ron Burks, M.A. & Stephen D. Martin, "Vincere la schiavitù della Rivittimizzazione: Una Difesa Logico/Empirica della Riforma del Pensiero", Cultic Studies Journal, Vol.15, n.2, p. 161.
[5] ibid, p. 187.
[6] SEGRETARIATO PER L’ECUMENISMO E IL DIALOGO DELLA CEI, ibid, n.13
[7] SEGRETARIATO PER L’UNIONE DEI CRISTIANI - SEGRETARIATO PER I NON CRISTIANI - SEGRETARIATO PER I NON CREDENTI - PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA CULTURA, Rapporto provvisorio Il fenomeno delle sette o nuovi movimenti religiosi, 7 maggio 1986, n.1.1.
[8] Ricordiamo che qualsiasi associazione voglia fregiarsi dell’appellativo di "CATTOLICA" deve conformarsi al Can. 300 del Codice di Diritto Canonico che così recita :
Can. 300 – Nessuna associazione assuma il nome di "cattolica", se non con il consenso dell’autorità ecclesiastica competente a norma del can. 312.
Can. 312 - § 1. L’autorità competente ad erigere associazioni pubbliche è:
1° la santa Sede per le associazioni universali e internazionali;
2° la Conferenza Episcopale nell’ambito del proprio territorio per le associazioni nazionali, quelle cioè che sono destinate, mediante l’erezione stessa, ad esercitare la loro attività in tutta una nazione;
3° il Vescovo diocesano nell’ambito del suo territorio per le associazioni diocesane, non però l’Amministratore diocesano; tuttavia sono eccettuate le associazioni per le quali il diritto di erezione è riservato ad altri per privilegio apostolico.
§ 2. Per erigere validamente nella diocesi un’associazione o una sua sezione, anche se ciò avviene in forza di un privilegio apostolico, si richiede il consenso scritto del Vescovo diocesano; tuttavia il consenso del Vescovo diocesano per l’erezione di una casa di un istituto religioso vale anche per l’erezione, presso la stessa casa o presso la chiesa annessa, di un’associazione propria di quell’istituto.

[9] E’ in questo spirito deformato e deformante che si colloca a pieno titolo un intervento sul newsgroup it.cultura.cattolica del 22 Luglio 1999.  Secondo l’estensore del post il GRIS (nella sua totalità) sarebbe un’associazione di cui si servirebbero uomini politici per i loro scopi, allo stesso modo in cui nel passato partiti come la DC hanno strumentalizzato la Chiesa per raggiungere i loro fini.  Dunque il GRIS, nel denunciare le violazioni dei diritti umani che si verificano in certi gruppi, nel mettere in guardia le persone dalle tecniche di influenza indebita in essi utilizzate, non farebbe altro che agevolare certi uomini politici nel conseguire i loro scopi.
    Il nostro impegno di volontari  nella Chiesa che si spendono quotidianamente e gratuitamente nel settore difficile, delicato e controverso delle nuove religiosità ci ha abituato a molti generi di attacchi che ci arrivano anche telefonicamente e via Internet (ad es. insulti, bestemmie, minacce, provocazioni, lusinghe malintenzionate).  Offriamo anche questo al Signore  insieme alle preghiere per gli autori di queste "gentili missive".  Ma quello che più ci sorprende e addolora è quando le provocazioni gratuite e gli insulti ci giungono da ambienti che si autodefiniscono "cattolici".  In questo caso, non riusciamo proprio a vedere  nei provocatori dei fratelli irretiti e condizionati che guardano a noi come ai loro persecutori e che, quindi dal loro  punto di vista, avrebbero dei buoni motivi per "accusarci", ma piuttosto siamo portati a vedere in queste persone quei farisei "razza di vipere" e "sepolcri imbiancati" di cui parla Gesù.  E, comunque, nessun rancore da parte nostra: preghiamo anche per costoro e cerchiamo di dialogare con tutti, consapevoli che anche Giuda, se avesse voluto, si sarebbe potuto ricredere e non avrebbe messo in atto il suo tradimento.

    Mentre stavamo per mettere online l'articolo, il giorno 26 Luglio 1999, ho letto con piacere su it.cultura.cattolica, insieme ad altri amici del GRIS, una rettifica parziale ma significativa del post del 22 Luglio 1999.  Non posso che rallegrarmene.


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