| A PROPOSITO DI CONTROVERSIE SUL LAVAGGIO DEL CERVELLO |
Unaltra prospettiva
cattolica.
(Considerazioni sulla prospettiva di M. Introvigne)
Alcuni mesi fa "navigando" mi sono
imbattuta in un interessante articolo a firma di Massimo Introvigne
intitolato "A
proposito di controversie sul lavaggio del cervello. Una prospettiva cattolica",
pubblicato sul Sito Web "Una
Voce Grida", nella raccolta "Nuova religiosità: sfida alla
Nuova Evangelizzazione".
Larticolo del Dott. Introvigne (che è
la trascrizione di uno stralcio di una conferenza), si prestava ad una riflessione seria
ed approfondita. In esso, infatti, egli sostiene la tesi che la teoria del "lavaggio
del cervello" è pericolosa per il cattolico, per questo motivo : "Se le
scelte non sono libere ma derivano da pressioni di gruppo [...] è impossibile condannare.
Io ho paura per i tribunali, ma ho ancora più paura che queste teorie rendano impossibile
il funzionamento dei confessionali. Se le scelte cattive non sono libere, cade il peccato
e anche la confessione".
PRECISAZIONI 1. Con
termini come "lavaggio del cervello", "controllo mentale",
"riforma del pensiero", "condizionamento psicologico",
"indottrinamento", "manipolazione", "influenza indebita",
intendo riferirmi alle tecniche sofisticate utilizzate in alcuni gruppi, religiosi e non
religiosi, che a mio avviso non danno alle persone coinvolte lopportunità di
operare delle scelte veramente libere. Anche se occorrerebbe fare alcune distinzioni sui
diversi significati di questi termini, per ragioni di "comodità", le
considererò come sinonimi. |
Di fronte
ad una simile prospettiva, in quanto cattolica impegnata nella pastorale delle nuove forme
di religiosità, non potevo certamente evitare di affrontare il problema e per questo
motivo ho deciso di approfondire largomento ritornando il più possibile a quelle
che potrebbero essere le fonti di queste affermazioni e credo di essere finalmente giunta
ad una possibile conclusione.
Mentre ringrazio il Dott. Introvigne per
queste considerazioni stimolanti che mi hanno consentito di approfondire alcune questioni,
metto a disposizione di chiunque sia interessato le mie riflessioni nella speranza che il
dibattito prosegua nel mondo cattolico e ciascuno possa farsi unidea propria, dopo
aver esaminato i diversi punti di vista.
Quando è iniziata la mia ricerca sul tema "lavaggio del
cervello e presunta inconciliabilità con la dottrina cattolica della responsabilità e
libertà umana", ho scoperto che nel mondo protestante questo dibattito è
iniziato qualche anno fa e che, anche tra gli studiosi di confessione protestante, non
cè accordo su questa questione.
Poiché abbiamo ritenuto interessante informare i nostri lettori anche
del dibattito che sta avvenendo in campo protestante, abbiamo deciso di mettere online in lingua inglese e in traduzione italiana un articolo
di Paul R. Martin, Ph.D., Lawrence A. Pile,
Ron Burks, M.A. & Stephen D. Martin,
M.Div. del Wellspring
Retreat and Resource Center. Larticolo, pubblicato nel Cultic Studies Journal,
dal titolo "Vincere la schiavitù della Rivittimizzazione : Una Difesa
Logico/Empirica della Riforma del Pensiero" è una risposta a "Overcoming
The Bondage Of Victimization. A Critical Evaluation of Cult Mind Control
Theories" (Vincere la schiavitù della vittimizzazione. Una valutazione
critica delle teorie del controllo mentale nelle sette) di Bob e
Gretchen Passantino, pubblicato sul Cornerstone Magazine.
I due autori appartengono al mondo protestante e sostengono alcune tesi simili a quelle
presentate dal Dott. Introvigne nel suo articolo.
Si tratta, a mio avviso, di un problema molto serio per tutto il mondo
cristiano, poiché, se si arrivasse ad affermare (Sacre Scritture e Trattati di Teologia
morale alla mano) che lidea del "lavaggio del cervello" è
contraria alla Rivelazione biblica e/o mette in discussione lidea di responsabilità
personale, allora ci sarebbe un veto definitivo per i credenti che intendessero prendere
in considerazione queste tesi. Si passerebbe, cioè, dal campo della scienza (opinabile) a
quello della fede (dogmatico), con conseguenze immaginabili.
Niente paura, comunque: credo di avere molte buone ragioni per
affermare che le cose non stanno così.
Alcune affermazioni dellarticolo del Dott. Introvigne
si prestano ad attenta riflessione. Sono state per questo motivo evidenziate graficamente
all'inizio di ogni paragrafo.
Le considerazioni che esporrò, commentandole, hanno lo scopo di tenere
vivo il dibattito e contribuire alla ricerca comune della verità.
Anti-sette, Bagarre e "Lavaggio del Cervello".
Sul "lavaggio del cervello" "gli studiosi e i movimenti anti-sette si trovano in disaccordo"
Veramente sul "lavaggio del cervello" si trovano in
disaccordo molti studiosi anche non etichettabili come appartenenti a movimenti "antisette"
oppure come "cult apologist" (difensori delle sette).
Su questo tema sono in disaccordo studiosi di varie branche disciplinari che da anni
stanno cercando di individuare ipotesi e metodi di ricerca validi per procedere in
ulteriori indagini. Associazioni professionali molto importanti di sociologi, psicologi e
studiosi delle religioni, hanno chiaramente evitato fino ad oggi di prendere posizioni
ufficiali definitive su questo tema a causa delle opinioni molto diverse presenti al loro
interno. Anche nel mondo protestante e in quello cattolico ci sono idee divergenti in
proposito. I protagonisti di questo dibattito sono così diversi che mi sembra restrittivo
inserirli forzatamente nelle due categorie nominate.
" Nella generale bagarre si rischia di perdere di vista la rilevanza pastorale che il tema ha anche secondo unottica squisitamente cattolica" |
E curioso come un tema puramente scientifico oggetto di studio di
scienziati di varie discipline venga ad assumere una rilevanza pastorale in unottica
squisitamente cattolica. Poiché, comunque, mi sembra che il Dott.
Introvigne stia parlando come cattolico, direi innanzitutto che non ci
troviamo immersi nella bagarre, ma in un dibattito che vede protagoniste persone
diverse con idee diverse. E questo per me non è segno di bagarre, ma di democrazia
e libertà di pensiero. Se questa è la bagarre, allora che sia la benvenuta!
E certamente vero, comunque, che il tema ha una grande rilevanza
pastorale e la Chiesa Cattolica si è preoccupata di questo, in modo particolare, nella
Nota Pastorale Limpegno pastorale della chiesa di
fronte ai nuovi movimenti religiosi e alle sette, del 30 maggio 1993 a cura
del Segretariato per lecumenismo e il dialogo della CEI.
In questo documento largomento del cosiddetto "lavaggio del
cervello" è accennato, anche se utilizzando unaltra terminologia, in
diverse parti: "A ragion veduta si può osservare che le sette e i nuovi movimenti
religiosi normalmente appaiono chiusi al dialogo, protesi come sono allannuncio con
metodi di propaganda che si servono della pressione psicologica, tendendo a soggiogare
linterlocutore in modo da raggiungere una adesione acritica e totale, fino a
produrre, in taluni casi, il plagio della personalità" [1]
E ancora: "A volte accade che gli adepti a una setta vengano
vincolati attraverso forme di coercizione emotiva e psicologica, di controllo e vigilanza,
fino ad arrivare a vere e proprie limitazioni delle libertà personali. In questi casi ci
si trova di fronte a un successo imposto e tutelato" [2].
Nel documento, dunque, si parla esplicitamente del fatto che in alcuni gruppi sono
presenti meccanismi di pressione psicologica che non rispettano le persone.
"Leco di queste (polemiche) si è fatto sentire anche in alcuni ambienti cattolici, i quali, facendosi portavoce della tendenza anti-sette, obiettano sostanzialmente al sottoscritto e al CESNUR di avere un atteggiamento irenico perché negando il lavaggio del cervello si finirebbe per prendere sul serio le idee delle sette" |
Veramente nuova questa obiezione che "ambienti
cattolici", fattisi per loccasione portavoce della tendenza anti-sette,
muoverebbero al Dott. Introvigne e al CESNUR.
Ci chiediamo chi possano essere gli esponenti di questi "ambienti
cattolici". La loro obiezione, se fosse così come viene presentata, sarebbe frutto
di una grande confusione tra due cose molto diverse: il "lavaggio del
cervello", da una parte, e le idee delle sette dallaltra. Per fare
chiarezza: le idee sono una cosa, i processi psicologici di indottrinamento sono
unaltra cosa. Mentre sulla inconciliabilità delle dottrine dei nuovi culti
con la fede cattolica solitamente il CESNUR e il suo Direttore
sono molto espliciti, chiari ed esaurienti, sullaltro tema,
quello dei processi psichici di indottrinamento, ci sono divergenze consistenti tra
il CESNUR ed altri ambienti cattolici e non cattolici (che non
definirei, comunque, anti-sette).
Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
" vorrei sottolineare il rischio che corre il cattolico accettando lidea del lavaggio del cervello". Finisce per sostenere che le idee si dividono in libere (accettate liberamente) e non libere (accettate perché qualcuno te le inculca lavandoti il cervello) Il cristianesimo ha donato al mondo la libertà , che comporta anche la responsabilità :le scelte sono libere. Nessuno ci costringe a scegliere il male. .. Se scegliamo liberamente il male, pecchiamo".
Accettare lidea di "lavaggio del
cervello" (nozione puramente metaforica che si riferisce a processi di
condizionamento psicologico da sempre presenti nella letteratura scientifica), sarebbe
dunque "rischioso" per i cattolici. Sembra quasi
un appello allunità della fede particolarmente strano poiché non si sta parlando
di verità di fede messe in discussione o di scelte morali in contrasto con
linsegnamento della Chiesa. Si sta parlando di un tema discusso in campo
scientifico che non ha nulla a che fare con la fede. Sembra di ritornare a quella oscura e
pericolosa commistione tra scienza e fede che tanti mali ha causato nel passato.
Cè anche una pericolosa distinzione tra buono e cattivo, bene e male come se
esistessero solo i due estremi del continuum.
Nessuno nega che luomo che pecca lo fa liberamente abusando del
dono che Dio gli fa della libertà, ma è anche vero che nelle scelte che luomo fa
entrano in gioco molti fattori e che alcune volte scelte che sembrano libere in realtà
non lo sono.
"Se scegliamo liberamente il male, pecchiamo".
Poiché condivido pienamente questa affermazione, basandomi su di essa, vorrei fare un
esempio: una persona lascia la Chiesa Cattolica per entrare in un nuovo culto le cui
dottrine e prassi sono in totale contraddizione con la sua fede precedente. Se ci mettiamo
veramente in una prospettiva pastorale, dobbiamo ammettere che questa persona ha peccato.
Dopo aver riconosciuto la sua oggettiva colpa dobbiamo però anche chiederci:
ladesione al nuovo culto da parte dellex cattolico è stato frutto di una
scelta veramente libera? Solo se si è trattato di una scelta libera noi possiamo
attribuire a quella persona la piena responsabilità della sua apostasia. I
nostri Pastori (che non credo possano essere accusati di assumere posizioni
anti-sette), nella loro sensibilità ed esperienza pastorale, ci indicano la
via giusta per risolvere questo fondamentale problema : "Certe tecniche di
reclutamento e di formazione (training) e certe procedure dindottrinamento,
praticate da numerose sette e culti, spesso molto sofisticate, sono per buona
parte allorigine del loro successo. Nella maggior parte dei casi, le sette attirano,
con tali mezzi, individui, i quali, in primo luogo, ignorano che questo approccio è
spesso una messinscena e, in secondo luogo, sono inconsapevoli circa la natura della
macchinazione che li porterà a farsi convertire e circa i metodi di formazione
(manipolazione sociale e psicologica) cui verranno sottoposti. Le sette impongono i
loro modi particolari di pensare, di sentire e di comportarsi, contrariamente
allapproccio della Chiesa che implica un consenso convinto e responsabile" [3].
E vero, inoltre, che "nessuno ci costringe a scegliere il
male", ma è altrettanto vero che nelle sette la "costrizione" non è
facilmente riconoscibile, così come il "male" non appare come tale, ma sembra
"bene". Se cè inganno da parte del "reclutatore" , fino a che
punto la persona ha fatto una libera scelta? E fino a che punto è responsabile? Se
il nuovo adepto fosse stato avvisato di quellinganno avrebbe aderito lo stesso al
culto? E se non è stato avvisato da chi poteva avvisarlo, la responsabilità del
suo peccato di chi è? E solo sua? E del culto? E
dei suoi fratelli nella fede cattolica che sapevano e che non lhanno avvisato?
E della comunità ecclesiale che non fa abbastanza per avvisare i propri membri dei
pericoli e degli inganni perpetrati da certi gruppi? E di chi addirittura
difende anche i gruppi più controversi e pericolosi mettendo a tacere le violazioni dei
diritti umani che essi compiono quotidianamente?
Io credo che, se vogliamo cercare quali sono le VERE responsabilità, dobbiamo essere abbastanza onesti da
ammettere che esse si trovano altrove, là dove non le avremmo neanche immaginate! Credo
fermamente che questa sia la vera prospettiva pastorale alla luce dellesperienza di
alcuni anni di studio e consulenza passati ad ascoltare le sofferenze di quelli che
vengono etichettati come peccatori perché hanno abbracciato un culto e che, invece, sono
stati, prima vittime degli inganni del culto stesso, poi, una volta usciti e accortisi
dellerrore, vittime del proprio senso di colpa, e poi vittime la terza volta perché
giudicati e condannati dal tribunale dei "difensori della libertà di scelta"
che li bolla come peccatori a causa dellabbandono della fede cattolica.
Tutto questo è troppo facile, troppo
sbrigativo , e soprattutto troppo comodo !
Esigenze di "ordine pubblico" ?
"Se le scelte non sono libere ma derivano da pressioni di gruppo - e la mafia o una banda di delinquenti sono in grado di esercitare una pressione psicologica molto più forte di una "setta" - è impossibile condannare" |
Sembra , questo, un altro appello
questa volta non allunità dei cattolici, ma a quella delluomo comune o dei
cittadini per bene che dovrebbero temere la teoria del "lavaggio del cervello"
perché accettandola essi si vedrebbero minacciati dai peggiori delinquenti i quali, con
la scusa di essere stati condizionati dalla banda o clan mafioso di cui facevano parte,
potrebbero rimanere impuniti. Siamo dunque arrivati a negare lesistenza del "lavaggio
del cervello" per motivi di ordine pubblico? Chissà, forse gli studiosi
che in una misura anche minima ritengono che esista una qualche forma di pressione
indebita esercitata sulle persone potrebbero tra poco essere accusati di
favoreggiamento!
Ma anche questa volta credo che non ci sia nulla di cui preoccuparsi: i
tribunali ammettono la possibilità che un reato commesso venga punito con il beneficio
delle attenuanti, che possono essere attribuite per diversi motivi.
Nellarticolo di P.
Martin, L. Pile, R. Burks
e S. Martin, si cita, per esempio, il caso di un ragazzo
dellIllinois, Danny Kraft, membro di una setta capeggiata
dal leader Jeffrey Lundgren, che partecipò allassassinio
di una madre, un padre e tre ragazzine di 13, 11 e 8 anni. Lavvocato difensore
del ragazzo sosteneva che, nonostante egli fosse colpevole, " ... esistevano delle
attenuanti vale a dire che Kraft era sotto linfluenza di Lundgren
tramite un processo di controllo-mentale. Perciò Kraft non stava agendo secondo la sua
libera volontà e moralità perché soffriva di disordine mentale. In altre parole Kraft
era stato indotto a credere qualcosa di non vero, per la precisione che Lundgren fosse il
profeta di Dio e, quindi, qualsiasi cosa dicesse era divinamente ispirato. La corte si
trovò inequivocabilmente daccordo che le tecniche usate da Lundgren erano quelle
del controllo mentale, e accettò il fatto che Kraft soffriva davvero di disordine
dissociativo, identificato scientificamente come DSM-III-R e DSM-IV. Kraft fu condannato a
molti anni di prigione, ma la sentenza fu più mite di quanto sarebbe stata se il
controllo-mentale non fosse stato visto come circostanza
attenuante" [4]. Interessante è
anche fatto che il giudice che presiedeva il giudizio di Danny Kraft,
ha affermato: "Spero che questa tragedia e la relativa condanna serva come monito
sulla natura distruttiva delle sette religiose per tutti i genitori e famiglie. Che noi,
come società, siamo consapevoli della facilità con cui essa può distruggere, così come
riconosciamo la distruttività dellalcool e della droga" ( Caso N. 90CR
012, Court of Common Pleas, Lake County, Ohio) [5]
Questo è solo un caso tra tanti che testimonia il fatto che anche i
tribunali tengono in considerazione le circostanze in cui avvengono i reati senza per
questo lasciare impuniti gli assassini.
Quello che si potrebbe aggiungere, tanto per tenere vivo il dibattito,
è che non è lidea del "lavaggio del cervello" ad essere "pericolosa"
per lamministrazione della giustizia, ma piuttosto, la presunta difesa della
libertà religiosa ad oltranza che molte volte veramente impedisce ai tribunali di fare il
loro dovere. Il recente Rapporto
Svizzero intitolato "Le sette o i
movimenti indottrinanti in Svizzera. Necessità di un intervento dello Stato o: verso una
politica federale in materia di sette", al n. 434
"Limiti del potere statale" afferma: " Anche quando sono
riconosciuti abusi e vengono applicate le leggi in vigore, gli interventi statali e le
misure protettive si rivelano sovente impossibili o succede che le misure ordinate non
possano essere eseguite. I motivi risiedono in primo luogo nel fatto che i pregiudizi
riguardano la sfera privata, la quale si sottrae al controllo o allinfluenza
esterna, in particolare a quella dello Stato. Inoltre, conformemente ai diritti
fondamentali sanciti nella Costituzione, ad esempio la libertà di religione e di
espressione, eventuali abusi possono essere combattuti soltanto se oltrepassano una certa
soglia, vale a dire ad esempio se violano notevolmente o mettono in pericolo altri diritti
fondamentali. La possibilità di applicare le misure statali e la loro efficacia sono
minate sin dallinizio da certi gruppi indottrinanti, fra laltro in ragione del
fatto che la "dottrina di gruppo" rifiuta lautorità statale o la ritiene
perlomeno subordinata allautorità del gruppo. Sviluppando coerentemente questa
tendenza, si raggiunge la legittimazione interna del gruppo verso la disobbedienza civile
sino alla negazione del rispetto delle regole dello Stato. I gruppi organizzati
internazionalmente sono inoltre in grado di sfuggire a misure statali sottoponendosi alla
legislazione di altri Paesi".
Concludendo chiediamoci: perché molte volte "è impossibile
condannare" ? Chi riesce più facilmente a "farla franca"?
Il delinquente che ha commesso il reato o il mandante che si fa scudo
della "libertà religiosa"?
Lasciamo i confessionali ai sacerdoti.
"Io ho paura per i tribunali, ma ho ancora più paura che queste teorie rendano impossibile il funzionamento dei confessionali. Se le scelte cattive non sono libere, cade il peccato e anche la confessione"
Chissà se gli studiosi che stanno dibattendo la
problematica complessa del "lavaggio del cervello" avrebbero mai
immaginato di costituire un pericolo per i confessori! Essi avrebbero addirittura
messo in discussione, per questo aspetto, la possibilità di amministrare il sacramento
della confessione. Ammettere la teoria del "lavaggio del cervello"
sarebbe unindebita ingerenza in questioni squisitamente spirituali! Forse è
un po troppo per un civile e sereno dibattito che, come tanti altri, si sta
svolgendo e dovrebbe rimanere allinterno del mondo scientifico.
E, comunque, chi è a contatto con i drammi delle persone coinvolte nei
culti sa bene che chi si allontana da una setta perché prende coscienza di essere stato
ingannato, e desidera convertirsi o ritornare alla fede cattolica, si accosta al
confessionale non con la convinzione superba di essere innocente perché nel gruppo gli
hanno "lavato il cervello", ma con lumiltà e la consapevolezza
degli innumerevoli peccati commessi durante laffiliazione. Queste
persone di solito accusano prima di tutto se stesse e si assumono tutte le loro
responsabilità. Daltra parte, se un penitente non si
sentisse colpevole non si avvicinerebbe neanche al confessionale per chiedere il perdono.
Dunque i sacerdoti non hanno nulla da temere, anzi: accade spesso che
sia il confessore a rassicurare il fedele e a rincuorarlo facendogli comprendere che gli
errori e i peccati da lui commessi quando era nel culto sono solo in parte dovuti alla sua
responsabilità e che ci sono responsabilità anche da parte di chi lo ha ingannato e
condizionato.
Credo, comunque, che forse uno degli aspetti più delicati della
confessione sia proprio quello di saper discernere, da parte del sacerdote, e distinguere
un caso dallaltro . E difficile stabilire il "grado di
colpevolezza" di una persona. Solo Dio ha la capacità di
giudicare con perfezione, per il semplice motivo che è il solo che può guardare nel
cuore delluomo e leggerne le intenzioni. Ci sono persone che compiono azioni
sbagliate animate da buone intenzioni e altre che compiono azioni buone ma sono animate da
cattive intenzioni. Stando così le cose non si può istituire un "tribunale"
del bene e del male e sottoporre la coscienza delle persone ad uno scrutinio tanto severo
quanto ingiusto! "La legge è fatta per luomo, non luomo per la
legge". Qualcuno vuole forse tornare alla schiavitù dalla Legge
dalla quale ci ha messi in guardia S. Paolo? Ringraziamo il
Signore perché ci ha accolto come peccatori e ci ha amato nonostante questo. Riecheggiano
ancora quelle parole di un Innocente condannato a morire in croce che ,
consapevole della malvagità dei suoi giudici accusatori e dei suoi aguzzini tuttavia
diceva : "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!".
Credo che, se non ci fosse in ogni uomo la consapevolezza del suo essere peccatore di
fronte alla immensa misericordia di Dio, non potrebbe esserci altra soluzione per un
credente che quella di precipitare nella disperazione della propria salvezza !
Cominciamo la bonifica dalle "travi".
"Altrimenti chi urla più forte, chi propone una prospettiva urlata su questi problemi non solo non li risolve, ma in realtà fa propaganda a quello stesso relativismo che dice a parole di condannare" |
Non so a chi si riferisca il relatore quando parla
di "urlatori" che propagandano il relativismo. Certo è
che noi cattolici dovremmo accettare anche di fare autocritica
per aver talvolta sottovalutato il problema dellaffiliazione ai nuovi culti e
per non aver voluto vedere le deviazioni anche allinterno di certi ambienti
pseudocattolici. Le deviazioni si sono verificate e si
verificano ancora oggi sia nellambito dottrinale che in quello della prassi. Questo
fatto è davanti agli occhi di tutti e molti Vescovi, purtroppo, sono stati costretti a
prendere provvedimenti di vario genere e gravità di fronte a deviazioni anche da parte di
sacerdoti, religiosi e perfino Vescovi. Ma questa ammissione non deve essere vista,
a mio parere, come un pericolo per la Chiesa. Essa, semplicemente, mette in evidenza che
la Verità rivelata e incarnata nel Figlio di Dio viene trasmessa attraverso uomini e
donne fallibili e soggetti a debolezze di vario genere. Ciò potrebbe anche
significare che in certi gruppi cattolici cè qualcosa da rivedere, qualche
atteggiamento da correggere fraternamente nello spirito della "correzione
fraterna". Tutto questo è pienamente in linea con
linsegnamento di Cristo e degli Apostoli e non può essere considerato una minaccia
se non da chi ritiene che il suo cattolicesimo sia una forma di
elitaria appartenenza ad una specie di club riservato a pochi.
Grazie a Dio la Chiesa fondata da Cristo non è questo. A
confermarlo non sono certamente io, ma ancora una volta i nostri Pastori
che, a dispetto di chi nega lesistenza del problema "settario"
anche nella Chiesa, con spirito di verità ed onestà, affermano: "E
comunque da rilevare che lo spirito settario, cioè un atteggiamento
dintolleranza unito a un proselitismo aggressivo, non è necessariamente il fatto
costitutivo di una setta e, in ogni caso, non è sufficiente a
caratterizzarla. Uno spirito del genere può riscontrarsi anche in gruppi di fedeli
appartenenti a chiese o a comunità ecclesiali ". [6]
Questo pericolo era già stato evidenziato nel Rapporto provvisorio dove si suggeriva che "Questi
gruppi cristiani di spirito settario possono evolversi grazie a un approfondimento della
loro formazione e a contatti con altri cristiani. Possono, così, progredire verso un
atteggiamento più ecclesiale" [7].
Mentre, dunque, i nostri Pastori richiamano tutti i cattolici a
promuovere sempre più lo spirito di ecclesialità [8],
in certi ambienti (anche su newsgroup frequentati da cattolici)
si continua a fare confusione tra il normale e comune processo della conversione religiosa
e lindottrinamento massiccio e manipolatorio attuato da certe organizzazioni. Questa
confusione alcune volte deriva da ignoranza, altre volte dallintenzione poco
trasparente e opportunistica di difendere il "proprio orticello"
dalle minacce di chissà quale laicismo aggressivo il cui scopo sarebbe solo quello di far
passare la teoria del "lavaggio del cervello" per poi accusare anche la
Chiesa Cattolica di praticarlo. Obiettivo finale di questa "campagna"
sarebbe quello di chiudere le scuole cattoliche e i seminari perché in essi si
praticherebbe il lavaggio del cervello. Ed ecco il risultato finale del grande
complotto ordito dalle schiere dei malevoli psichiatri-comunisti-atei-antisette :
leliminazione totale e definitiva di qualsiasi residuo di Cattolicità. [9]
Questo genere di terrorismo su Internet,
unitamente allaltra forma di allarmismo, sul famigerato "lavaggio del
cervello", è certamente ben architettato ed ha lobiettivo evidente di
condizionare il mondo cattolico. Infatti, una volta convinti di un tale pericolo, i
cattolici giustamente si riterrebbero minacciati nellesercizio della libertà di
religione e vedrebbero le teorie del "lavaggio del cervello" come
assolutamente inaccettabili dal punto di vista cattolico. Naturalmente tutto questo
avrebbe anche il vantaggio di permettere a qualcuno di continuare indisturbato a
danneggiare le persone sfruttando la loro buona fede nascondendosi dietro la solita "libertà
religiosa".
Mi chiedo: tutto questo è onesto? E giusto per un
cattolico negare una realtà di sopraffazione per mettersi al riparo dai propri errori?
Qualè il passo biblico o il documento ecclesiale in cui ci viene detto di
tacere i nostri errori e di nasconderli e, per evitare che escano fuori, tacere anche
quelli degli altri? Non rischiamo così di scandalizzare il prossimo, specialmente
quello più bisognoso spiritualmente, cioè i non credenti?
Forse dovremmo riflettere molto su queste parole di Gesù :
"E inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono.
E meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel
mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi
stessi!". (Lc 17, 1-3)
Vorrei rivolgermi fraternamente
a tutti i cattolici in buona fede impegnati nella nuova
evangelizzazione :
Perché, invece di gridare all"untore" e negare la
realtà, non cerchiamo, proprio perché cattolici, di togliere la "trave" dal
nostro occhio prima di guardare alla "pagliuzza" che è nellocchio altrui?
Perché, mentre "denunciamo" i peccati altrui, non facciamo
il "mea culpa" anche per i nostri e preghiamo gli uni per gli altri invocando
lassistenza dello Spirito Santo sulla Chiesa perché la preservi da ogni male?
Se fossimo, in questa prospettiva, veramente uniti, non solo nella
comune fede e nella condivisione della stessa Mensa, ma anche nella delicata
pastorale delle nuove forme di religiosità, riusciremmo a dare ai non cattolici un
esempio di unità che vale molto più delle nostre parole.
Poichè, comunque, l'unità è un frutto che si coglie al termine
di un lungo e non facile cammino, penso che sia arrivato il momento giusto per
iniziarlo.
Con questo spirito mi rivolgo a tutti i cattolici impegnati nella
Pastorale delle nuove forme di religiosità (e in modo particolare ai gestori, ai
collaboratori e agli amici del Sito Web "Una Voce Grida"), per invitarli ad un
confronto finalmente aperto e sincero su questi temi.
Fraternamente in Cristo
RAFFAELLA DI MARZIO
[1] SEGRETARIATO PER
LECUMENISMO E IL DIALOGO DELLA CEI, Nota pastorale Limpegno pastorale della
chiesa di fronte ai nuovi movimenti religiosi e alle sette, 30 maggio 1993, n.12.
[2] ibid, n.10
[3] ibid, n.2.2
[4] Paul R. Martin, Ph.D., Lawrence A. Pile, Ron
Burks, M.A. & Stephen D. Martin, "Vincere la schiavitù della
Rivittimizzazione: Una Difesa Logico/Empirica della Riforma del Pensiero",
Cultic Studies Journal, Vol.15, n.2, p. 161.
[5] ibid, p. 187.
[6] SEGRETARIATO PER LECUMENISMO E IL
DIALOGO DELLA CEI, ibid, n.13
[7] SEGRETARIATO PER LUNIONE DEI CRISTIANI
- SEGRETARIATO PER I NON CRISTIANI - SEGRETARIATO PER I NON CREDENTI - PONTIFICIO
CONSIGLIO PER LA CULTURA, Rapporto provvisorio Il fenomeno delle sette o nuovi
movimenti religiosi, 7 maggio 1986, n.1.1.
[8] Ricordiamo che qualsiasi associazione voglia
fregiarsi dellappellativo di "CATTOLICA" deve conformarsi al Can. 300 del
Codice di Diritto Canonico che così recita :
Can. 300 Nessuna associazione assuma il nome di
"cattolica", se non con il consenso dellautorità ecclesiastica competente
a norma del can. 312.
Can. 312 - § 1. Lautorità competente ad erigere
associazioni pubbliche è:
1° la santa Sede per le associazioni universali e internazionali;
2° la Conferenza Episcopale nellambito del proprio territorio per le associazioni
nazionali, quelle cioè che sono destinate, mediante lerezione stessa, ad esercitare
la loro attività in tutta una nazione;
3° il Vescovo diocesano nellambito del suo territorio per le associazioni
diocesane, non però lAmministratore diocesano; tuttavia sono eccettuate le
associazioni per le quali il diritto di erezione è riservato ad altri per privilegio
apostolico.
§ 2. Per erigere validamente nella diocesi unassociazione o una sua sezione, anche
se ciò avviene in forza di un privilegio apostolico, si richiede il consenso scritto del
Vescovo diocesano; tuttavia il consenso del Vescovo diocesano per lerezione di una
casa di un istituto religioso vale anche per lerezione, presso la stessa casa o
presso la chiesa annessa, di unassociazione propria di quellistituto.
[9] E in questo spirito deformato e
deformante che si colloca a pieno titolo un intervento sul newsgroup it.cultura.cattolica
del 22 Luglio 1999. Secondo lestensore del post il GRIS (nella
sua totalità) sarebbe unassociazione di cui si servirebbero uomini politici per i
loro scopi, allo stesso modo in cui nel passato partiti come la DC hanno strumentalizzato
la Chiesa per raggiungere i loro fini. Dunque il GRIS, nel denunciare le violazioni
dei diritti umani che si verificano in certi gruppi, nel mettere in guardia le persone
dalle tecniche di influenza indebita in essi utilizzate, non farebbe altro che agevolare
certi uomini politici nel conseguire i loro scopi.
Il nostro impegno di volontari nella Chiesa che si
spendono quotidianamente e gratuitamente nel settore difficile, delicato e controverso
delle nuove religiosità ci ha abituato a molti generi di attacchi che ci
arrivano anche telefonicamente e via Internet (ad es. insulti, bestemmie, minacce,
provocazioni, lusinghe malintenzionate). Offriamo anche questo al Signore
insieme alle preghiere per gli autori di queste "gentili missive". Ma
quello che più ci sorprende e addolora è quando le provocazioni gratuite e gli
insulti ci giungono da ambienti che si autodefiniscono "cattolici".
In questo caso, non riusciamo proprio a vedere nei provocatori dei fratelli irretiti
e condizionati che guardano a noi come ai loro persecutori e che, quindi dal loro
punto di vista, avrebbero dei buoni motivi per "accusarci", ma piuttosto siamo
portati a vedere in queste persone quei farisei "razza di vipere" e
"sepolcri imbiancati" di cui parla Gesù. E, comunque, nessun rancore
da parte nostra: preghiamo anche per costoro e cerchiamo di dialogare con tutti,
consapevoli che anche Giuda, se avesse voluto, si sarebbe potuto ricredere e non avrebbe
messo in atto il suo tradimento.
Mentre stavamo per mettere online
l'articolo, il giorno 26 Luglio 1999, ho letto con piacere su it.cultura.cattolica,
insieme ad altri amici del GRIS, una rettifica parziale ma significativa del post del 22
Luglio 1999. Non posso che rallegrarmene.
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