| RIFORMULAZIONE DEL CONCETTO IN TERMINI DI COSTI DI USCITA |
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Questa è la seconda di un articolo in due parti sul lavaggio del cervello. Nella prima parte, pubblicata nel primo numero di questa rivista, ho discusso la storia di questo concetto molto diffamato e ho cercato di liberarlo dalle sterili guerre culturali in cui era rimasto intrappolato. Ho offerto una definizione di lavaggio del cervello limitata e precisa, allo scopo di renderlo un concetto utile per lo studio socio-psicologico della disaffiliazione da movimenti religiosi.
In questa seconda parte dell'articolo cerco di completare la sua riabilitazione trasformandolo da parola d'ordine ideologica a concetto attentamente definito, limitato e sociologicamente utile. Il primo passo di questo processo è re-inquadrare il concetto come strumento di studio del problema trascurato della disaffiliazione religiosa, il che implica un reinquadramento teorico nel contesto della teoria dell'azione razionale, e un sostanziale reinquadramento nel contesto delle indagini su costi interiori ed esteriori dell'abbandono di una collettività religiosa. In contrasto con alcune delle più altisonanti affermazioni fatte a volte sul lavaggio del cervello come sola spiegazione del comportamento nelle sette religiose, sostengo invece la tesi che il lavaggio del cervello è solo uno dei fattori che bisogna esaminare per capire il fenomeno più generale dei costi di uscita come barriera ad una libera scelta religiosa.
Reinquadratolo in questo modo, proseguo quindi a stabilire la validità scientifica del concetto. Però un concetto potrebbe essere valido e ancora non essere molto utile se riferito ad eventi che accadono solo di rado. Quindi proseguirò con la presentazione di prove sull'esistenza di eventi che nei nuovi movimenti religiosi si ripetono abbastanza frequentemente, e per i quali l'ipotesi del lavaggio del cervello offre una possibile spiegazione. In seguito discuto quattro ipotesi alternative che tentano di spiegare gran parte degli stessi fenomeni e dimostrare che l'ipotesi del lavaggio del cervello non si adatta ad alcuna di loro. Nella sezione finale di questo documento proseguo con considerazioni su modi per andare oltre la mera plausibilità congetturale fino allo sviluppo di una teoria testabile. Punto ad alcuni indirizzi per la futura ricerca che possano alla fine permetterci di identificare il vero processo attraverso il quale il lavaggio del cervello determina significativamente e, a volte, aumenta in modo schiacciante il costo della disaffiliazione da organizzazioni religiose.
Desidero ringraziare Janja Lailich, Phillip Lucas, Thomas Robbins, e due anonimi recensori per i loro utili suggerimenti. L'autore da il benvenuto ai commenti dei lettori che possono essere inviati al Department of Sociology, Rutgers University, 54 Joyce Kilmer Avenue, Piscataway, NJ 08854-8045 o via email a zablocki@durkheim.rutgers.edu
Il lavaggio del cervello (1) è un concetto socio-psicologico di grande importanza potenziale. La definizione 'lavaggio del cervello' è, come ha notato Joseph Agassi, una "metafora molto forte" per un tipo molto potente di influenza interpersonale (2). Generalmente si assume, all'interno del paradigma della scelta razionale, che le preferenze dell'individuo si formino durante la socializzazione dell'infanzia e in seguito cambino molto lentamente, se cambiano. Si assume che l'influenza interpersonale lasci invariata nell'individuo la struttura di preferenza sottostante, cambiando solamente gli atteggiamenti che derivano da queste preferenze.
Il lavaggio del cervello è una importante eccezione teorica a questa regola, in quanto suppone la possibilita' di un tipo di influenza che va alla radice dell'identità e cambia la struttura stessa della preferenza.
Molti studiosi (3) negano addirittura l'esistenza del lavaggio del cervello e considerano epistemologicamente disonesto il suo uso come concetto della scienza sociale. Altri (4) fanno pompose affermazioni usando spesso l'ipotesi del lavaggio del cervello per valutare letteralmente qualsiasi cosa relativa al comportamento umano in organizzazioni religiose ad alte richieste. Nessuno di questi approcci aiuta. Abbiamo bisogno di liberare da questi due estremi un concetto preciso e limitato di lavaggio del cervello, perché l'idea ha importanza teorica sia per capire le sette religiose (5) sia per una generale teoria del sé e della socializzazione e risocializzazione umana. Quindi è importante che alla ricerca sull'ipotesi del lavaggio del cervello venga dato il tempo di svilupparsi, e il beneficio di un pubblico critico ma di mente aperta.
In questo documento cerco di gettare le basi per considerare il lavaggio del cervello come concetto scientifico sociale limitato e ben definito. Per farlo devo inizialmente fare tre assunzioni semplificative. Queste assunzioni restringeranno il dominio dei fenomeni che andrò a considerare, ma spero in modo da conferire chiarezza alla mia esposizione.
Per prima cosa limiterò la discussione al lavaggio del cervello nei gruppi religiosi. Non perché, naturalmente, creda che il lavaggio del cervello sia un fenomeno intrinsecamente religioso, ma voglio attenermi a quanto visto con i miei stessi occhi. Il mio campo di ricerca è stato primariamente quello delle sette religiose, e la mia personale motivazione per la stesura di questo documento scaturisce dalla curiosità su una sorprendente analogia tra pratiche di influenza che ho osservato in un certo numero di sette religiose contemporanee, e procedimenti d'influenza nei "centri rieducativi" cinesi descritti da Robert Lifton (6). Non intendo sottintendere che nella religione in sè esista qualcosa che conduce in modo particolare al lavaggio del cervello, o che il lavaggio del cervello non possa essere trovato in collettività politiche, psicoterapeutiche, militari o altrimenti totalitarie.
La mia seconda assunzione semplificativa ha a che fare con il carisma. Nonostante il lavaggio del cervello mi sembra che sia chiaramente associato all'esercizio dellautorità carismatica, questa associazione è ingannevole e complessa. I meccanismi con cui si realizza il lavaggio del cervello saranno diversi a seconda che ci sia una relazione diretta faccia-a-faccia con il leader carismatico, una relazione con un leader carismatico assente [lontano] o una relazione con qualche tipo di carisma di stirpe o carisma d'ufficio. Queste distinzioni sono importanti ma non posso rendere loro giustizia considerando le finalità di questo documento. Quindi limiterò la mia discussione alle situazioni carismatiche più semplici. E si da il caso che siano anche quelle di cui so di più. Si tratta di situazioni in cui esiste una relazione faccia-a-faccia tra il soggetto e un leader carismatico vivente. Il compito di estendere questa discussione a situazioni carismatiche più complesse verrà lasciato a lavori futuri.
La mia terza assunzione esemplificativa sarà di definire il lavaggio del cervello, nella utile frase di Steve Kent, "come una tecnica per trattenere membri, non per ottenere membri" (7). Metaforicamente parlando, possiamo pensare che un culto potenzialmente abbia tre distinti strumenti per la gestione del personale. Ha un magnete per attrarre reclute e attirarle all'interno (funzione di procurare). Ha un cacciavite per introdurre ogni membro, in modo tranquillo ma fermo, in una destinata nicchia (funzione del conservare). Ha un martello per colpire ogni membro, la cui nicchia si sia logorata, e rimetterlo al suo posto (quella che possiamo chiamare la funzione del trattenere). (8). Nella pratica i confini che separano queste funzioni sono indistinti. Per esempio, parte della funzione dell'ottenere può essere l'iniziare a discutere possibili nicchie con l'eventuale membro. E parte della funzione del trattenere può essere minacciare un membro, che sia divenuto recalcitrante, di rivelare segreti registrati durante le confessioni ottenute come parte della funzione del conservare. Comunque può non esserci alcun valore scientifico nel confondere questi tre strumenti o funzioni. Questo documento quindi ignorerà il magnete e il martello in modo da concentrarsi completamente sul cacciavite.
RIFORMULAZIONE DEL CONCETTO IN TERMINI DI COSTI DI USCITA
Affiliazione e disaffiliazione
La teoria della scelta razionale ha dato contributi significativi alla comprensione delle dinamiche dell'affiliazione religiosa in condizioni sociali che permettano libertà di scelta religiosa.
I mercati religiosi sono modellati come scenari in cui imprenditori religiosi (chiese, sette, culti, denominazioni e predicatori individuali carismatici) competono tra loro per l'affiliazione di "consumatori" religiosi. La discussione di James Coleman sulla costruzione sociale dell'ardore (9) e il modello di Lawrence Iannacone della religione come "un club buono che esibisce ritorni positivi alla folla partecipante" (10) sono due importanti esempi di avanzamenti teorici fatti in questo campo.
Sorprendentemente, a confronto è stata data poca attenzione al modello di scelta razionale della disaffiliazione dai gruppi religiosi. E' interessante notare che Stark e Bainbridge, nella loro teoria generale d'apertura sulla religione (11), addirittura non menzionano l'argomento della disaffiliazione dai gruppi religiosi. E' sorprendente perche' lo stesso processo deduttivo che ci porta a prevedere che i gruppi religiosi si faranno feroce concorrenza per preziosi consumatori, ci porta anche a prevedere che lotteranno ferocemente per mantenere la lealtà dei consumatori una volta che questi siano stati catturati. Anche se in un libero mercato religioso la capacità di prevenire la disaffiliazione è chiaramente limitata da leggi e abitudini, questa capacità non è assolutamente inesistente. Studi sul comportamento religioso dei Neri Americani nel sud rurale (12) hanno mostrato fino a che punto i vincoli sociali possono limitare la libertà di scelta individuale anche in condizioni di mercato religioso formalmente libero. Questi studi non trattano direttamente l'abbandono di collettività religiose. Comunque si può assumere che gli stessi vincoli a volte si applichino all'uscita.
Chiunque abbia provato a lasciare un club di libri o di dischi sa che, anche nel più libero dei mercati, al bravo imprenditore è possibile strutturare l'impresa in modo che entrare sia più facile che uscire. Questi club hanno facciate lusinghiere che conferiscono immediata gratificazione senza spesa. Scritte molto in piccolo ci sono condizioni e obblighi che entreranno in gioco successivamente. Spesso esistono condizioni che rendono difficile l'uscita al cliente insoddisfatto. Queste condizioni sono al limite della pratica etica. Da una parte, compratore avvisato. Dall'altra, se cambiamo lo scenario da un club di libri allo spacciatore di crack del quartiere che distribuisce campioni gratuiti del suo prodotto, potremmo scoprire che la gente a volte dovrebbe essere protetta dalle conseguenze dell'assuefazione a comportamenti impulsivi razionalmente edonici.
In merito ai gruppi religiosi totalitari, a causa del loro isolamento relazionale e degli intensi investimenti psicologici a volte richiesti, sto ipotizzando che i costi di uscita potrebbero a volte essere manipolati al punto in cui diventano molto maggiori di quelli imposti dai club di libri.
Cambiamento di Religione, Costi di uscita e Costi di Uscita Manipolati
Il lavoro di Shand (13) e altri ha dimostrato che il cambiamento di religione è l'eccezione piuttosto che la regola, e che credenze, pratiche e lealtà religiose sono notevolmente stabili nel corso della vita, in special modo dopo i vent'anni. Inoltre la maggior parte dei cambiamenti, quando avvengono, hanno poco a che fare con la lotta per le anime. Come Hoge, Hadaway, Roof e altri hanno dimostrato, argomenti piu' terra terra come la stabilità matrimoniale o del vicinato, e la mobilità geografica spiegano la maggior parte dei casi di cambiamento di religione (14).
I modelli di scelta razionale hanno comunque avuto un certo successo nello spiegare quella parte di cambiamenti di religione spinti dalla convinzione. I modelli di capitale umano e mobilitazione delle risorse (15) sono stati di grandissimo aiuto nell applicare concetti di mercato alla spiegazione di decisioni di affiliazione, e il loro effetto sulla concorrenza per la divisione del mercato di corpi religiosi.
Ma la ricerca più recente sui vincoli (16) ha dimostrato che questi modelli necessitano di correzioni per l'assunzione ingenua che i consumatori di religione entrano nel mercato senza altri vincoli che i loro stessi desideri e smanie. Reti relazionali e dipendenza da religioni specifiche come sistemi di sostegno alla vita agiscono in modo potente per limitare la libertà di scelta nelle decisioni di cambiamento. In questo documento mi baso sulle formulazioni di Ellison e Sherkat, ma porto l'indagine in una direzione diversa concentrandomi sulla disaffiliazione piuttosto che sul comportamento religioso privato.
L'analisi dei costi di uscita può essere definita come lo studio sistematico di tutti i disincentivi a lasciare volontariamente la collettività. Chiaramente esistono molti tipi di costi di uscita che spaziano dalle penali economiche agli obblighi relazionali, a vari tipi di dipendenze cognitive ed emotive. E' importante sottolineare che l'analisi dei costi di uscita non tratta in modo particolare il processo di uscita o i successivi passi del coinvolgimento della persona con la collettività religiosa. Al contrario, l'analisi dei costi di uscita tratta primariamente il paradosso del sentirsi intrappolato in quella che nominalmente è un'associazione volontaria. Non chiede "perché se ne vanno" ma piuttosto "Che cosa impedisce loro di andarsene".
La mia intenzione finale è identificare tutti i vari tipi di costi di uscita imposti dalle collettività religiose su membri che potrebbero altrimenti scegliere di andarsene. In questo documento mi concentro comunque su un particolare tipo di costo di uscita, cioè quello che deriva dalla manipolazione deliberata dei membri da parte di leaders carismatici.
Il problema del lavaggio del cervello è se esistono condizioni in base alle quali i membri di organizzazioni religiose possano essere sistematicamente risocializzati per divenire agenti schierabili di quell'organizzazione, con forti e interiorizzati disincentivi ad andarsene.
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