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Gran parte di coloro che cercano di aiutare
qualcuno ad uscire da un culto sanno poco o nulla sul controllo mentale, sulle
caratteristiche dei culti distruttivi e su cosa sia necessario fare per raggiungere
lobiettivo. Può darsi che considerino la "deprogrammazione" come
lunica via di salvezza, ignorando però che questa tecnica comporta la sottrazione
forzata delladepto, un costo complessivo che varia dai diciottomila ai trentamila
dollari e lunghe sedute dil recupero.
Oggi esistono metodi daiuto non coercitivi.
Professionisti che come me abbiano acquisito il grado di exit counselor (terapeuta
specializzato nel recupero e la riabilitazione di ex adepti), uniscono tecniche ben
collaudate nel settore della salute mentale alle più moderne tecniche di counseling. In
aggiunta, gli exit counselor attualmente operanti sono quasi tutti, a loro volta, ex
membri di qualche culto.
Questo capitolo intende fornire gli strumenti per capire cosè
lexit counseling, illustrandone il funzionamento attraverso la storia di tre
interventi da me condotti. Pur essendo ricostruiti sul ricordo, i dialoghi riportati sono
lo specchio fedele di avvenimenti reali accaduti a persone vere. Spero con ciò di aiutare
a comprendere che esiste unefficace alternativa alla deprogrammazione.
Avendola sperimentata direttamente, ne conosco bene gli aspetti
negativi. Quando fui deprogrammato, nel 1976, i miei genitori non avevano molta scelta,
come non ne avevano i familiari di altri adepti. Allora lalternativa era cercare di
mantenersi in stretto contatto con ladepto, sperando che a un certo punto decidesse
da solo di lasciare il culto, oppure rivolgersi a un deprogrammatore. I dirigenti dei
culti consideravano la deprogrammazione una minaccia temibile, dal momento che stava
causando loro la perdita di molti devoti e dirigenti. Non soltanto: questi ex affiliati
rilasciavano anche interviste ai mass media, rivelando dettagli importanti
sullattività dellorganizzazione. Diversamente dai "fuoriusciti
volontari", perseguitati dai sensi di colpa e con la tendenza a tacere la loro
esperienza, i deprogrammati ricevono il sostegno da una rete di persone che sono in grado
di comprendere quanto hanno passato e incoraggiati a parlarne pubblicamente.
Alla fine degli anni Settanta il problema del controllo mentale operato
dai culti appariva agli occhi del pubblico strettamente connesso alla deprogrammazione
forzata. Ciò era in parte dovuto alle campagne dimmagine promosse da alcune delle
maggiori organizzazioni con lintento di screditare i critici e deviare
lattenzione dai culti, spostandola altrove. 1
La propaganda stigmatizzava la deprogrammazione
come "la più grande minaccia alla libertà religiosa di tutti i tempi". I
deprogrammatori venivano descritti come persone che usavano maltrattamenti fisici e
violenza sulle persone per costringerle, con la forza, ad abiurare la loro fede. Sotto
linfluenza di questa propaganda, venne prodotto un film che dipingeva i
deprogrammatori come criminali bramosi di soldi, malvagi quanto i capi del culto stesso.
Per dovere di cronaca, posso dire di non aver mai avuto notizia di
deprogrammazioni (e ho conosciuto centinaia di deprogrammati) che avessero previsto
maltrattamenti fisici e violenza. Nessuna delle famiglie che ho conosciuto sarebbe
arrivata al punto di ricorrere alla deprogrammazione per salvare la persona amata, per poi
permettere che qualcuno le facesse del male.
Ciò nonostante, la verità è che la deprogrammazione è altamente
rischiosa da un punto di vista legale e spesso emozionalmente traumatica. In una
deprogrammazione classica, ladepto viene prima rintracciato e poi, mentre è in
strada, viene bloccato, caricato di peso su una macchina o un furgone in attesa e condotto
in un posto segreto, generalmente la stanza di un motel. A questo punto, sotto la
sorveglianza a vista 24 ore su 24 da parte di unapposita squadra di sicurezza, il
deprogrammatore, ex membri del culto e familiari iniziano a fornirgli informazioni sul
gruppo e a discutere con lui. Le finestre vengono inchiodate o sprangate, perché si sono
verificati casi di discepoli che si sono buttati dalla finestra di un secondo piano per
evitare la cosiddetta "abiura". Per prevenire eventuali tentativi di suicidio,
il seguace viene accompagnato anche in bagno. Viene trattenuto per giorni, forse anche
settimane, fintanto che non esce dalla situazione di controllo mentale o, comè
successo qualche volta, non finga di esserne fuori.
Nelle deprogrammazioni alle quali io ho partecipato, tra il 1976 e il
1977, in genere laderente al culto non veniva portato via di forza, ma affrontato
quando si recava a far visita ai familiari. Anche in questo caso, non appena gli veniva
detto che non gli sarebbe stato consentito di andarsene, si verificavano reazioni
violente: come deprogrammmatore sono stato preso a pugni e a calci, mi hanno sputato in
faccia, mi è stato buttato del caffè bollente addosso, mi sono stati tirati dietro
registratori. Del resto, se allepoca in cui successe a me non avessi avuto una gamba
ingessata fino allinguine, avrei fatto lo stesso. I seguaci di un culto sono stati
indottrinati a comportarsi così: rimanere "fedeli" ad ogni costo.
Allinizio, ladepto si convince ancora di più che per essere arrivata ad agire
così, la sua famiglia è davvero diventata lincarnazione del male.
In tali situazioni il cultista ci metterà anni a superare la rabbia e
il risentimento, anche nel caso in cui la deprogrammazione abbia avuto successo. Ho
conosciuto una donna che a parecchi anni di distanza dalla sua deprogrammazione, in
seguito ad un breve periodo passato tra i moonisti, rientrò nel gruppo per un anno per
poi uscirne senza alcun aiuto esterno: quasi dovesse provare a se stessa, come mi confidò
poi, che ce la poteva fare da sola. Sfortunatamente, durante quel breve periodo venne
portata in giro per tutti gli Stati Uniti e indotta a denunciare la deprogrammazione.
Non cè nulla di più terrificante che essere tenuto prigioniero
e pensare che stai per essere torturato o violentato: esperienze che i dirigenti dei culti
insinuano profondamente negli adepti, facendo credere loro che queste siano le tecniche
della deprogrammazione. Come è facile immaginare, in simili condizioni è ben difficile
riuscire a fornire una consulenza adeguata.
Al fine di tenere fuori ogni influenza esterna, ladepto
immediatamente si chiude in se stesso, recitando preghiere e cantilene o meditando.
Possono passare ore o giorni prima che si renda conto che il capo del suo culto affermava
il falso, quando parlava della deprogrammazione: nessuno lo sta torturando e i
deprogrammatori sono persone sensibili che si prendono cura di lui. Ladepto
arriverà poi a realizzare che vi sono effettivamente degli interrogativi più che
legittimi sui quali vale la pena soffermarsi: è solo a quel punto che inizia a
collaborare.
Decisi che non avrei partecipato a interventi coercitivi poiché
ho sempre creduto che fosse della massima importanza elaborare un altro metodo. Bisognava
trovare una tecnica di avvicinamento che rientrasse nella legalità e che venisse
volontariamente accolta. Familiari e amici erano la chiave daccesso, ma dovevano
essere istruiti sui culti e sul controllo mentale e andava loro insegnato come comunicare
in maniera efficace con i cultisti.
Lexit counseling non coercitivo: tre casi Lapproccio non coercitivo che ho sviluppato mira a raggiungere con tatto ciò che la deprogrammazione ottiene con la forza. Per aver presa sulladepto, amici e familiari devono fare un lavoro di squadra e pianificare la loro strategia. Anche se lapproccio non coercitivo non ha sempre successo, è quello che i familiari in genere preferiscono. Interventi più autoritari possono essere tenuti come ultima risorsa, allorquando tutti gli altri dovessero fallire. Perché abbia successo, lapproccio non coercitivo richiede una buona conoscenza della situazione. La raccolta delle informazioni e listruzione delle persone coinvolte prende il via già alla prima telefonata.
La famiglia OBrien
2Nel dicembre del 1987, un certo signor OBrien mi chiamò dicendosi preoccupato per il coinvolgimento di suo figlio in un gruppo conosciuto come la Boston Church of Christ (conosciuto anche come Multiplying Ministries. La Boston Church non va assolutamente confusa con la United Church of Christ o con la
Church of Christ, erede del congregazionalismo del New England). 3 A parlargli di me era stato Buddy Martin, un predicatore della Cape Cod Church of Christ, da tempo impegnato a denunciare pubblicamente le tattiche di "evangelizzazione" cultiste e autoritarie usate dal gruppo di Boston. 4I punti fondamentali del mio approccio Poiché i culti attirano le persone in ciò che si può definire una trappola psicologica, il mio lavoro come psicologo e terapeuta è quello di evidenziare al seguace di un culto quattro elementi.
Casi difficili: lintervento mascherato Quando il devoto di un culto si rifiuta di parlare con persone in grado di mostrargli "laltra faccia della medaglia" oppure se ne va nel bel mezzo di un intervento facendo ritorno al culto, non bisogna credere che tutto è perduto. Se non altro è stata aperta una comunicazione intorno ai temi principali e può anche darsi il caso che ladepto si senta in colpa per aver trattato male i suoi cari e che riprenda il dialogo più in là.
Margaret Rogers e i Bambini di Dio
8Da dieci anni Margaret Rogers era un affiliata del culto di Moses David Berg, denominato Bambini di Dio
9 (ora ribattezzato Family of Love o The Family). Durante gran parte di questo periodo aveva mantenuto contatti epistolari con le due sorelle e il fratello, limitandosi a scrivere in tutto una mezza dozzina di lettere. Margaret, che allepoca usava un altro nome, datole dal culto, viaggiava in tutto il mondo con il suo gruppo. In genere la sua famiglia non sapeva come mettersi in contatto con lei, eccezion fatta per unoccasione in cui poterono farle visita nelle Filippine. A quel tempo era sposata con un altro discepolo e aveva tre bambini.Alan Brown e la Foundation for Human Understanding
11 Il figlio dei coniugi Herber e Giulia Brown,
Alan, rimase per oltre due anni nel gruppo di Roy Masters: Foundation for Human
Understanding.
Masters è un ipnotizzatore professionista. Conduce un programma
radiofonico dal titolo "Come la tua mente può darti benessere", con il quali
conquista nuovi proseliti. Il coinvolgimento di Alan cominciò la sera in cui, dopo aver
ascoltato il programma, decise di mandare dei soldi a Masters perché gli fossero inviate
le cassette riguardanti la "meditazione". Avendo ascoltato tali cassette, posso
dire senza ombra di dubbio che in realtà Masters suggeriva una potente induzione
ipnotica, e non della semplice meditazione, come invece sosteneva. Più tardi, studiando
con maggior attenzione il soggetto, scoprii che Roy Masters aveva iniziato la sua carriera
come "esorcista": il luogo in cui svolgeva tale attività era di norma
laffollatissimo salone di un hotel, e quando tra il pubblico scopriva qualcuno che a
suo parere riteneva fosse posseduto, sosteneva di poterlo esorcizzare a pagamento.
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