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Internet, la via delle sorprese.

Tratto da Avvenire del 17 Luglio 1999 (pag. 24) - LETTERE AL DIRETTORE


Gentile Direttore,

dopo aver letto su Avvenire del 19 maggio l’articolo : "Chiediamolo a suor Letizia, monaca nella rete", ho pensato di raccontare brevemente la mia esperienza di giovane venticinquenne, laureanda in lettere, impegnata nella catechesi ai più piccoli e... navigatrice in Internet!
    Un pomeriggio dello scorso settembre controllavo gli ultimi messaggi arrivati nella mia posta elettronica. Con meraviglia ne trovai uno speditomi da monache domenicane di vita contemplativa (di clausura) che mi invitavano a visitare il loro sito (www.casentino.net/monasterodomenicane/).   La curiosità mi spinse a dargli subito un’ occhiata e lo trovai bellissimo, tanto da decidere di lasciare un messaggio di congratulazioni.  In poche righe salutai le monache chiedendo se fosse possibile dialogare con loro.  Fu con grande gioia e meraviglia che il giorno dopo lessi la risposta scritta da suor Giovanna, 34 anni.   Di sé disse pochissimo, ma abbastanza per incuriosirmi ancora di più e spingermi ad iniziare una lunga corrispondenza, un’amicizia virtuale, un dialogo che col tempo si è fatto sempre più profondo e per me importante Ricordo che facevo tantissime domande, e parlavo poco di me.  Dall’altra parte scoprivo sempre di più una giovane allegra, moderna, aggiornata, profonda, innamorata del signore e della vita.   Una donna realizzata, felice.  Una monaca che viveva una profonda esperienza di preghiera di contemplazione, di Dio.
    L’amicizia virtuale, poi, si è trasformata in amicizia reale, poiché a Natale ho avuto la gioia di andare a trovare suor Giovanna e le sue sorelle: è stato bellissimo!   Le monache domenicane di Pratovecchio (Ar), infatti, ospitano in foresteria chiunque voglia immergersi, durante l’anno, per qualche giorno, nella preghiera e nel silenzio, per ascoltare Dio e il proprio cuore e, all’interno della clausura, ragazze che desiderano fare un’esperienza di questo tipo.  Io ho scelto di vivere insieme a loro, dentro la clausura, quei giorno di grazia.
    Sono partita "all’avventura" ma ciò che ho trovato è stato molto più di quanto avrei potuto immaginare. Ho vissuto giorni indimenticabili di preghiera, silenzio, condivisione.  Nelle 18 monache ho incontrato non delle "musone", ma delle donne vere, ricche di umanità, gioia, di tutte le qualità cui una donna può aspirare: donne felici, che donano la loro vita ogni giorno per Dio e per i fratelli.  Donne che custodiscono nel cuore il silenzio, per trasformarlo in canto di lode.  La loro vita mi ha profondamente colpita.
    Il loro carisma le porta a predicare, con l’esempio innanzitutto, ciò che vivono e "ascoltano" nella contemplazione e nella preghiera. Anche Internet è diventato un mezzo di predicazione efficace.
    Al mio ritorno a casa ho aderito al Pmcd, "Piccolo movimento contemplativo domenicano", fondato da queste monache, rivolto soprattutto ai giovani e già diffuso in varie zone d’Italia.  Ho coinvolto i miei fratelli e diversi amici, ed è nato un gruppo di giovani domenicani, qui a Sassari, che si incontra mensilmente per riflettere sul Foglio periodico che le monache preparano per tutti gli aderenti d’Italia (e anche dell’estero), e che riguarda tematiche di approfondimento della fede (Sacramenti, Chiesa, spiritualità domenicane, ecc.).  La spiritualità che le monache ci propongono ha come punti principali e nodali la preghiera, lo studio, la contemplazione e la predicazione che si attua nella vita di tutti i giorni soprattutto con l’esempio (contemplata aliis tradere, "trasmettere agli altri quando abbiamo contemplato", è la frase di san Tommaso diventato motto dei domenicani).  Un aspetto molto importante è poi la vita fraterna e l’amicizia, che noi del circolino del Pmcd ci impegniamo a vivere fra di noi e con gli altri.
    Ho avuto la gioia di tornare a Pratovecchio subito dopo Pasqua, per una nuova e indimenticabile "avventura spirituale".
    Un’esperienza davvero importante, dunque, per me e per tanti altri giovani, nata grazie a coloro che con la loro preghiera incessante costituiscono il cuore della Chiesa, e riescono ad arrivare in modo e luoghi impensati con intuizioni tipiche del vero amore, di chi si lascia guidare dallo Spirito.  È Lui che illumina e guida, e Lui che entra nei cuori con fantasia incredibile!
    Ancora oggi tanti sono in silenziosa ma profonda e forse inconsapevole ricerca di Dio, e attendono chi già lo ha incontrato e ne ha fatto centro della propria vita, perché sia fratello o sorella nel cammino.  E magari lo aspettano proprio dietro una tastiera e un monitor... in un pomeriggio qualunque della propria esistenza.

 

Mirella, Sassari

 

 


 

 RISPOSTA DI DINO BOFFO

    Davvero inaspettata e sorprendente la sua esperienza, Mirella. Il celebre slogan di Marshall McLuhan: " il mezzo è il messaggio", stavolta è stato smentito; nel suo caso il messaggio si è impossessato del mezzo, lo ha reintegrato rispetto ad un uso troppo banale, lo ha esaltato e fatto brillare.   Quanto si è verificato è in qualche modo paradossale se confrontato con l’esperienza "ristretta" di chi ne è all’origine: un monastero. La vita claustrale ha dimostrato qui in maniera evidente la sua capacità di aprirsi al mondo, con libertà priva di qualsiasi imbarazzo. Anche di quello comprensibile che potrebbe indurre la tecnologia. E questo senza mai smentire l’essenza della vocazione religiosa. La forte personalità, la grande umanità, la libertà interiore delle monache di clausura sono dati scontati per chi ha la fortuna di conoscerle e di frequentarle, ma rimangono elementi sconcertanti per quanti ne considerano con superficialità la vita e la scelta che ne è all’origine.
    L’esperienza che lei ha vissuto mostra come gli strumenti moderni di comunicazione possano rappresentare una potenzialità formidabile quando li si valorizza al servizio degli ideali più alti. La virtualità telematica, sovente alla base di vere e proprie malattie di estraneazione dalla vita reale, può se ben gestita, essere mezzo per stringere legami, un veicolo che alimenta un rapporto umano intenso. Nel caso delle suore di Pratovecchio - ma le esperienze si moltiplicano - lo spazio virtuale è diventato luogo per comporre addirittura una comunità. Che, proprio perché tale, ha dimostrato di non poter rimanere confinata su linee telefoniche, tastiere e monitor.
    La posta elettronica può essere solo il preludio o il seguito di un incontro reale, in cui persone vere si guardano, sorridono, parlano...pregano.
    Non so che futuro avrà l’esperienza, e non credo sia importante saperlo. Conta che delle persone si siano incontrate e che dall’incontro sia scaturita una fede più intensa, gioiosa, contagiosa. Per stavolta, grazie Internet.

 

 

  M E N U    N O    F R A M E

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