| Internet, la via delle sorprese. |
Gentile Direttore,
dopo aver letto su Avvenire del 19 maggio larticolo :
"Chiediamolo a suor Letizia, monaca nella rete", ho pensato di raccontare
brevemente la mia esperienza di giovane venticinquenne, laureanda in lettere, impegnata
nella catechesi ai più piccoli e... navigatrice in Internet!
Un pomeriggio dello scorso settembre controllavo gli ultimi messaggi
arrivati nella mia posta elettronica. Con meraviglia ne trovai uno speditomi da monache
domenicane di vita contemplativa (di clausura) che mi invitavano a visitare il loro sito (www.casentino.net/monasterodomenicane/).
La curiosità mi spinse a dargli subito un occhiata e lo trovai bellissimo,
tanto da decidere di lasciare un messaggio di congratulazioni. In poche righe
salutai le monache chiedendo se fosse possibile dialogare con loro. Fu con grande
gioia e meraviglia che il giorno dopo lessi la risposta scritta da suor Giovanna, 34 anni.
Di sé disse pochissimo, ma abbastanza per incuriosirmi ancora di più e spingermi
ad iniziare una lunga corrispondenza, unamicizia virtuale, un dialogo che col tempo
si è fatto sempre più profondo e per me importante Ricordo che facevo tantissime
domande, e parlavo poco di me. Dallaltra parte scoprivo sempre di più una
giovane allegra, moderna, aggiornata, profonda, innamorata del signore e della vita.
Una donna realizzata, felice. Una monaca che viveva una profonda esperienza
di preghiera di contemplazione, di Dio.
Lamicizia virtuale, poi, si è trasformata in amicizia reale,
poiché a Natale ho avuto la gioia di andare a trovare suor Giovanna e le sue sorelle: è
stato bellissimo! Le monache domenicane di Pratovecchio (Ar), infatti,
ospitano in foresteria chiunque voglia immergersi, durante lanno, per qualche
giorno, nella preghiera e nel silenzio, per ascoltare Dio e il proprio cuore e,
allinterno della clausura, ragazze che desiderano fare unesperienza di questo
tipo. Io ho scelto di vivere insieme a loro, dentro la clausura, quei giorno di
grazia.
Sono partita "allavventura" ma ciò che ho trovato è
stato molto più di quanto avrei potuto immaginare. Ho vissuto giorni indimenticabili di
preghiera, silenzio, condivisione. Nelle 18 monache ho incontrato non delle
"musone", ma delle donne vere, ricche di umanità, gioia, di tutte le qualità
cui una donna può aspirare: donne felici, che donano la loro vita ogni giorno per Dio e
per i fratelli. Donne che custodiscono nel cuore il silenzio, per trasformarlo in
canto di lode. La loro vita mi ha profondamente colpita.
Il loro carisma le porta a predicare, con lesempio innanzitutto,
ciò che vivono e "ascoltano" nella contemplazione e nella preghiera. Anche
Internet è diventato un mezzo di predicazione efficace.
Al mio ritorno a casa ho aderito al Pmcd, "Piccolo movimento
contemplativo domenicano", fondato da queste monache, rivolto soprattutto ai giovani
e già diffuso in varie zone dItalia. Ho coinvolto i miei fratelli e diversi
amici, ed è nato un gruppo di giovani domenicani, qui a Sassari, che si incontra
mensilmente per riflettere sul Foglio periodico che le monache preparano per tutti gli
aderenti dItalia (e anche dellestero), e che riguarda tematiche di
approfondimento della fede (Sacramenti, Chiesa, spiritualità domenicane, ecc.). La
spiritualità che le monache ci propongono ha come punti principali e nodali la preghiera,
lo studio, la contemplazione e la predicazione che si attua nella vita di tutti i giorni
soprattutto con lesempio (contemplata aliis tradere, "trasmettere agli altri
quando abbiamo contemplato", è la frase di san Tommaso diventato motto dei
domenicani). Un aspetto molto importante è poi la vita fraterna e lamicizia,
che noi del circolino del Pmcd ci impegniamo a vivere fra di noi e con gli altri.
Ho avuto la gioia di tornare a Pratovecchio subito dopo Pasqua, per una
nuova e indimenticabile "avventura spirituale".
Unesperienza davvero importante, dunque, per me e per tanti altri
giovani, nata grazie a coloro che con la loro preghiera incessante costituiscono il cuore
della Chiesa, e riescono ad arrivare in modo e luoghi impensati con intuizioni tipiche del
vero amore, di chi si lascia guidare dallo Spirito. È Lui che illumina e guida, e
Lui che entra nei cuori con fantasia incredibile!
Ancora oggi tanti sono in silenziosa ma profonda e forse inconsapevole
ricerca di Dio, e attendono chi già lo ha incontrato e ne ha fatto centro della propria
vita, perché sia fratello o sorella nel cammino. E magari lo aspettano proprio
dietro una tastiera e un monitor... in un pomeriggio qualunque della propria esistenza.
Mirella, Sassari
RISPOSTA DI DINO BOFFO
Davvero inaspettata e sorprendente la sua
esperienza, Mirella. Il celebre slogan di Marshall McLuhan: " il mezzo è il
messaggio", stavolta è stato smentito; nel suo caso il messaggio si è impossessato
del mezzo, lo ha reintegrato rispetto ad un uso troppo banale, lo ha esaltato e fatto
brillare. Quanto si è verificato è in qualche modo paradossale se
confrontato con lesperienza "ristretta" di chi ne è allorigine: un
monastero. La vita claustrale ha dimostrato qui in maniera evidente la sua capacità di
aprirsi al mondo, con libertà priva di qualsiasi imbarazzo. Anche di quello comprensibile
che potrebbe indurre la tecnologia. E questo senza mai smentire lessenza della
vocazione religiosa. La forte personalità, la grande umanità, la libertà interiore
delle monache di clausura sono dati scontati per chi ha la fortuna di conoscerle e di
frequentarle, ma rimangono elementi sconcertanti per quanti ne considerano con
superficialità la vita e la scelta che ne è allorigine.
Lesperienza che lei ha vissuto mostra come gli strumenti
moderni di comunicazione possano rappresentare una potenzialità formidabile quando li si
valorizza al servizio degli ideali più alti. La virtualità telematica, sovente alla base
di vere e proprie malattie di estraneazione dalla vita reale, può se ben gestita, essere
mezzo per stringere legami, un veicolo che alimenta un rapporto umano intenso. Nel caso
delle suore di Pratovecchio - ma le esperienze si moltiplicano - lo spazio virtuale è
diventato luogo per comporre addirittura una comunità. Che, proprio perché tale, ha
dimostrato di non poter rimanere confinata su linee telefoniche, tastiere e monitor.
La posta elettronica può essere solo il preludio o il seguito di
un incontro reale, in cui persone vere si guardano, sorridono, parlano...pregano.
Non so che futuro avrà lesperienza, e non credo sia
importante saperlo. Conta che delle persone si siano incontrate e che dallincontro
sia scaturita una fede più intensa, gioiosa, contagiosa. Per stavolta, grazie Internet.