HOME INFO ARTICOLI LIBRI LINKS NEWS

 

Notizie Evangeliche - numero 13.

 

Roma, 31 Marzo 1999

 

"Cercare la pace, accogliere i profughi, liberarsi dagli stereotipi del 'nemico'"
Il Comitato Generale della Federazione delle chiese evangeliche sulla crisi nei Balcani

Roma (NEV), 31 marzo 1999 - Il Comitato Generale della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), riunito a Roma presso la Chiesa metodista di via XX Settembre, in merito alla crisi dei Balcani ha rilasciato la dichiarazione che segue: Il Comitato Generale della FCEI, riunito a Roma il 27 marzo 1999, - aderendo alle posizioni espresse dal Consiglio ecumenico delle chiese e dalla Conferenza delle chiese europee in ordine alla situazione venutasi a creare in seguito agli inammissibili interventi della Serbia nei confronti della popolazione di etnia albanese del Kosovo, al fallimento di soluzioni negoziali ed ai conseguenti interventi della NATO, - ribadisce la propria convinzione che la guerra, la violenza e l'intimidazione non risolvono i conflitti ma li approfondiscono e moltiplicano, provocando ulteriori sofferenze, inimicizie e ingiustizie; - sostiene ed afferma che vanno quindi promosse tutte le azioni tese a ricercare una soluzione del conflitto che porti a una pace giusta e duratura, fondata sul rispetto dei diritti umani e delle identità etniche e religiose; - chiede ai governi europei di adoperarsi concretamente affinché le popolazioni oggi in fuga dall'oppressione e dalla guerra siano adeguatamente assistite nel raggiungimento dei nostri paesi e che siano dignitosamente ospitate; - invita a pregare il Signore affinchè guidi i popoli dell'Europa a ricercare con maggiore determinazione la pacifica convivenza delle nazioni liberando tutti dalla tentazione di attribuire esclusivamente ai "nemici" di turno ogni responsabilità per atti e fatti alla cui origine si pongono azioni od omissioni cui molti hanno contribuito, perché "sulla terra non c'è alcun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai" (Ecclesiaste 7,20).

 

 

CEC, KEK, Federazione luterana e Alleanza riformata si appellano all'ONU
Per la cessazione immediata dell'intervento NATO nella Repubblica jugoslava

Roma (NEV), 31 marzo 1999 - I leader del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), della Conferenza delle chiese europee (KEK) e di due "comunioni ecclesiali" mondiali, quella luterana e quella riformata, si sono appellati al segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, chiedendo la cessazione immediata dei bombardamenti NATO nella Repubblica jugoslava. "Le scriviamo per esprimere la profonda preoccupazione per l'intervento militare della NATO nella Repubblica Federale della Jugoslavia", si legge nella lettera, diffusa il 29 marzo e firmata congiuntamente dal segretario generale del CEC Konrad Raiser, da Keith Clements, segretario generale della KEK, dal segretario della Federazione luterana mondiale (FLM), Ishmael Noko e dal segretario dell'Alleanza riformata mondiale (ARM) Milan Opocensky. "Le rivolgiamo il nostro appello affinché si intensifichino gli sforzi delle Nazioni Unite per perseguire una pace giusta e durevole nel conflitto in Kosovo". "L'intervento NATO in Jugoslavia - prosegue la lettera - manifesta l'incapacità della comunità internazionale di raggiungere una soluzione credibile di negoziato. Ogni giorno di bombardamento rende la soluzione più distante e incrementa i rischi di regionalizzazione del conflitto. Ci appelliamo per la cessazione immediata dell'intervento militare della NATO, per consentire una ripresa del processo politico sotto la Sua guida e sotto gli auspici delle Nazioni Unite". I firmatari della lettera affermano di essere in accordo con le dichiarazioni del patriarca Pavle, capo della Chiesa ortodossa serba, il quale ha sostenuto, in una dichiarazione del 25 marzo, che è possibile raggiungere una soluzione della crisi attraverso i negoziati: "La Chiesa ortodossa serba si appella alle autorità civili e militari della Serbia e della Jugoslavia per fare tutto il possibile per ristabilire la pace", ha affermato il patriarca Pavle. I firmatari sostengono inoltre la presa di posizione di vari leader religiosi del Kosovo, che hanno chiesto una soluzione nonviolenta del conflitto fondata su diritti garantiti per tutti i gruppi etnici. A conclusione della lettera si afferma l'importanza di una iniziativa dell'ONU per sbloccare l'attuale situazione, e si esprime l'impegno delle chiese di sostenere ogni iniziativa intrapresa dal segretario dell'ONU per fermare l'intervento militare e ricercare una soluzione non violenta del conflitto in corso.

 

 

  M E N U    N O    F R A M E

ENGLISH | HOME | INFORMAZIONI | ARTICOLI | LIBRI | LINKS | NEWS | FRANÇAIS

EMAIL GRIS DI ROMA