| SPEZZA COSI LE CATENE DI UNA SETTA |
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| I culti estremi crescono. Coinvolgendo un numero sempre maggiore di
persone. Ma essere mentalmente liberi non è una missione impossibile. |
Si propongono come fari nelle nebbie della vita. Ti
offrono affetto. Attenzione. Ti assicurano un più alto senso dell'esistenza. Rapporti
sinceri e una salute migliore (perché se la mente è soddisfatta anche il corpo ci
guadagna). In cambio chiedono che tu ti unisca a loro. E che rinunci alla tua autonomia di
giudizio
Le sette sono una diffusa realtà che per alcuni può rivelarsi
un'interessante esperienza culturale ed esistenziale, per altri una malattia distruttiva.
"Tutto dipende dalla solidità psichica della persona che entra nelle file di un movimento settario", commenta il professor Claudio Risé, psicoanalista e docente di polemologia a Trieste (nonché autore del libro Diventa te stesso, della Red Edizioni). "Voglio dire: la persona che decide di avvicinarsi a un culto dovrebbe per prima cosa sondare la propria capacità di critica, verificare insomma la personale facoltà di giudicare le cose. Soltanto armati di un forte senso del "sé" si è in grado di sperimentare con piena padronanza e senza pesanti strascichi le profonde suggestioni (che a volte prendono le forme di vera e propria violenza psichica) vissute all'interno della setta. Al contrario, la fragilità della mente e soprattutto il bisogno di conferme esterne aprono le porte a ogni sorta di rischio, dall'estorsione di denaro fino alla manipolazione della personalità. E l'individuo può ritrovarsi ridotto all'obbedienza, del tutto dipendente dal Maestro e dai suoi seguaci". Quali consigli, allora, per non farsi "fagocitare" da queste pseudofamiglie, per riuscire a essere Mentalmente liberi (come recita il libro dello psicologo Steven Hassan - appena pubblicato da Avverbi Edizioni - proprio dedicato al fenomeno dei "culti distruttivi")?
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Edoardo Rosati