Mario Di Fiorino

L'ILLUSIONE COMUNITARIA.

La costruzione moderna delle "comunità artificiali".

Moretti & Vitali Editori, Bergamo, 1998
via Betty Ambiveri, 15, 24126 Bergamo
fax 035 321647
www.uninetcom/it/morettievitali
ISBN 88 7186 107 8

 

Capitolo VI

IL PROGETTO AMISH DI COMUNITA' FOLK.

 

"A voluntary contrived folk society.
Una società volontariamente progettata folk".

Gertrude E. Huntington, 1956.

 

 

Gli Amish costituiscono una minoranza religiosa di derivazione anabattista, appartenente quindi al filone più radicale della Riforma Protestante, rimasta fedele alle proprie tradizioni, con una notevole demarcazione dalle popolazioni circostanti.

Sono circa 145 mila persone e vivono per lo più (per il 70%) in Ohio, Pennsylvania e Indiana. I loro avi sono emigrati dall'Alsazia, dalla Lorena, dalla Baviera e dal Palatinato, in due ondate la prima dal 1727 al 1770 e la seconda dal 1815 al 1860 (1).

 

La lingua.

Continuano a parlare un dialetto tedesco il Pennsylvania Dutch, che non significa olandese di Pennsylvania. Dutch è una corruzione di Deutsche (tedesco). Gli Amish leggono la Bibbia, ma anche altri testi devozionali (come il classico anabattista Martyrs Mirror) in tedesco. I sermoni, durante le funzioni religiose, sono tenuti in dialetto. Imparano a parlare correntemente l'inglese, che adoperano per lo più per gli scambi commerciali.

Comunità Amish liberali, dopo aver lasciato il dialetto, hanno rinunciato poi anche ad altri caratteri Amish. Per questo gli Amish tradizionalisti (The Old Order Amish) ritengono essenziale salvaguardare il dialetto per proteggere la propria identità (nota 1).

 

Il Codice delle regole (Ordnung).

L'identità è ribadita dall'adesione ad un codice di comportamento, l'Ordnung (l'Ordine), in genere non scritto, che offre l'interpretazione tradizionale delle regole. Vi sono anche prescrizioni molto precise nel costume e nel vestiario (gli Amish sono chiamati Haeftler "hook and eyers", con l'allacciatura a gancio, per distinguerli a colpo d'occhio dai Mennoniti (Kn"opfers ("botton people", gente con i bottoni).

Le donne conservano una particolare acconciatura dei capelli, pettinati con la riga al centro e raccolti in una cuffia (con elementi di distinzione per i differenti distretti) che contribuisce a sostanziare l'identità Amish. Tengono sempre i capelli coperti soprattutto mentre pregano o in presenza di uomini.

I bambini iniziano a portare il cappello a due anni. Il nero è un colore molto usato. Le camicie sono blue, verdi, rosse. Il bianco è riservato ai funerali: gli uomini vengono vegliati vestiti con pantaloni bianchi, e le donne con un abito appositamente confezionato per la cerimonia funebre (2).

L'atteggiamento di sottomissione (Gelassenheit), dell'affidarsi al volere di Dio, è posto al centro delle relazioni sociali insieme a valori come l'accettazione della sofferenza, la mitezza, l'umiltà e lo spirito di servizio. In questo atteggiamento, nella Gelassenheit, è la chiave, per Kraybill (1989) della soluzione dell'enigma Amish (3). In contrasto con l'individualismo della cultura americana, i riferimenti degli Amish rimangono la volontà di Dio, la chiesa, gli anziani, i genitori, la comunità, la tradizione. La sottomissione si lega all'obbedienza, alla umiltà, alla parsimonia e alla semplicità.

La vita quotidiana è molto differente da quella degli altri nordamericani. Non impiegando elettricità non hanno televisione, radio, elettrodomestici. Vivono sfruttando la luce naturale e a sera vanno a letto molto presto.

La dimora occupa un ruolo rilevante. Vi si svolgono i servizi religiosi comunitari e momenti solenni come il matrimonio e la morte. Si muore in genere nella propria casa: il morire mantiene, tra gli Amish, la connotazione comunitaria. Tutto avviene in casa: gli Amish non vanno, ad esempio, al ristorante o dal barbiere.

Sono comunità che favoriscono la natalità, quindi con molti giovani. Uno studio sulla popolazione della contea di Lancaster (svolto nel 1980) ha rilevato che era sotto i 18 anni il 53% degli Amish a fronte del 28% dei non Amish.

 

Cenni storici.

L'Ordine non ha giurisdizione sui giovani fino al battesimo. Questo fatto ha un'origine storica. Gli anabattisti, la cui nascita come movimento risale al 1525, devono il loro nome al battesimo degli adulti (che soli potrebbero operare una scelta consapevole di seguire gli insegnamenti del Cristo).

Gli Amish si separarono nel 1693 dagli altri anabattisti. Amish vuol dire la parte di Ammann (le comunità che hanno seguito Ammann) il fondatore. Jacob Ammann era un pastore, appartenente alla diaspora di Anabattisti svizzeri in Alsazia (dove la sua presenza è documentata negli anni a cavallo della fine del diciassettesimo secolo) (4).

La rottura avvenne su una più rigida applicazione del Meidung da parte degli Amish. Per Ammann l'evitamento sociale delle persone scomunicate non deve limitarsi alla comunione ecclesiale o a materie spirituali ma riguardare tutte le relazioni sociali e tutte le aree del vivere quotidiano.

Il periodo che precede il battesimo è abbastanza turbolento. I giovani sono chiamati a scegliere se aderire, con la promessa solenne, all'Ordine o lasciare la comunità.

 

Amish: quale comunità?

Sono stati identificati per i costumi arcaici, come un relitto del passato. Ma in anni recenti, anche grazie ad un film di successo Witness, ambientato nella contea di Lancaster, e girato nel 1984 tra le proteste degli Amish, hanno esercitato un discreto fascino sull'americano medio. Persino il turismo è in espansione. Colpisce la radicalità del messaggio e della ricetta antimoderna, il rifiuto del sogno americano del successo anche attraverso la rinuncia alle comodità del mondo moderno.

Gli Amish costituiscono una chiesa e rappresentano una società confessionale basata su famiglie tradizionali, allargate (una comunità familistica),

Per la consapevolezza di avere una unità anche al di là della comunità locale, rappresentato un esempio vitale del concetto britannico di Commonwealth (1). Gli appartenenti sentono che i loro costumi li separano dal resto del paese. Le distinzioni ideologiche (teologiche) appaiono più che per dottrine particolari o "nuove" per divieti risalenti ad una nuova interpretazione letterale della scrittura.

 

Una società settaria

Un sociologo inglese Bryan Wilson li ha classificati una setta introversionist piuttosto che conversionist o reformist (5). La salvezza deve essere ricercata nella comunità di coloro che evitano il coinvolgimento negli affari del "mondo".

Gli Amish non chiedono ad altri di osservare il proprio stile di vita. La presenza delle loro comunità non ha determinato controversie con la società americana come è avvenuto per i gruppi cultic type (Wilson, 1970).

 

La controversia sccolastica.

Eccezioni sono date dalle controversie per la violazione della normativa sull'obbligatorietà scolastica e sul lavoro minorile che, agli inizi degli anni Cinquanta, determinarono l'arresto di alcuni anziani.

La scuola rappresenta per il bambino Amish una delle più importanti opportunità di conoscere il "mondo": l'edificio è provvisto di elettricità. riscaldamento centrale, ma sopratutto a lezione vi sono molti bambini "inglesi".

Con l'estensione del periodo di frequenza scolastica le comunità Amish hanno temuto un eccessivo allontamento dalla famiglia, dallo stile comunitario e dal lavoro dei campi. La prima scuola Amish in Pennsylvania è stata fondata nel 1938 (1).

La disobbedienza scolastica degli Amish ha alimentato una lunga controversia legale. Si sono affrontate le argomentazioni in favore di un aumentato obbligo scolastico (ma anche del divieto di far lavorare i ragazzi) con il diritto alla libertà religiosa.

Nel 1955 in Pennsylvania è stato raggiunto un compromesso con il riconoscimento delle Amish vocational school. I giovani possono lavorare dopo aver completato l'ottava classe. Rimane solo l'obbligo di frequentare un giorno alla settimana le vocational school, fino al compimento dei 15 anni.

Nel 1972 la Corte Suprema ha sancito l'incostituzionalità della pretesa degli stati federali di obbligare gli Amish a frequentare le public high schools.

 

Una setta antica.

Gli Amish si separano dagli altri come facevano le sette del passato, sfruttando la geografia, il profilo orografico, i fiumi che separano una vallata. Oggi le sette moderne ricorrono a una "insularità psichica" (Marty, 1960) per proteggersi dalle visioni e dai sistemi di valori maggioritari (6). Gli Amish tagliano i ponti attraverso il Meidung con quanti violano i codici. Vivono inoltre un'esistenza separata dai non Amish. Sono arcaici anche nella scelta della modalità di separazione.

 

Una comunità Folk.

Robert Redfield ha concettualizzato la "Folk Society" come una comunità piccola, tradizionale, isolata ed omogenea, dove comunicazioni orali e modalità convenzionali rappresentano fattori importanti nell'integrare l'esistenza (7). Sono contraddistinte da un forte senso di appartenenza; non vi sono grandi differenze economiche ed è diffuso l'aiuto vicendevole tra i membri della società.

Per Loomis gli Amish sono un sistema familistico simili a comunità (Gemeinschaft) (8). I giovani fanno quello che facevano gli anziani quando erano giovani.

Caratteri della comunità familistica sono la demarcazione, la distinzione dai vicini, la piccolezza come scala, la tensione verso l'autosufficienza.

L'unità sociale di base è costituita dal distretto ecclesiastico. Si ritrovano tra loro gli Amish di un distretto, all'interno di una distanza limitata. Si spostano infatti con il calesse, o con le slitte sotto la neve, per riunirsi in una fattoria. Una congregazione in genere è costituita da 30 a 40 famiglie (in media 163 persone).

Se la popolazione aumenta il distretto si suddivide in due zone per rendere possibile la riunione, sia per motivi logistici che per mantenere un rapporto personale.

Talora l'aumento della popolazione costituisce la spinta a formare un nuovo settlement. Di solito l'iniziativa è assunta da famiglie che desiderano vivere più isolate, in zone rurali con minore densità di popolazione. Così la presenza Amish si estende ad altre regioni.

Gli Amish più tradizionalisti (The Old Order Amish) si ritrovano in una casa. Hanno sempre rifiutato edifici ecclesiali (come invece i più liberali (Church Amish), preferendo the Mobile Sanctuary che consente di mantenere una conoscenza stretta di tutti i membri della congregazione.

Per Huntington invece gli Amish si sono autoimposti un isolamento: non sono quindi un gruppo naturalmente folk o contadino ma "una società volontariamente progettata folk" (9). Questa chiave di lettura mi sembra convincente. Sembra la maledizione della modernità, che condanna questa controcultura tradizionalista, nel suo radicale rifiuto del mondo moderno, ad una vita da "cartolina". Un mondo fissato una volta per tutte (al contrario di una vera tradizione), ma in qualche modo ricostruito tendendo verso un modello idilliaco, non vissuto. Come ha scritto Hobsbawm in Come si inventa una tradizione "il passato al quale fanno riferimento, reale o inventato che sia, impone pratiche fisse (di norma formalizzate), quali appunto la ripetizione" (10).

 

 

Gli studi psichiatrici

Gli Amish, essendo una popolazione omogenea, endogamica, molto prolifica, hanno offerto agli psichiatri una splendida opportunità per la costruzione di alberi genealogici con molte generazioni.

 

 

Si veda ad esempio questo albero genealogico: vi sono rappresentate 4 generazioni. Il marito della coppia centrale era affetto da personalità ossessivo compulsiva. Tra gli 8 figli vengono ricordati 6 casi psichiatrici (due affetti da depressione monopolare, uno bipolare, due con disturbi di personalità, uno non diagnosticato), tra i 35 nipoti 8 casi psichiatrici, tra i 191 bisnipoti 25 casi psichiatrici; i trisnipoti sono 884.

Addirittura con le memorie di famiglia è stato possibile risalire ad un progenitore, nato nel 1763, che era stato depresso ed aveva avuto un fratello depresso, morto suicida.

Questo albero è stato ricostruito nell'ambito degli Amish studies (11, 12, 13) , studio molto importante effettuato nella contea di Lancaster, che ha interessato in 5 anni, dal 1976 al 1980, le persone che presentavano un disturbo mentale, ricoverati in ospedale o seguiti nel territorio (nota 2).

Sono stati rilevati 112 casi attivi di interesse psichiatrico tra cui il 71% è stato classificato tra i disturbi affettivi maggiori (34% bipolari I e II e 37% unipolari).

Quindi il rapporto tra unipolari e bipolari è di 1:1 (mentre in letteratura Weissman e coll. (1988) (14) riscontrarono un rapporto 4:1 e Clayton (1981) 10:1) (15).

Gli autori osservarono che probabilmente i bipolari erano maggiormente rappresentati nella loro casistica per l'aiuto della comunità che segnalava anche casi di subeccitamento (altrimenti non giunti all'osservazione clinica).

Inoltre Egeland e coll. si accorsero che il 79% dei bipolari I erano stati in precedenza diagnosticati come schizofrenici per una insufficiente considerazione della specificità culturale del gruppo.

Un altro risultato non atteso dello studio è l'equilibrio maschi-femmine non solo per i disturbi bipolari ma anche per la depressione unipolare (che, nella popolazione generale, è invece di 1:2). Per Egeland e Hostetter la discrepanza con gli altri studi è dovuta al mancato mascheramento da parte dell'alcool della depressione (nota 3). Fattori culturali (il Meidung) impediscono l'assunzione di alcol.

 

Molto interesse ha suscitato anche lo studio dei suicidi di Egeland e Sussex (1985) (16).

Nel comunità sono quasi assenti alcuni tra i fattori di rischio per il suicidio: assenza di alcoolismo, di disoccupazione (per la particolare economia agricola familiare), di isolamento (tre generazioni convivono sotto lo stesso tetto). Come scrivono gli Autori "l'individuo non è mai solo nell'esperire una perdita o una privazione". In una società così permeata di valori religiosi, è presente inoltre una forte disapprovazione culturale del suicidio, che si esprime nella sepoltura fuori dalla terra consacrata del cimitero.

In un periodo di 100 anni, dal 1880 al 1980, sono stati accertati 26 suicidi (21 maschi e 5 femmine). Le modalità di attuazione sono state sempre scelte tra quelle più sicuramente letali (non farmaci, gas): in 20 casi per impiccagione, in 4 colpi di arma da fuoco, in 2 annegamento. La notevole determinazione dei suicidi è mostrata dalla traiettoria e dal bersaglio (la testa) dei colpi d'arma da fuoco. Dei due annegati, quello di sesso maschile, venne trovato solo dopo alcuni mesi perchè una pietra assicurata al collo l'aveva ancorato al fondo della gora. Fu possibile identificarlo per le iniziali ricamate nel cappello, ancora calzato.

Per l'età non si osservano i due picchi per i più giovani e i più anziani. L'età media è di 43 per i maschi e 54 per le femmine.

La maggioranza (81%) era sposata con figli. E questo è un dato in disaccordo con la popolazione generale statunitense dove i tassi di suicidio sono più alti tra i divorziati, i celibi e i vedovi.

Solo 6 persone avevano ricevuto cure psichiatriche.

 

 

Nella figura si vede l'albero genelogico 265, con sei generazioni. Uno dei figli del pioniere attuò il suicidio, un altro morì in circostanze sospette. Questo albero comprende 5 suicidi dei 26 totali. L'albero genealogico 214 ha un totale di 7 suicidi. In breve in soli 4 alberi si osserva il raggrupparsi di 19 casi di suicidio su 26 (73%). Secondo una stima, considerando tutti i discendenti di questi 4 alberi genealogici si arriverebbe al 16% della popolazione interessata dallo studio.

Gli autori hanno rilevato tra i fattori di rischio la diagnosi di disturbo unipolare o bipolare e il non adeguato trattamento farmacologico (per la riluttanza culturale ad assumere farmaci con continuità).

Il raggrupparsi dei suicidi, statisticamente significativo, suggerisce il ruolo della ereditarietà.

 

Una psiconalista, Jules Bemporad (17), aveva ritenuto di cogliere nello studio di Weil e Eaton (19, 20) sugli Utteriti (nota 4) una conferma alla psicogenesi della depressione.

Proprio studi condotti su un altro gruppo minoritario di derivazione anabattista (gli Amish studies) hanno invece fornito risultati (come il raggrupparsi dei suicidi) che avvalorano sempre più l'importanza dei dati biologici e genetici (20).

 

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Note.

(1) La Chiesa Cattolica offre un caso emblematico per osservare gli effetti che seguono l'abbandono di una lingua liturgica: la progressiva dispersione, sotto i colpi dello "spirito del Concilio" (o Konzils-Ungeist, "anti-spirito" per dirla con il cardinale Ratzinger, 1985) (21), del patrimonio tradizionale.

 

(2) Identificato un caso si compilava la cartella clinica, che veniva trasmessa ad altri collaboratori esterni dello studio, che procedevano alla diagnosi in accordo ai Research Diagnostic Criteria (RDC) di Spitzer, Endicott e Robins (1978). Quando non vi erano cartelle compilate, i pazienti venivano sottoposti direttamente alla Schedule for Affective Disorders and Schizophrenia- Lifetime Version (SADS-L) di Endicott e Spitzer (1978).

 

(3) Sembra così avvalorata la concettualizzazione di Winokur del depressive spectrum disease: fattori genetici si esprimerebbero in modo diverso nei due sessi. Negli stessi nuclei familiari è dato rilevare sociopatia e alcoolismo nei maschi e depressione monopolare nelle giovani donne.

Quando è sanzionato rigidamente l'impiego dell'alcool viene meno un fattore di confondimento, e la depressione si manifesta in egual misura nei due sessi.

 

(4) Bemporad (1978) cita questa ricerca di Eaton e Weil (1955) per indicare un esempio di società che facilita lo svilupparsi di una personalità autodiretta: "uno studio antropologico che potrebbe gettare luce sulla psicogenesi della depressione" (17).

Gli Utteriti sono un gruppo minoritario religioso sempre di derivazione anabattista (circa 30 mila persone). Sono emigrati dal Tirolo e dalla Moldavia. Dopo varie peregrinazioni si sono stabiliti, alla fine del 1800 (1874-1879) in Sud Dakota ed in Canada. L'origine etnica tirolese è impressa nei 14 cognomi presenti nella comunità (tra cui Hofer, Gross, Mandel).

Gl Utteriti vivono in Bruderhof, fattorie comunitarie, dove vige la comunione dei beni.

 

 

 

Bibliografia

1) Hostetler J. A.: Amish Society. The John Hopkins University Press. Baltimore 1963.

2) Kraybill D. B.: The Puzzles of Amish Life. Good Books. Intercourse, Pennsylvania 1990.

3) Id.: The riddle of Amish Culture. The John Hopkins University Press. Baltimore 1989.

4) Nolt S.M. : A History of The Amish. Good Books. Intercourse, Pennsylvania 1992.

5) Wilson B.: Religious Sects. MacGraw-Hill, New York, 1970

6) Marty M.: Sects and Cults. Annals of the American Academy of Political and Social Science, 332 (1960), 125-134.

7) Redfield R.: The Folk-Society. American Journal of Sociology,52, 293-308, 1947.

8) Loomies C.P., Beegle J. A.: Rural Social Systems. Englwood Cliffs, N.Y. J., Prentice Hall, 1951.

9) Huntington, G. E.: Dove at the window. A study of an Older Amish Community in Ohio. Yale University, 1956.

10) Hobsbawm E.J.: Come si inventa una tradizione. In E.J. Hobsbawm, T. Ranger L'invenzione della Tradizione. Einaudi, Torino, 1994.

11) Egeland J.A., Hostetter A.M.: Amish Study, I: affective disorders among the Amish, 1976-1980. Am. J. Psychiatry 140: 56-61, 1983.

12) Hostetter, A.M. Egeland J. A., Endicott J: Amish Study, II: consensus diagnoses and reliability results. Am. J. Psychiatry 140:62-66, 1983.

13) Egeland J.A., Hostetter A.M., Eshleman S.K.: Amish study, III: the impact of cultural factors on diagnosis of bipolar illness. Am J Psychiatry 14: 67-71, 1983.

14) Weissman M. M.(1988): cit. in Goodwin F.K., Jamison K.R.: Manic Depressive Illness. Oxford University Press, New York, 1990.

15) Clayton P.I.: The epidemiologic of bipolar affective

disorder. Comprehensive Psychiatry. 1981, 22, 31-43.

16) Egeland J.A., Sussex J.N.: Suicide and Family Loading for Affective Disorders. JAMA, 254, 7, 915-918, 1985.

17) Arieti A., Bemporad J.: Severe and Mild Depression. The Psychotherapeutic Approach. Basic Books, New York 1978 (tr. it. La Depressione Grave Lieve. L'orientamento psicoterapeutico. Feltrinelli Editore. Milano, 1981).

18) Eaton J.W., Weil R.J.: Culture and Mental DIsorders. Glencoe, Ill. Free Press, 1955.

19) Eaton J.W., Weil R.J.: The Mental Health of Utterites. In A. M. Rose (Ed.) Mental Health and Mental Disorders. Norton, New York 1955.

20) Di Fiorino M., Lorenzi P.F., Crotti E., Panzera V.: Appartenenza culturale e familiarità nella depressione. Psichiatria e Territorio, XIII, 2, 11-14, 1996.

21) Ratzinger J, Messori V.: Rapporto sulla fede. Edizioni Paoline, Milano, 1985.

 

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