1) Introduzione
"Il carpe diem dell'ubriaco, questo appello a godere dell'ampiezza dell'attimo dello stordimento, significa anche: non curarti del passato e del futuro, della tua responsabilità storica e dei tuoi compiti specifici".
Zutt, 1958.
Che fare se un familiare o un amico, con un problema di alcol o droga, non ammette di essere malato o non riconosce la propria dipendenza?
Quante volte il tossicomane o l'alcolista pensano di poter riuscire a smettere con le proprie forze.
Come essere d'aiuto? Quali tipi di cure esistono, quali strategie sono consigliabili? Quali informazioni sono utili sulla droga? Come porgere (e quando è opportuno) l'informazione senza stimolare curiosità o addirittura indurre comportamenti imitativi?
Questo libro cerca di fornire delle risposte; è stato scritto per i pazienti che non accettano rassegnati di lasciarsi trascinare alla deriva.
Alcolismo e tossicomania rappresentano terreni dove gli psichiatri si aggirano sempre meno, lasciando il campo libero per ogni esperimento.
Su questo tema ognuno, fuori dagli specialismi e dal modello medico,ha potuto dire la sua.
Si è assistito alla crescita di comunità per tossicomani nate e gestite con il carisma del guru.
Per gli alcolisti difficilmente si va oltre la pacca sulle spalle, una disincatata disintossicazione nei reparti di medicina e poi l'autoaiuto, una versione laica del "Aiutati che Dio ti aiuta".
Una atmosfera di ripiegamento sembra costringere periodicamente gli psichiatri a rivedere, ed in maniera molto critica, a volte sofferta, i fondamenti della propria disciplina. Se con questa luce incerta cerchiamo di guardare i fenomeni dell’alcolismo e della tossicomania, cosa vediamo? Cosa c'è di patognomonico? Lo stordirsi. Ma ci si può stordire in tanti modi.
L'aspetto compulsivo... ma allora si scivola di nuovo in un ambito spettro ossessivo compulsivo che va dalle condotte esibizionistiche all'onicofagia e al gioco d'azzardo.(Attenti alle notti in cui tutte le mucche appaiono grigie).
Certamente tossicomania e alcolismo si prestano all’esercizio di ricerca delle comorbidità.
Lo studio della personalità premorbosa lascia insoddisfatti. non si va molto oltre le tautologie. La madre del tossicodipendente non riesce a sviluppare l'indipendenza del figlio dipendente.
Meglio allora il modello multifattoriale: il più politically correct: bio-psico-sociale mette tutti d'accordo, ognuno poi ha la possibilità di assegnare un diverso peso al temperamento, agli avvenimenti, alle dinamiche familiari, alla genetica.
Ma vediamo alcune definizioni, per chiarire i termini medici che oggi vengono più adoperati.
Definizione di alcolismo (abuso e dipendenza da alcol) e tossicomania (dipendenza dalla droga).
Nel DSM-IV (1994), il sistema di classificazione delle malattie mentali dell'Associazione degli psichiatri statunitensi, il termine Disturbi Correlati a Sostanze include i Disturbi da Uso di Sostanze (Abuso di Sostanze [l'abuso di alcool, l'assunzione di droghe e l'uso non medico di farmaci] e Dipendenza da Sostanze) e i Disturbi Indotti da Sostanze.
Le sostanze vengono indicate in ordine alfabetico:
1) alcol,
2) amfetamine o sostanze similari con attività
simpaticomimetica,
3) caffeina,
4) canapa,
5) cocaina,
6) allucinogeni,
7) inalanti,
8) nicotina,
9) oppiacei,
10) fenilciclidina o similari,
11) sedativi, ipnotici ed ansiolitici.
La Dipendenza da Sostanze e l'Abuso di Sostanze sono quindi ben distinti.
Nella Dipendenza da Sostanze l'assunzione continuativa ha finito per determinare problemi di un certo rilievo. In genere l'autosomministrazione induce tolleranza (la necessità di aumento della sostanza per ottenere gli effetti desiderati), sintomi carenziali (di astinenza) alla sospensione brusca e comportamenti di ricerca della sostanza di tipo compulsivo.
Se si eccettua la caffeina tutte le sostanze elencate sopra possono determinare una condizione di dipendenza. L'entità di questa non dipende necessariamente per tutte le sostanze dalla tolleranza o da fenomeni carenziali.
L'Abuso di Sostanze rappresenta la modalità di "cattivo" adattamento, che si esprime in conseguenze (di solito ricorrenti) legate alla ripetuta somministrazione delle sostanze. Si ha quando l'assunzione avviene in condizioni che potrebbero rivelarsi pericolose (guida di un'automobile o utilizzo di macchinari), o comunque determina problemi nell'area delle relazioni sociali: assenze dal lavoro, comportamenti negligenti nei riguardi dei figli, litigi (non solo verbali), difficoltà coniugali. Si parla di Abuso se i sintomi non soddisfano i criteri per la Dipendenza.
Epidemiologia.
L'alcolismo ha una diffusione di massa che è difficile però precisare: in genere le stime si basano su indici indiretti come il consumo medio di alcol (ricavabile dai dati di vendita) e i tassi di patologie alcol-correlate. Per le tossicomanie sono possibili stime sulle base del numero di pazienti seguiti dai servizi pubblici, sulle diagnosi di ricovero e sulle quantità di droga sequestrata.
I dati epidemiologici rilevati dal programma Epidemiological Catchment Area del National Institute of Mental Health, che ha interessato 20 mila persone, indicano che il "Disturbo da uso di Sostanze" rappresenta la diagnosi più usata. Viene posta diagnosi, nel corso della vita, di Dipendenza Alcolica o Abuso Alcolico per il 10-15% della popolazione (Helzer e Pryzbeck, 1988).