Cap. IX
L'AVVENIRE DI UN'ILLUSIONE.
"So quanto sia difficile evitare le illusioni; forse anche le speranze cui mi sono affidato sono di natura illusoria."
Sigmund Freud, L'avvenire di un'illusione, 1927
Uno sguardo di insieme.
Ad uno sguardo sinottico le tre sette religiose (Nuovi Movimenti Religiosi) appaiono indubbiamente molto diverse.
Ho già sottolineato come in Scientology alle promesse di salvezza (più proprie di una prospettiva religiosa) si sovrappongono promesse di salute ("la nuova scienza della salute mentale").
L'affiliazione avviene soprattutto per nascita tra gli 0Amish (che non svolgono proselitismo), mentre finora è per lo più per "conversione" nei due gruppi più recenti, in Scn e negli HK.
Gli HK sono occidentali che partecipano alla costruzione di un ordine monastico induista, adottando lingua sacra, costumi, abitudini alimentari di un paese fino ad allora culturalmente estraneo. Anche in Scientology è presente il richiamo alla cultura vedica e alle sapienze "tradizionali", ma all'interno di un atteggiamento sincretistico.
La riproposizione radicale, senza nessun tentativo di inculturazione nella cultura occidentale, rappresenta forse l'aspetto che può aver favorito l'attribuzione della natura settaria al MHK. Vedere di colpo "trasformati" i propri congiunti, nella foggia degli abiti e dei capelli, con un nome in sanscrito, vederli seguire rigorosamente codici così estranei allo stile di vita di poche settimane prima, ha potuto favorire la lettura del "lavaggio del cervello" (nota 1).
Una scelta culturale (e religiosa) può certamente incidere nel cambiamento dei comportamenti ma anche, più in profondità, nello sviluppo di tratti di personalità. Nel neofita HK si osserva in primo piano la messa in discussione della appartenenza culturale.
L'errore dei familiari è di inferire le credenze dai comportamenti osservati. Conformarsi esteriormente nelle condotte (abiti, alimentazione, culto) non esclude il persistere, nel neofita, di un atteggiamento di ricerca, la volontà (lo sforzo) di credere a tutta la cosmogonia e alla teologia induista.
Tuttavia può un gruppo di giovani occidentali trasformarsi in un altro popolo? Ci si può improvvisare "indiani"? Quanto dura l'illusione? Quanto dura questa rappresentazione (questa "messa in scena") della civiltà indiana prima di poterne realmente assorbire i gusti, i costumi, di poterne adottare le tradizioni e i valori afferrandone il significato?
Per giovani che provenivano dalla controcultura si è avuto talora il passaggio dai paradisi artificiali della droga a questa "rappresentazione" di una comunità monastica indiana, che costituisce il MHK.
Tra l'altro la mancanza di qualsiasi sforzo di inculturazione, di adattamento alla società occidentale appare paradossale in un movimento che si dedica ad un incessante proselitismo. Probabilmente entra in gioco il fascino dell'Oriente e dell'India, quel desiderio di un suolo straniero di cui ha parlato Joseph de Maistre (1), con sullo sfondo naturalmente la prospettiva della Patria eterna.
Sembrano orti botanici (o serre) per piante tropicali: non servono però ad acclimatare le specie provenienti da altri paesi. L'attenzione è rivolta ad evitare "contaminazioni" con elementi culturali occidentali.
Tra gli Amish oltre alle barriere culturale, etnica, linguistica e religiosa ha consentito di preservare intatta nei secoli la loro identità l'applicazione rigida del Meidung, l'evitamento sociale delle persone messe al bando.
In altre realtà come Scientology il mantenimento del gruppo settario richiede il dispiegarsi di norme codificate e di una organizzazione ferrea.
La costruzione della comunità da parte del Fondatore.
Nella prospettiva della costruzione della comunità (il filo rosso di questo libro) gli Amish costituiscono senza dubbio lo sviluppo di una tradizione: gli elementi di differenziazione teologica sono minimi, non vi sono "nuove" dottrine. Apparentemente sembrerebbero una comunità "meno artificiale" delle altre.
Prabhupada reinterpretando una tradizione per costruire la sua società, con sullo sfondo la rappresentazione del villaggio indiano, va in cerca di un nuovo popolo, gli hippies della controcultura statunitense,
Hubbard compie la costruzione più radicale in quanto crea una impalcatura dottrinale, sia pure recuperando in chiave sincretistica motivi antichi, e addirittura crea una lingua. Il popolo scientologico si forma sui testi del Fondatore, sui suoi scibbolet (termini che consentono il riconoscimento dell'appartenenza al gruppo, Giud. 12,6) (nota 2).
Abbiamo visto come nella costruzione di comunità non è solo in gioco la distanza tra le persone quanto il mantenere un carattere naturale.
Il rischio di condizionamenti e di manipolazioni sale in maniera esponenziale quanto più ci allontaniamo da un rapporto naturale.
Il sogno di rapporti naturali in comunità vagheggiate, ricostruite romanticamente perchè mai esistite, o non più riproponibili dopo il tramonto delle certezze che le avevano animate, può sostenere la costruzione di comunità artificiali e preparare cocenti disillusioni.
La società Amish può rifiutare la modernità, il progresso tecnologico, dopo averli conosciuti, a prezzo del Meidung, ma diventa fatalmente una società fasulla, ricostruita, con una "naturalità" autoimposta, come ha magistralmente scritto la Huntington con la formulazione "una società volontariamente progettata folk" (2).
Dopo l'incontro con il mondo moderno non è più possibile rimanere gli stessi. Dietro il quadretto idilliaco contadino c'è solo la forza ricattatoria del Meidung, la difficoltà per il giovane Amish a proiettarsi, oltre la demarcazione del settlement, in un mondo nel quale lo attende un destino da disadattato, dopo essere vissuto fuori del tempo.
La nostalgia della vita in una comunità naturale (Gemeinschaft) e il bisogno di appartenenza alimentano l'adesione alle comunità settarie. Più la società moderna si allontana dalle tradizioni e più c'è da attendersi il ricorso a queste comunità artificiali, a surrogati delle comunità naturali.
Se le promesse di felicità si infrangono.
Cosa avviene quando le promesse di felicità di una setta si infrangono?
Per i semplici adepti vi è l'uscita dalla setta, uscita difficile e talora dolorosa.
Ma quando sono interi gruppi dirigenti a disilludersi il discorso diviene più complesso. Anche in Italia esponenti di primo piano degli Hare Krishna si sono abbandonati alla più facile onda New Age (musica, gruppi di meditazione, tecniche yoga, diete vegetariane, agricoltura biologica).
Qualcosa del genere si era osservato nelle comunità nate come controstrutture, dall'utopia langhiana di creare "isole felici", riciclate dai leaders come comunità tra le altre.
Quando cade il velo e si rivela un'illusione - come ha scritto Punch - "conservare la felicità spontanea, immediata, effimera della communitas in contrapposizione alla decadenza della natura normativa, istituzionalizzata ed astratta della legalità e della struttura sociale" (3), ci si accorge che la comunità antiistituzionale e alternativa è divenuta una istituzione.
Tra i capi scattano i meccanismi descritti per gli operatori nel quarto capitolo, perchè, anche dopo il tramonto delle illusioni, la vita continui (4).
Anche quando le attese non si realizzano (e le profezie falliscono (Festinger, 1956)) in un gruppo scattano dinamiche che permettono di rimanere insieme e di tirare avanti (5). A volte magari vengono attenuati i toni profetici, altre volte ci sono tentativi consolatori di riaffermazione ("Dopo tutto avevamo ragione") (4). L'esperienza sviluppata nel trascinare i seguaci viene messa al servizio nel lavoro con i nuovi clienti.
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Note.
(1) "Può l'etiope cambiare la sua pelle, il leopardo le sue macchie?" (Geremia).
(2) E' di grande interesse lo studio anche psicologico del fondatore, che ha permesso di riconoscere molte personalità disturbate, con probabili disturbi mentali (Swedenborg, Lazzaretti (6), Roux, Naccarato (6), Roncaccia (7) e Appelwhite (8)).