Mario Di Fiorino
L'ILLUSIONE COMUNITARIA.
La costruzione moderna delle "comunità artificiali".
Moretti & Vitali Editori, Bergamo, 1998
via Betty Ambiveri, 15, 24126 Bergamo
fax 035 321647
www.uninetcom/it/morettievitali
ISBN 88 7186 107 8
GLI HARE KRISHNA, UN ORDINE MONASTICO INDUISTA IN OCCIDENTE
"My Sweet Lord,
My Lord,
My Lord,
I really want to see you.
I really want to be with you."
George Harrison
My Sweet Lord In All Thing Must Pass. EMI, 1970
"All you need is Love (Krishna)".
George Harrison
Dalla prefazione a "Krishna the Supreme Personality of
Godhead" di Swami Bhaktivedanta Prabhupada, 1970
"Quale legge naturale è più evidente di quella per cui tutto ciò che germoglia nell'universo desidera un suolo straniero? Il seme si sviluppa controvoglia nel terreno che sostenne lo stelo da cui proviene: bisogna seminare sulla montagna il grano della pianura, e nella pianura quello della montagna; da ogni parte viene un richiamo alla semenza lontana".
Joseph de Maistre, "Du Pape", 1819
"Può l'etiope cambiare la sua pelle,
il leopardo le sue macchie?"
Geremia
Nelle correnti distinzioni tipologiche dei Nuovi Movimenti Religiosi, di impostazione sociologica, il Movimento Hare Krishna (MHK) (nota 1) appare come rappresentativo delle missioni di religioni orientali in Occidente.
Breve storia del movimento.
La Società Internazionale per la Coscienza di Krishna (ISKCON) viene costituita nel 1966 a New York da Swami Bhaktivedanta Prabhupada (1896-1977). Rivendica la propria collocazione all'interno di uno dei filoni tradizionali della religiosità visnuita (nota 2), richiamandosi esplicitamente alla figura di Caitanya (1485-1534).
Questi predicò una riforma religiosa basata soprattutto sulla pratica del canto (mantra) e sulla recitazione pubblica dei nomi di Dio. Lo studio dei testi sacri non doveva più essere appannaggio della casta braminica. Tutti potevano accostarsi direttamente ai testi, anche grazie alla diffusione di una letteratura nella lingua parlata (bengali). Zaehner vi ha colto assonanze con il motivo luterano del sola scriptura (dell'accesso diretto del fedele ai libri sacri senza l'interpretazione del Magistero) (1).
Caitanya predicava, inoltre, l'amore disinteressato e la devozione nei confronti di Krishna (bhakti), che soli possono dare la liberazione non nel senso tradizionale (mukti intesa come l'unione del Sè con la divinità), ma come uno status in cui il fedele offre al Signore un servizio incondizionato (bhakti), motivato semplicemente dall'amore per Dio.
Gli Hare Krishna (HK) sono giunti a divinizzare Caitanya: sarebbe stato Krishna stesso ad apparire infatti nella forma (avatara) del grande devoto.
In un'epoca terribile come l'attuale (kali-yuga) solo la devozione (bhakti), con la recita dei santi nomi di Krishna, consente di raggiungere la coscienza del Dio, e di cogliere pienamente il significato della vita.
Se nell'induismo tradizionale fine ultimo dell'uomo è di vincere la legge del karma, fuggendo alla prigione del corpo, al ciclo delle morti e delle rinascite, la riforma di Caitanya ha proposto come fine per l'uomo l'unione con Dio, grazie al rapporto d'amore che si instaura col servizio di devozione.
Mutuando alcuni dei criteri normativi dell'ambito induista la vita del devoto viene regolata dall'osservanza dei 4 principi fondamentali (vidhi):
1) non alimentarsi con carne, pesce e uova.
2) non assumere sostanze inebrianti od eccitanti.
3) controllare la sessualità.
4) non praticare giochi d'azzardo.
La bhakti yoga comprende un numero di pratiche religiose per purificare l'anima. Centrale in questo processo la recita del mantra Hare Krishna: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare, Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare.
I devoti dipingono sulla fronte i tilaka (segno fatto con argilla sacra, emblema della tradizione d'appartenenza). I maschi si rasano i capelli, lasciando un codino (sika). Vestono di bianco, se sposati (adhicarin), altrimenti di colore giallo (brahmacarin). Le donne indossano il sari.
Il neofita deve osservare i principi fondamentali almeno per 6 mesi, prima di essere iniziato. Il rito di passaggio, che si svolge in una cornice suggestiva dinanzi al fuoco, implica l'assunzione di un nuovo nome (terminante in das, <servo> in sanscrito) e l'affidamento ad una guida spirituale. Il maestro consegna al servo il rosario (japa), di tre giri di grani.
La seconda iniziazione prevede la consegna del filo braminico, segno di appartenenza ad una casta spirituale e l'abilitazione al servizio delle divinità nel tempio. Viene rivelato al devoto un mantra segreto, che dovrà essere recitato tre volte al giorno.
Il fondatore
Prabhupada nasce a Calcutta nel 1896, da una famiglia di casta braminica. Laureato in filosofia e d economia, lavora come dirigente di un'industria farmaceutica.
A 26 anni avviene l'incontro con Swami Srila Bhaktisiddhanka Sarasvati, fondatore di una corrente neoinduista. Nel 1944 inizia a pubblicare Back to Godhead.
Nel 1954 si separa dalla famiglia per ritirarsi a Vrindavana, il villaggio che la tradizione vuole teatro delle gesta dell'infanzia di Krishna. Prabhupada si dedica alla traduzione dal sanscrito dei testi sacri. A 63 anni diviene un sannyasin, finchè nel 1965 (a 69 anni) si imbarca, con il sostegno di un armatore indiano, su un mercantile diretto negli Stati Uniti ed inizia presto a predicare, soprattutto negli ambienti della controcultura (2). La cronaca della fondazione del MHK e dei suoi primi passi ci è stata lasciata da uno dei primi seguaci, Hayagriva dasa (3).
Prabhupada muore a 81 anni nel tempio di Krishna di Vrindavana in India.
Dalla sua morte il MHK è retto dalla Governing Body Commission (GBC), voluta da Prabhupada stesso. In alcuni passaggi storici controversie sull'autorità realmente conferita dal fondatore alla GBC e di conseguenza sulla legittimità del suo operato, hanno alimentato tensioni e determinato scismi nel MHK. Nel 1983 viene espulso Kirtanananda Svami, uno tra i Northwest Gurus, che procedevano alle iniziazioni, poichè sosteneva che la sua autorità di guru era indipendente dalla GBC.
La presenza degli Hare Krishna in Italia
La comunità di Villa Vrindavana, sulle colline fiorentine (San Casciano Val di Pesa), accoglie oggi circa 70 devoti (ma attorno ad essa ruotano nel complesso circa 250 seguaci). E' stata una delle comunità più grandi in Europa, addirittura in Occidente, quando la comunità di New Vrindavana in Virginia (USA) fu dichiarata scismatica (1987) [dal marzo 1996 è da considerarsi in via di reintegrazione nell'ISKCON].
In Italia la presenza del MHK inizia nell'ottobre 1973. Una ragazza italiana, che aveva aderito al movimento di Krishna l'anno prima in Francia, viene incaricata da Srila Bhagawan Gosvami di recarsi a Roma, insieme a due devoti stranieri, per aprire il primo tempio in Italia [4].
Ebbero inizio i primi sankirtana (canti accompagnati da cembali) per le vie di Roma. Poco dopo iniziò ad essere pubblicata la rivista Ritorno a Krishna in italiano.
Nel maggio 1974 Bhaktivedanta Swami Prabhupada fu ospite per una settimana del tempio romano.
Attualmente il MHK è presente con alcune grandi congregazioni a Chignolo d'Isola (Bergamo), a Albettone (Vicenza), a San Casciano Val di Pesa (Firenze) e a Nepi (Viterbo). A Milano è attivo il ristorante Govinda. Altre presenze, con un numero ridotto di "devoti", sono a Bologna, Terni, Napoli e Palermo.
La ricerca sociopsicologica e psicometrica sul movimento
Il campo di ricerca di Judah furono le comunità dei templi di Berkeley e San Francisco (1974) (2). L'Autore era interessato agli atteggiamenti controculturali e anti- establishment. Dall'indagine risultò che l'85 % dei devoti era costituito da giovani di 25 anni, appartenenti a classi medio-alte, in gran parte con un passato di tossicomania, distacco dalla famiglia d'origine e rifiuto del sistema di valori dominante. Seguendo Slater (1970)(5), Judah affermò che i giovani della controcultura nella loro ricerca di nuovi significati volevano soddisfare tre desideri base: la comunità, l'impegno e la dipendenza.Il MHK era riuscito ad interpretare questi bisogni.
Questi risultati vennero confermati da Daner (1976) (6), osservatrice partecipante nei templi di Boston, New York, Londra e Amsterdam, la quale osservò, sulla base di rilievi anamnestici, l'alienazione rispetto alla società circostante. L'Autrice interpreta ISKCON come una istituzione totale nell'accezione di E. Goffman (7) (cfr il cap. 5).
Anche Singh rilevò l'impiego di droghe e la fuga da esistenze monotone, prima dell'affiliazione, nelle storie personali dei devoti di due templi (1981) (8).
Ross sottopose tutti i 42 membri del tempio di Melbourne ad alcuni test psicodiagnostici (Minnesota Multiphasic Personality Inventory, General Health Questionnaire, Eysenck Personality Questionnaire) (9). I punteggi erano all'interno del range normale; solo al MMPI veniva rilevato un lieve peggioramento della salute mentale dopo la permanenza di 1 anno e 6 mesi nel movimento ed un leggero miglioramento dopo 3 anni. L'Autore concluse pertanto che gli Hare Krishna non differivano per la salute mentale dalla popolazione generale. Questi risultati sono stati confermati anche da ricerche italiane (10, 11, 12).
I dati di Ross non suffragavano l'ipotesi che l'affiliazione servisse a stabilizzare una personalità instabile. I devoti erano meno felici al momento del loro ingresso nel gruppo, ma non miglioravano da un livello precedentemente patologico.
La prima indagine psicometrica italiana (1989-1990), svolta da Di Fiorino, Saviotti et al. ha riguardato 32 membri del MHK della comunità di San Casciano Val di Pesa (10). Oltre al MMPI è stata impiegata la versione italiana del test An Inventory for Assessing Different Kinds of Hostility di Buss e Durkee (1957), per lo studio delle modalità espressive dell'aggressività. I punteggi ed i profili osservati non differivano da quelli della popolazione generale.
La seconda indagine, effettuata nel 1996 da Fizzotti, Di Fiorino et al. (11), ha interessato 70 membri MHK della stessa comunità (42 maschi e 28 femmine. Sono stati somministrati il MMPI e il Purpose in Life Test (PIL Test) di Crumbaaugh e Maholick (1964). Anche in questo caso i risultati mostrano punteggi medi MMPI che si collocano nella fascia di normalità. Dai punteggi del PIL Test emerge la maturità per l'orientamento esistenziale. Le correlazioni statistiche con i punteggi del PIL delle scale L e F (del MMPI) indicano che i soggetti testati con livelli più alti di significato esistenziale e di valori potrebbero dare risposte più confacenti alle aspettative del gruppo sociale. (La scala L valuta la tendenza del soggetto esaminato a mettersi in una luce socialmente favorevole e la sua tendenza a falsificare deliberatamente i risultati del test, alti valori sulla scala F depongono per una errata compilazione del protocollo per la presenza di un grave disturbo emotivo) .
Valutando però il campione per la durata dell'appartenenza al MHK solo 6 maschi e 3 femmine avevano un periodo inferiore ai tre anni.
Per replicare l'indagine di Ross la ricerca è stata allora allargata a comprendere, oltre al templio fiorentino, la comunità di Albettone (Vicenza), che è di più recente insediamento, ed ospita devoti avvicinatisi al MHK da un minor numero di anni (Di Fiorino, Fizzotti et al.) (12). Tra i 70 partecipanti a questa indagine ben 24 appartenevano al MHK da meno di 3 anni. Dal confronto tra le due sottopopolazioni sono stati rilevati atteggiamenti ipocondriaci negli aderenti da meno di 3 anni. Tuttavia se analizziamo individualmente i profili l'effetto protettivo del MHK incide poco su personalità con aspetti psicopatologici più accentuati. Anche la terza indagine italiana conferma le conclusioni dello studio di Ross del 1981.
4 anni dopo Ross (1985) sottopose di nuovo allo stesso test MMPI 25 dei 42 devoti interessati dalla precedente studio: ad eccezione di uno tutti avevano avuto effetti positivi, nel senso di un miglioramento del loro equilibrio (13).
Nel 1987 Weiss sottopose 226 devoti e simpatizzanti (132 uomini e 94 donne) al test Mental Health Inventory (MHI) (14). Risultò che, mentre le donne non differivano dalla popolazione generale, gli uomini avevano punteggi più alti sulle scale <Benessere psicologico> e <Sentimenti positivi>. Questo sottocampione, pur rispondendo di essere più felice e mostrando comportamenti e sentimenti più positivi, riferiva tuttavia ansia, depressione in percentuali non differenti dal campione normativo.
Uno studio contemporaneo di Weiss e Comrey (1987) sui fattori di personalità tra gli Hare Krishna, con le Comrey Personality Scales (CPS), coinvolse un campione di devoti (107 maschi e 79 femmine) e simpatizzanti (25 maschi e 15 femmine) provenienti in maggioranza dalla California (15).
Il campione differiva da altri per il fattore <Conformismo sociale> verso <Ribellione>: la varianza dei punteggi per il fattore era considerevolmente ridotta dal confronto con altri gruppi. Ne deriva una maggiore omogeneità degli Hare Krishna rispetto ad altri gruppi per questo carattere.
Poling e Kenney (1986) (16), in una rassegna della letteratura, hanno evidenziato 8 fattori predisponenti la personalità dei futuri devoti del MHK: un retroterra familiare di ceto medio, un precoce contrasto con la famiglia, la tendenza a sentirsi "salvatore del mondo", il rifiuto dell'autorità e del sistema valoriale dei genitori, insieme alla sostituzione con un'autorità forte e maschile, un notevole impiego di droghe, la tendenza a vedere il mondo materiale senza senso, il vegetarianismo, la ricerca di una nuova identità nelle religioni dell'Asia. Nel loro studio gli Autori hanno rilevato un altro fattore definito di orientamento verso il significato.
Di grande interesse è anche lo studio di Weiss e Mendoza (1990) sugli effetti della inculturazione sulla salute mentale e la personalità (17). Una scala di autovalutazione di 53 items misura il livello di immersione nella religione (abitudini dietetiche, matrimonio e abitudini sessuali, nome dei figli, tempo e denaro dedicati al tempio, stile degli abiti, musica e letture, coinvolgimento nella preghiera, credenze, uso di droghe e sostanze).Ipoteticamente anche non Hare Krishna possono raggiungere un punteggio fino a 2.25 se praticano una dieta vegetariana e pregano frequentemente. L'indice di inculturazione (AI) non era correlato nè al sesso nè alla durata di permanenza nel movimento. Il campione fu sottoposto anche ai tests MHI e CPS. Lo studio, molto complesso dal punto di vista metodologico, fece rilevare nelle donne una differenza non significativa per i caratteri di personalità al variare dell'indice di inculturazione. Gli autori conclusero che il maggiore o minore grado di immersione nel MHK non si correlava con la presenza di personalità alterate. Avevano tratti di personalità simili a quelli delle altre donne americane con la eccezione importante dei tratti della compulsività e della fiducia. Non apparivano correlazioni significative tra grado di inculturazione e salute mentale se non un modesto aumento sulla sottoscala del General Positive Affect con una maggiore inculturazione. I maschi, invece, presentavano un aumento significativo nei punteggi del benessere psicologico in correlazione con una maggiore inculturazione.
Weiss e Mendoza, allora, ipotizzarono che i tratti di compulsività rappresentino un prerequisito per l'adesione piuttosto di essere acquisiti con la permanenza nel movimento. L'inculturazione non si correla con la durata dell'appartenenza. Quei pochi che scelgono di lasciare la popolazione generale e le loro famiglie per ricercare una profonda immersione nello stile di vita non familiare di un gruppo minoritario controverso, sottoponendosi ad uno stress di inculturazione, hanno caratteristiche di personalità positive associate ad un maggiore equilibrio per sostenere questo difficile processo di cambiamento dell'orizzonte culturale ed abbracciare con successo il nuovo stile di vita.
Il rapporto con l'India
Il rapporto con l'India non è scevro di elementi di ambiguità. Da un lato Prabhupada ha accentuato gli aspetti della tradizione Gaudiya, trasformando un movimento neohindu in una specie di ordine monastico cattolico, soprattutto per gli aspetti gerarchici, ma anche dottrinali (per l'autorità del magistero, che non tollera differenziazioni: "eresie").
Ma qual è l'atteggiamento di un devoto HK di fronte alla devozione popolare indiana, popolata da innumerevoli divinità? In questo senso si è sentito più volte dire che HK non è hindu.
Si dissimulano però gli elementi distintivi. La frequenza dei templi occidentali da parte degli immigrati indiani è stata sempre più facilitata negli ultimi anni. Un notevole sforzo finanziario ha sostenuto lo sviluppo del MHK in India, fino dalla costruzione del tempio di Krishna-Balaram (1975), quando ha avuto inizio una presenza ISKCON a Vrindaban (18). Probabilmente il riconoscimento di far parte dell'induismo è utile al MHK per difendersi dall'accusa di essere una setta nella cult litigation (quanto è aleatoria la categoria di "nuovo movimento religioso"!).
Alcune trasformazioni
Come abbiamo visto il legame di ISKCON con la controcultura e la contestazione è stato molto forte. Sull'onda del 1968 il rifiuto dell'american way of life ha favorito l'adesione alla proposta di Prabhupada. Il declino degli HK iniziò nel 1974 e coincise con la fine della guerra del Vietnam e la marginalizzazione della controcultura nello scenario americano (14). Sono stati rilevanti nella crisi anche i problemi di immagine per le tecniche di proselitismo non ortodosse (19, 20, 21) ed i conflitti interni.
Nella parabola del MHK si possono distinguere due fasi:
La prima fase Out-in, fase di espansione, contrassegnata da un forte proselitismo, con la concezione forte del tempio quale fortezza sacra: solo all'interno della comunità, raccolta attorno al tempio, è possibile essere veri devoti o addirittura aderire alla fede (22) .
La seconda fase In-out ha avuto inizio on la guru-reform, agli inizi degli anni '80. Dopo la morte del fondatore undici guru (maestri iniziatori) avevano assunto il ruolo carismatico ed insieme a cinque discepoli di Prabhupada formavano la GBC. Nel 1986 solo cinque tra gli undici erano in carica: l'anno successivo vennero aggiunti altri 15 membri alla GBC e venne estesa la possibilità di avere altri guru iniziatori (23, 24). Gli ex-eletti rivolsero molte critiche alla riforma (25).
Nel 1997 solo due degli undici guru mantengono ruoli di rilievo nella GBC.
Con la guru-reform il MHK ha vissuto una grande trasformazione: è venuta meno la perentorietà del modello comunitario, e si è sviluppato un laicato attorno alla comunità monastica.
Hanno contribuito ad accelerare il processo le accuse di crimini violenti rivolte al leader dello scisma Kirtanananda Svami, uno degli undici guru (26). Nel 1983 nella comunità di New Vrindaban (West Virginia) due devoti uccisero Chuck St. Denis, anch'egli HK, e ne disciolsero il cadavere nell'acido. Nel 1986 Steve Bryant, un dissidente HK, che aveva accusato denunciato Kirtanananda Svami di tollerare gli abusi sessuali, venne assassinato in Los Angeles con un colpo di fucile alla testa. Kirtanananda è stato accusato di aver autorizzato le uccisioni.
Probabilmente anche sotto la spinta di difficoltà finanziarie la maggior parte dei devoti ha dovuto riconsiderare la necessità di procurarsi da sè i mezzi di sussistenza, senza poter contare più sull'aiuto della comunità.
Oggi all'atto dell'adesione viene proposto uno stile di vita che ruota sempre attorno alla comunità, ma senza l'obbligo della residenzialità. Questo nuovo modello ha facilitato la frequentazione dei templi da parte degli hindu che in USA e Gran Bretagna costituiscono ormai la maggioranza dei devoti (22)
Già nel 1992, secondo i dati di una ricerca di Burke Rochford, la percentuale di aderenti statunitensi al MHK, che lavorava o dipendeva dalla comunità, era inferiore ad un terzo (19).
Forse anche per le accuse di abusi sessuali nei confronti degli allievi, il MHK ha ridotto drasticamente le scuole private gurukula. Ne rimangono oggi attive solo 3 o 4, principalmente in India; le altre si sono trasformate in day schools (scuole senza convitto).
Tra i "laici" (quanti non vivono nelle comunità) si è assistito anche ad una certa riduzione delle pratiche religiose, con una relativa secolarizzazione.
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Note.
(1) Krishna in sanscrito significa nero. Il movimento anticult ha dipinto gli HK come devoti di un Signore Oscuro (Dark Lord) (18) invece del Dolce Signore di My Sweet Lord, la famosa canzone composta da George Harrison, uno dei Beatles.
(2) Il visnuismo rappresenta una delle tre grandi correnti teistiche dell'induismo.