IL CASO DI LIDIA. IL GRUPPO DI PREGHIERA DEL ROSARIO NELL'OMICIDIO DI AMANTEA.

 

Da Se il mondo non finisce. Quando la profezia non si avvera
Mario Di Fiorino
Copyright 1996 Psichiatria e Territorio

 

 

Ho conosciuto di persona Lidia Naccarato, leader carismatico del Gruppo di preghiera del Rosario, durante il ricovero nell'Ospedale S. Luigi Gonzaga di Castiglione delle Stiviere (Mantova).

 

La degenza.

L'osservazione è avvenuta in un momento cruciale della vicenda, a poco più di un anno da quel 24 Maggio 1988, in cui il Gruppo di preghiera del Rosario aveva atteso l'avverarsi della profezia del ritorno del Cristo (insieme allo zio Antonio risorto). In una sequenza di avvenimenti drammatici trovò invece la morte un cugino della Naccarato, già consacrato, ritenuto traditore e apostata.

Durante la degenza Lidia vestiva in modo dimesso, con abiti lunghi. Ordinata nella persona, lucida, con un buon orientamento nei parametri spazio-temporali e nelle persone. Nei colloqui, anche se rispondeva a tono, appariva molto controllata. Non ha mai verbalizzato di aver esperito dei fenomeni allucinatori nel corso del ricovero.

Fin dall'ingresso nell'Ospedale di S. Luigi Gonzaga, nell'Agosto 1989, è apparsa tranquilla ed ha mantenuto un comportamento corretto, ostentando peraltro un certo distacco nei confronti delle altre ricoverate.

Nei primi giorni di degenza ha stabilito rapporti più stretti con una giovane schizofrenica, da poco ricoverata. Quest'ultima ha subito il fascino di Lidia, nei confronti della quale si è comportata in maniera servile. Ad un tratto ha cominciato ad annunciare che si doveva pregare "per salvare il mondo". Un breve arco di tempo è bastato per l'affiliazione di un'adepta (1).

In seguito Lidia si è attenuta all'invito del primario del reparto di evitare di condizionare le ricoverate più suggestionabili.

Lidia affermava di aver accettato la restrizione del ricovero in spirito di sottomissione alla volontà divina. Si sentiva pronta a qualunque sacrificio che le fosse imposto dalla legge degli uomini. Ha ricevuto con regolarità visite di parenti che venivano a trovarla con una frequenza di 2 o 3 volte alla settimana.

 

Anamnesi

Lidia Naccarato aveva, nel 1989, 37 anni; nubile, proveniva da Amantea, centro agricolo calabrese. I familiari lavoravano come fittavoli.

Il padre è morto in un incidente a 42 anni. La madre, allora di 76 anni di età, i due fratelli e una sorella erano in uno stato di apparente buona salute. Non sono state segnalate malattie di interesse psichiatrico nel gentilizio.

La paziente ha trascorso la fanciullezza e l'adolescenza in una casa di campagna, distante dal centro abitato, in condizioni economiche piuttosto precarie. Ha riferito di aver vissuto in un clan patriarcale, che aveva conservato stretti legami con il nucleo familiare di zio Antonio, emigrato all'estero.

Questi conosciuto come "zio", anche al di fuori della cerchia dei parenti, era una figura dotata di carisma, a cui venivano riconosciuti poteri taumaturgici. "Aveva il dono di aiutare gli altri con la preghiera. Poteva risolvere così qualsiasi problema, guarendo, anche a distanza, le malattie della gente. Era un sant'uomo, che aveva dedicato la propria vita al prossimo." Già molti anni prima degli avvenimenti che andremo ad esaminare aveva ricevuto delle visioni di Gesù e della Madonna.

Lidia, quand'era bambina, doveva percorrere diversi chilometri a piedi per recarsi a scuola. Ha ripetuto la quinta classe elementare.

Descrivendo la vita di paese ricordava di non aver conosciuto molti svaghi: l'unica festa era rappresentata dalla celebrazione del santo patrono.

Ha 10 anni quando muore il padre, già da tempo cardiopatico. Due anni dopo con la famiglia emigra a Torino, per motivi di lavoro, accompagnata anche dallo zio, che, nel frattempo, è rientrato dal Sud America.

Così si esprimeva la paziente: "Noi vivevamo come nel terzo mondo: non conoscevamo la radio, non eravamo mai stati in treno, che sentivamo solamente da lontano da casa nostra".

Il viaggio a Torino rappresenta un'avventura: "salire sul treno e guardare tutto il paesaggio dal finestrino, e poi tutte quelle luci in città e tutte quelle auto ed i tram".

Lidia descrive bene il senso di meraviglia di fronte a tante novità, unito però allo smarrimento legato alla confusione della metropoli.

Aiutati da una zia paterna e soprattutto dallo zio Antonio, in quegli anni emigrato in Francia, ma spesso in visita da loro, riferisce che si era inserita bene in città e così anche gli altri componenti della famiglia.

Mentre svolge delle occupazioni precarie (commessa in una drogheria e in una pasticceria), riprende la frequenza della quinta classe elementare.

Nel 1972, a 20 anni, ha luogo l'evento che segna la sua vita, ossia la rivelazione della sua missione. Mentre si accinge a scrivere ad una cugina in America, sul foglio bianco si disegna, da sola, l'immagine di una foglia di grandezza naturale "a carattere d'oro". Al centro della foglia sono scritti il suo nome a stampatello e, di fianco, a sinistra, queste parole profetiche: "trovando questa foglia potete salvare l'Universo. Avere vita eterna e dare vita eterna".

Nel raccontare le emozioni esperite di fronte a questa rivelazione, la paziente spiega che si sentiva già "come preparata" a tutto questo.

Lo zio divulga la notizia, commentando che si tratta certo di un "segno divino". Per sette mesi congiunti ed amici sono impegnati nella ricerca affannosa di una foglia che possa somigliare a quella disegnatasi. Lidia abbandona perfino il posto di lavoro.

Una seconda visione le rivela che la foglia si trova in una chiesa del suo paese, presso l'altare della Madonna. Lei era stata designata da Dio per "preparare il nuovo avvento del Cristo in terra e per combattere il Male e Satana".

Ben presto il gruppo di preghiera diviene molto numeroso. In una delle perizie di parte si racconta come gli adepti siano un migliaio, raccolti in gruppi in vari paesi calabresi, a Pagani (Salerno) e a Torino (2).

Molte persone vengono per ricevere delle grazie. Si diffonde la fama della coppia, che compie guarigioni prodigiose.

 

Le visioni.

Lidia e lo zio hanno delle visioni, spesso mentre si trovano insieme. Altre volte il fenomeno viene esperito solo da uno dei due. Lidia ricorda la visione di Gesù, con un vestito rosso, o della Madonna con una veste azzurra. Ha difficoltà a descrivere meglio i particolari, come ad esempio i lineamenti dei volti.

Inizia a ricevere dei messaggi che trascrive sotto dettatura.

Quindi i messaggi talora appartengono alla tipologia della "scrittura automatica", come nel messaggio iniziale ("... è come se avessi prestato la mia mano allo zio per cui la grafia dei messaggi non risulta essere la mia ma piuttosto quella di zio Antonio") altre volte invece sono messaggi scritti durante una visione, o immediatamente dopo sotto dettatura ("In genere quando ricevevo i messaggi avevo la visione dell'interlocutore, Gesù o la Madonna o lo zio, che direttamente li dettavano").

Dopo la morte dello zio, è questi molte volte ad apparirle e a dettarle dei messaggi.

Lidia dice in Ospedale che le apparizioni sarebbero cessate dopo l'arresto; in realtà sappiamo almeno di un messaggio del Maggio 1989 (che è all'origine di una riunione, e quindi della revoca degli arresti domiciliari).

 

Dottrina e organizzazione del gruppo di preghiera.

Il Gruppo di preghiera del Rosario si costituisce nel 1973 a Torino, per iniziativa di Antonio Naccarato. Il nucleo centrale è dato dalle visioni e dal delinearsi della missione di Lidia e di zio Antonio.

Nella visione teologica del "gruppo" a 246 coppie è affidato il compito di preparare il terreno per riparare gli effetti del peccato originale della coppia dei progenitori, Adamo ed Eva. Lidia e zio Antonio sono solo la prima delle 246 coppie scelte da Dio. La paziente non conosce le altre, ma sa (perché le è stato rivelato) che stanno operando, sparse per il mondo, con lo stesso scopo.

Nel 1975 Lidia, sotto dettatura, scrive la "storia di Gesù", di cui trascrivo l'incipit:

"Io Gesù Cristo connoto l'atto del suo nativo conducendo il suo scritto sui vostri fogli, nominando il mio nativo e la mia vita da piccolo come è stata, e che voglio partare tra voi due un esempio del mio passato, per quanto è stato triste il mio cammino sulla terra, io dice Gesù Cristo, con le mie preghiere, e con le mie forze, che già da piccolo risentivo in me, la vita dell'avvenire, e all'età di due anni incominciavo a conoscere l'indifferenza e la precisione, lottando sulla verità, e la giustizia, e come passavano i giorni apprendevo di più su ogni cosa, sperando di essere il re della terra, ma non Dio degli uomini, sapevo solo che dovevo arrivare ad un punto da essere un governatore degli uomini, comandandoli con le forze e la giustizia, a tre anni sapevo già che avevo un Padre nei cieli che dominava su di noi tutti, e che si chiamava il Dio degli uomini e della terra, come anche gli altri lo sapevano".

 

Sempre nel 1975 era stato pubblicato "Il poema dell'Uomo Dio", "visioni e dettati" che sarebbero stati concessi dall'Alto dal 1943 al 1961 a Maria Valtorta, una visionaria viareggina, rimasta decenni paralizzata. Il testo costituisce un vero livre de chevet nel Gruppo di preghiera del Rosario.

Aveva scritto la Valtorta:

 

"Gesù mi ordina: <Prendi un quaderno tutto mio. Copia nel primo foglio il dettato del giorno 16 Agosto. In questo libro si parlerà di Lei>. Ubbidisco e copio".

 

Nel 1983 alla morte dello zio, Lidia rimane da sola alla guida del gruppo. Zio Antonio avrebbe offerto a Dio la sua vita per evitare il diffondersi del male nel mondo.

Ha dichiarato Lidia: "...in un estremo gesto d'amore per tutti prendemmo una risoluzione. Nel 1983 io e zio Antonio offrimmo reciprocamente in sacrificio la nostra vita per il bene di tutti, lasciando a Dio la determinazione della persona che sarebbe morta. Il 7 giugno 1983 sapemmo che a morire doveva essere lo zio il quale per 40 giorni fino alla sua morte patì molte sofferenze".

 

Non si riesce a ricostruire con certezza il periodo in cui avviene la formalizzazione di una gerarchia del gruppo.

Tra quanti si sono raccolti intorno a Lidia, in attesa del nuovo evento, rivestono un ruolo privilegiato gli "apostoli della vita", i "consacrati", le "ancelle" ed infine gli adolescenti (le "verginelle").

Gli adolescenti "faranno corona" a Lidia al momento del ritorno del Cristo e dello "zio".

Sono consacrati quanti, a seguito di una chiamata personale, si consacrano a Dio, dedicandosi all'apostolato. L'elemento che connota la visione teologica del gruppo è dato dalla nomina di un nuovo collegio apostolico (3).

Da un primo messaggio deriva la nomina di 12 "apostoli della vita", che hanno il compito di diffondere la parola di Dio.

"Figli sappiate, nella grande volontà del mio Cuore realizzo gli apostoli della vita. Essi capeggiati dal mio devoto Naccarato Salvatore porteranno la felicità della Gloria... Gioite figli dell'alto compito che vi attenderà poichè ora siete paladini della grandezza del Padre e i gloriosi Apostoli del Figlio Mio".

Gli apostoli sono stati indicati a Lidia nel corso delle varie rivelazioni, e per mezzo di lei quindi è avvenuto il riconoscimento della loro autorità nel gruppo. Delle dignità apostolica di altri Lidia si è accorta mentre parlavano con lei.

In tutto sono 80 di numero e guidano il gruppo.

Vengono poi designate 12 ancelle: "Sappiate inoltre che le ancelle del mio cuore porteranno il canto dell'alleluja nel giorno del gran ritorno del Figlio Mio. Ma esse per amor mio dovranno superare la prova dell'esistenza; solo allora verrano confermate effettive ancelle dalla Beata del grande Amore della Solenne Perfezione".

Da quando è stata arrestata, Lidia Naccarato non avrebbe più avuto contatti con la gerarchia. In ospedale affermava di non sapere nemmeno se fossero rimasti fedeli e continuassero la loro missione. Insisteva che la condizione di degente le avrebbe impedito di guidare il "gruppo di preghiera".

Del resto dopo l'arresto non avrebbe più avuto "visioni": talora avrebbe vissuto l'esperienza di sentirsi abbandonata da Dio.

Va anche posta in risalto l'ambiguità dell'atteggiamento nei riguardi della Chiesa cattolica. Nonostante profetizzasse l'ormai imminente venuta di Nostro Signore e il ritorno di "zio" Antonio, Lidia ritiene di non aver mai lasciato la Chiesa. Ad avvalorare l'affermazione cita alcuni fatti: gli affiliati avrebbero continuato ad essere ammessi ai sacramenti anche quando oramai veniva predicato l'avvento e si era costituita la gerarchia apostolica.

Il parroco di S. Pietro in Amantea ha dichiarato: "Fino alla morte di Naccarato Antonio il gruppo di S. Pietro frequentava la mia chiesa oltre le chiese viciniori senza dare adito a sbandamenti teologici; dopo la morte del Naccarato Antonio, invece, la presenza del gruppo nella mia chiesa si è fatta sporadica e poi si sono del tutto allontanati. Lidia in particolare non veniva mai".

Durante il ricovero nell'Ospedale S. Luigi di Gonzaga Lidia ha continuato a pregare molto, recitando il rosario, e partecipando all'ascolto della messa.

Lidia è reticente quando le si chiede il significato dei simboli adottati dal gruppo di preghiera, come ad esempio il cerchio con all'interno nove croci, che risulta in atti, dipinto con calce bianca su quasi tutte le porte della casa dove è avvenuto l'omicidio.

Le riunioni del "gruppo di preghiera" prevedono la lettura di testi sacri, come la Bibbia e del già citato "Il poema dell'Uomo Dio" della Valtorta.

Lidia Naccarato tende inoltre a dissumulare il ruolo di zio Antonio. Come abbiamo visto si è limitata a dire che, con lei, forma una delle 246 coppie.

Richiesta di un chiarimento sull'attesa della venuta dello zio, Lidia afferma infatti che tornerà come tutti i morti "come si recita nel Credo". Non racconta nemmeno delle continue apparizioni dello zio, che risultano dalla lettura dei "messaggi", né parla della particolare devozione di cui era oggetto.

Così ad esempio, negli atti, le forze dell'ordine riferiscono di aver trovato durante il sopralluogo, al centro del cortile dove gli adepti della setta erano riuniti, "un tavolo sul quale vi era il quadro con la foto di zio Antonio ed il quadro con l'effige del Sacro Cuore di Gesù".

"Tenendosi per mano e formando un cerchio intorno al tavolo (i 30 adepti con indosso una camicia e al collo la corona del rosario) accompagnano alle preghiere religiose l'invocazione del ritorno del già citato "zio Antonio" fondatore della "setta".

Dopo l'uccisione dell'apostolo "traditore" si è assistito ad una dissimulazione di ogni elemento distintivo (teologico, soteriologico, liturgico, simbolico); così non è chiaro quale ruolo rivesta lo "zio" Antonio nelle credenze del gruppo. Se, per utilizzare le categorie di Henri Desroche abbia con Dio solo un legame elettivo (sia, cioé, ritenuto un profeta che parla a nome di Dio) o non gli sia stato riconosciuto, nello svolgersi della parabola, un legame nativo (come il culto di cui è oggetto farebbe propendere).

 

La mancata realizzazione della profezia dell'Apocalisse.

Nei giorni che precedono l'omicidio dell'apostolo, Lidia si sente inquieta, sa che sta correndo gravi pericoli. Alcune apparizioni le hanno rivelato che i satanisti vogliono sequestrarla o attentare alla sua vita.

E' tornata, insieme a numerosi adepti, nel paese d'origine a S. Pietro in Amantea, ma anche lì si sente minacciata.

Sin dai primi giorni del Maggio 1988, zio Antonio, durante un'apparizione, le detta delle raccomandazioni per la preparazione dell'evento straordinario che sta per compiersi.

"Ci sarebbe stato un segno, sarebbe apparsa la Madonna e poi il Signore sarebbe tornato, con insieme lo zio risorto".

In un messaggio (senza indicazione di data) lo zio invita Lidia a sciogliersi i capelli e a lasciarli liberi al vento: egli è impaziente di tornare.

In data 23 Maggio 1988 lo zio prega Lidia di disporre le sue scarpe vicino al suo letto. Per il giorno 8 tutti dovranno vestire con abiti bianchi. Sarà dato un segno che convincerà anche gli increduli.

I capelli sciolti di Lidia provocano un'impressione notevole. Anche gli operai dell'acquedotto rimangono meravigliati per la sua bellezza e la paragonano alla Madonna. E' come se una mano divina ne trasformasse le sembianze facendola apparire più alta e con un ornamento tra i capelli.

Questo messaggio è scritto in una prosa spesso non rispettosa della sintassi, e contenente numerose ripetizioni.

Nel corso di un'altra apparizione, lo zio dice a Lidia che gli adepti devono interrompere il lutto iniziato alla sua morte, per vestirsi con abiti normali. L'8 Giugno invece dovranno vestire solo con abiti bianchi.

Questo segnale farà comprendere agli abitanti del paese vicino che sta per accadere qualcosa di importante.

In un altro foglio lo zio fornisce delle precise disposizioni: "Quando ritorno nella casa mia voglio trovare come l'ho lasciata. Per il giorno 8 (Giugno) dovete fare ancora una giornata di preghiere vedrete ciò che era stato detto vedrete una luce nel cielo all'ora stabilita alle 5 e 7 minuti trenta croci intere e altre trenta anche se intaccate vedrete la luce di tanti coloro e angeli e santi che cantano in coro e con la Madre che li accompagna ...".

"Quando scende Maria assieme a lei scenderò io e non soltanto voi mi vedrete ma anche gli altri ... luce che si vedrà da ogni parte tanto forte che accieca ogni persona che non sono degni di guardare quelli che meritano vedono la luce così ognuno è libero e sereno e non dovrà più temere nessun male ...".

Lo zio sta per tornare sulla terra. Una particolare intensità della luce solare preannuncerà la sua venuta. A quanti saranno in preghiera verranno rimessi i peccati. Il messaggio si conclude con un augurio affettuoso: "Non dico altro perché si è fatto tardi ma tu domani quando andrai sotto dovrai andarci con i capelli sciolti io ti bacio mia dolce sposa ...".

Il gruppo di dieci fogli termina con la frase: "Benedico andrà domani come una sposa verso l'altare verso l'altare del Paradiso verso Gesù e verso la Madre che ti dà molto adesso basta non andare avanti nello scritto una volta che dici da sola le preghiere per donarti ti dirò ancora io una cosa di Maria ora basta ti saluto e ti do un dolce bacio".

Gli adepti si riuniscono in preghiera, nell'attesa del segno e degli accadimenti miracolosi annunciati dallo zio.

"Non sapevamo allora che l'attesa sarebbe stata di tre giorni" ricorda Lidia. Tre giorni di preghiera ininterrotta, trascorsi senza bere né mangiare. Solo Lidia ogni tanto saliva in camera per ricevere le visioni.

La profezia non si realizza.

In un messaggio di qualche giorno prima a Lidia era stato rivelato che una persona voleva partire per Torino, ma questo non doveva avvenire perché altrimenti avrebbe fatto del male.

Lidia si rende conto che un apostolo, il cugino Pietro, è venuto a patti con il Demonio, che si è impossessato di lui.

Ubbidendo allo zio, fa rinchiudere il traditore in una stanza, "dove c'è il cibo per gli animali domestici", e lo fa sorvegliare da un fedele armato.

"Ora (il fratello) può dormire tranquillo perché hanno preso Giuda e lo hanno preso perché era proprio colui che faceva sempre tutto solo per un po' di soldi".

Lo zio ordina a Lidia: "Va di sotto e glielo dici che Giuda che ha tradito e che questo del verdetto non è stato come allora quando ha tradito Gesù Cristo che adesso l'hanno preso e per sempre è sistemato e che anche se non si è impiccato ma è sempre penzolante è come se lo avesse fatto ma non dategli la morte che questo luogo non è di morte ma di vita che rinasce e non vita che muore perciò adesso puoi andare e lo puoi dire a tutti così capiranno che è con Gesù Cristo ...".

Nel raccontare l'uccisione dell'adepto apostata, in un colloquio avvenuto un anno dopo il fatto, Lidia pone in risalto come sia stato tutto così terribile e tragico. L'uccisione di un essere umano la sconvolge ancora. Come siamo lontani da quell'amore che pervade tutta la sua predicazione! Ma proprio questa lontananza può far comprendere la vera chiave interpretativa dell'uccisione. "Non c'era scelta: dovevamo sopprimere una creatura ormai invasata da Satana" (4).

Ma torniamo al testo dei messaggi (fol. 51): " Deve fare attenzione solo a Pietro che già sta tentando di liberarsi ... sta facendo di tutto per uscire adesso si è sciolto che non può più stare come una belva braccata vuole fuggire ma tu non devi temere per nessun motivo che a te ci penso io e anche Salvatore che è pronto a dar la vita per il proprio amore adesso sta tentando di uscire dalla finestra di ferro".

E ancora: "Cari figli miei come potevo venire se Giuda è ancora legato come se fosse impiccato deve essere morto e dovete far presto che dovete ammazzarlo tutti anche Salvatore che se non lo fate dovrò farlo io e non potrò venire molto presto invece se lo fate proprio voi non tarderò molto, non è un uomo ma è un demonio e devi dirlo anche a Salvatore che proprio lui lo dovrà fare anche con la pistola, ma attenzione che potrà fuggire e allora non c'è più niente da fare uccidete tutti Giuda che uccidete il male ma il compito è di Salvatore che lo deve uccidere con le mani come se fosse proprio un demonio ora va a prender Salvatore che è sotto la scala di...che ha capito che non c'è stato il segno, è perciò non ha visto niente digli di fare ciò che ho detto che dopo capirete tutto anche il male che c'è intorno lo dovete scoprire...lo chiami a parte e gli dice Salvatore lo zio ti dà ancora una missione ma se fallisce questa tu sarai un traditore perciò tu vai da Giuda e lo devi ammazzare... se non uccidi Giuda il male non è vinto perciò chiama presto e glielo dici di andare da solo che deve vincere ogni male tu stai nella camera tua e controlla dalla finestra del bagno ... " (foll. 73-74).

 

Dopo aver ricevuto il comando dallo "zio" apparsole, Lidia ordina al fratello e all'altro apostolo di uccidere Satana.

"Era un mostro e le pallottole rimbalzavano sul suo corpo senza nemmeno scalfirlo. Non so come abbiamo fatto a sconfiggerlo".

Le parole di Lidia concordano con la testimonianza di Santo Sicoli resa al giudice istruttore: "Mi apparì un essere mostruoso e comunque senza più sembianze umane..."

Poi, sempre eseguendo gli ordini dello "zio", Lidia si distende sul letto e così più tardi verrà trovata dalle forze dell'ordine.

Dichiarerà Lidia al Giudice istruttore: "Mentre tutti erano intenti a pregare, ebbi il messaggio che Pietro Latella era Satana e che per evitare che distruggesse tutto era necessario uccidere e immediatamente Satana in Pietro; in caso diverso non so cosa sarebbe accaduto. Ed infatti essendo Pietro un consacrato, il fatto che Satana fosse in lui avrebbe comportato cose molto gravi. Non c'è stata alcuna riflessione sul significato dell'uccisione comunicatami ed io immediatamente, non ricordo se attraverso la finestra o la porta, comunicai a quelli che erano fuori che Pietro era Satana e che era necessario ucciderlo e che si doveva saldare la porta per evitare che il male uscisse. Ritenevo che uccidendo il male questo sarebbe stato sconfitto e Pietro sarebbe sopravvissuto. Ed infatti quando il giudice mi mostrò il corpo di Pietro Latella non pensai che questi fosse morto ritenendo invece che dormisse" (fol. 60).

 

Accadimenti successivi all'uccisione del consacrato.

Dopo l'esecuzione del "traditore" il gruppo esulta, incitato da Lidia: vengono sparati alcuni colpi d'arma in aria. Avviene in questa fase il ferimento fortuito che consentirà ai carabinieri di far luce sul delitto e probabilmente di conoscere l'esistenza di questi fatti.

La Naccarato rincuora i discepoli: all'alba si realizzerà la profezia con il ritorno di zio Antonio. Viene saldata la porta, secondo quanto imponeva il messaggio: "Digli di saldare la porta che così è più sicuro fino all'alba. Ancora non lo sanno, ma il demonio in persona lo può liberare che anche se si salda la porta non devono lasciare neanche un momento la guardia della porta che lui scappa" (f. 105).

Durante l'attesa notturna alcuni vedono nel cielo disegnarsi la scritta "Viva Maria".

Quando le Forze dell'ordine, che indagavano sul ferimento con arma da fuoco di un adepto, accompagnato al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Cosenza, giungono nel casolare in contrada Moschicella, teatro dei fatti, sono le ore 12 del 26 Maggio. Trovano una trentina di persone, tutte vestite con una camicia bianca, che tenendosi per mano, stremate, girano in cerchio intorno ad un altare con varie immagini di santi e la fotografia di zio Antonio.

Dopo una prima resistenza passiva con negazione dei fatti da parte del gruppo, con minacce di maledizione, ricevono la confessione dell'uccisione del "traditore".

In seguito alle indagini verrà appurato che l'omicidio è stato materialmente compiuto da due adepti, il fratello di Lidia Naccarato, Salvatore ed il cugino Santo Sicoli. Il "traditore" viene trovato esanime, vestito, senza scarpe, legato su una sedia con le mani dietro la schiena. L'omicidio è avvenuto con armi da fuoco e la vittima doveva essere stata denudata e solo dopo rivestita. Si trovava in una stanza la cui porta era chiusa ermeticamente con saldature a fiamma ossidrica. Vari bossoli di proiettili in giro, varie ferite sul corpo. In un'altra stanza viene trovata Lidia, da sola, distesa sul letto con una corona del rosario in mano ed immobile, apparentemente in uno stato alterato di coscienza.

Si alza improvvisamente dicendo di non essere pazza allorché viene chiamata un'ambulanza.

Secondo le indagini effettuate in seguito, la vittima abitava a Torino, dove il gruppo è diffuso, ed era stato chiamata al paese da Lidia, ove avrebbe ottenuto l'investitura ufficiale di "Apostolo" con il segno distintivo di una "fede in metallo giallo" da portare al dito (secondo il rapporto). Il trasferimento al paese era avvenuto alcune settimane prima del delitto, durante le quali egli si era recato due volte in città per far visita ai familiari. Quando fu accusato di tradimento avrebbe tentato di tornare a Torino, ma una volta giuntovi, sarebbe stato inviato indietro dal capo torinese della setta.

Questi dati, derivanti dalle indagini, confermano la struttura gerarchica del gruppo che vedeva zio Antonio come capo messianico in comunione privilegiata e profetica, nel senso etimologico di "parlare al posto di", con Lidia sua nipote. Un altro capo reggeva la comunità di Torino e poi vi erano ottanta Apostoli scelti da Lidia.

 

Sviluppi dottrinali.

Lidia Naccarato alcuni mesi dopo l'omicidio dirà che tutto è avvenuto secondo la profezia di Daniele ("E dopo sessantadue settimane sarà ucciso un Consacrato, senza che in lui sia colpa" 9, 26)

Lo stesso ha dichiarato il teologo del gruppo Felice Naccarato: "all'episodio ben si attaglia la profezia di Daniele secondo cui un consacrato sarebbe stato ucciso perchè di lui se ne sarebbe impossessato il male. Ciò è frutto di riflessioni successive all'evento verificatosi".

Il 6 Dicembre 1988 47 adepti di Torino hanno confessato il loro Credo in una lettera al Giudice istruttore: "..a noi questa fede che avevamo, incolta e senza vita, ce l'hanno risvegliata lo zio e Lidia, facendoci capire con tanta umiltà e amore la <lotta> che esiste sulla terra fra il bene e il male, perchè ... lo zio e Lidia sono diversi dalle altre persone, Dio gli ha voluto affidare una missione grande per dare un'ultima possibilità di salvezza a questa umanità malvagia e ingiusta che sprofonda sempre più verso il male e non si rendono conto che il giudizio del giudice Supremo è vicino... noi di tante cose abbiamo la luce è perchè Lidia e lo zio guidati da Gesù e Maria ci hanno istruito con parole sante e giuste che si sono tutte avverate, donandoci i messaggi per farci capire, e non solo per noi sono stati questi privilegi ma per tutti quelli che ne hanno voluto e vogliono far parte perchè la lotta è universale e coinvolge tutte le nazioni nelle quali c'è una coppia che parla di Dio e di questa missione... In ogni nazione della terra si parla di ciò che noi portiamo avanti e tutti sanno che i Salvatori dell'Universo sono proprio qui in Italia e sono per i grandi meriti agli occhi di Dio Lidia e lo zio".

 

Nel Maggio 1989, la Naccarato, mentre si trovava agli arresti domiciliari (concessi nel Febbraio), ricevette un nuovo messaggio. Promosse una riunione del "Gruppo di preghiera" che avrebbe dovuto riorganizzarsi per far fronte ad una imminente carestia universale. In tal modo gli imputati contravvennero alle prescrizioni di non riunirsi tra loro. Furono così revocati gli arresti domiciliari e Lidia venne ricoverata in ospedale psichiatrico giudiziario.

 

Il mancato adempimento della profezia non scompagina il "gruppo di preghiera del Rosario". La lettera dei 47 adepti di Torino contiene elementi di riaffermazione (Melton, 1985). Lidia e lo zio sono i "Salvatori dell'Universo" e "ci hanno istruito con parole sante e giuste che si sono tutte avverate". Al di là dell'apparente fallimento della profezia, tutto si è avverato.

Anche la riunione promossa nel Maggio 1989, per il messaggio della carestia, sembra suggerire una interpretazione di continuità nel sistema profetico oltrechè nel rapporto tra il leader e il gruppo. All'orizzonte c'è una carestia universale e il gruppo deve riorganizzarsi per la propria missione.

Quindi era sbagliata la data della fine del mondo non la profezia, in accordo con l'ipotesi di Zygmunt. Del resto il ritorno dello zio non è avvenuto (è solo rimandato) poichè il male si era impossessato del consacrato, affinchè si adempisse la profezia di Daniele (9, 26):

"E dopo sessantadue settimane sarà tolto di vita un Unto, in cui non v'è colpa. La città e il santurio saranno distrutti da un principe che verrà. La sua fine sarà in un cataclisma, e fino al termine vi saranno guerra e devastazioni decretate".

Le profezie di Lidia si spostano nel futuro.

 

Per i capitoli:

Le pratiche omosessuali.

Valutazione psicodiagnostica.

Discussione sui lavori peritali.

Considerazioni metodologiche

Le interpretazioni psicopatologiche e criminologiche.

La chiave di lettura demonologica della Corte d'Assise.

si rimanda al testo "Se il mondo non finisce" si veda il catalogo links sul catalogo per l'ordine.

 

 


NOTE.

 

1. Anche durante la carcerazione, all'arrivo di Lidia, in un ambiente in cui si trovano già alcune adepte, una annotazione del personale di custodia rileva: "un radicale cambiamento di umore e di comportamento da parte delle altre detenute appartenenti alla suindicata setta...Con tale arrivo le maggiori conseguenze sembra l'abbiano subite le più giovani del gruppo, di fatti da quel giorno non si truccano e non curano la loro persona, inoltre le stesse hanno un umore molto più serio, si denota infatti che le stesse non cantino più, e per ogni piccola cosa chiedono il parere di ... Lidia... Inoltre le segnalo che le stesse non fumano in sua presenza e hanno preso l'abitudine di sistemarsi tutte accostate vicino a Lidia, formando un gruppo a forma di cerchio stringendosi fra loro, parlando a bassissima voce.

Signor Direttore...le comunico che oggi la ... (Lidia) veniva trovata nel bagno della sua cella insieme ad altre sei detenute tutte appartenenti alla setta, però non si è riusciti a capire cosa stava facendo, inoltre la stessa viene venerata come una Madonna, di fatti gli viene baciata la mano sulla bocca, con la stessa mano toccano il petto all'altezza del cuore alla detenuta ...(Lidia). (Dal rapporto al Direttore da parte del Sottufficiale degli Agenti di Custodia).

 

2. Del resto il "Gruppo del Rosario" è già citato in un testo "Le nuove religioni" di M. Introvigne, Milano, 1989, nell'ambito del "profetismo diffuso".

 

3. La nomina dei nuovi apostoli costituisce un elemento di similarità con altri movimenti "restituzionisti", accumulati dalla ricostituzione di un collegio apostolico in seguito ad una rivelazione. Ricordiamo i Mormoni, (la Chiesa di Gesù Cristo e dei Santi degli Ultimi Giorni) con il Quorum dei dodici Apostoli e le chiese "irvingite" (la "Chiesa cattolica Apostolica" e la "Chiesa Neo-apostolica") con la costituzione di un secondo collegio apostolico, una volta per tutte, nell'attesa dell'Avvento (senza la previsione della successione degli Apostoli).

 

4. La paziente insiste sulla drammaticità dell'opposizione tra la fede (il dato "rivelato" della natura demoniaca dell'apostolo) e la morale (il divieto di uccidere).

 

5. Filoramo (1986) ricorda come le "critiche di condotta immorale e libertina"... facciano "parte del tradizionale repertorio eresiologico" e costituiscono un "topos retorico ed un arsenale di luoghi comuni".