Ludwig Binswanger
Il significato della analitica esistenziale
di Martin Heidegger per l'auto-comprensione della psichiatria (*)
Da "Psichiatria e Territorio" Vol. VII Num.1 (1990)
(*) Traduzione italiana del prof. Max Beluffi
E pensi tu forse di comprendere davvero la caratteristica dell'anima senza intendere il carattere specifico del tutto? Platone, Fedro, 270
La analitica esistenziale di M. Heidegger ha un duplice significato per la psichiatria; essa ha conferito alla ricerca empirka psicopatologica una nuova base obiettiva e metodica che supera gli spazi sino ad oggi a lei propri e, grazie alla elaborazione del concetto esistenziale di scienza, pone la psichiatria in generale in condizione di rendersi conto al di là della pura e semplice realtà di fatto della possibilità e dei limiti del suo progetto mondano scientifico, ovverosia del suo orizzonte comprensivo trascendentale. I due orientamenti significativi sono reciprocamente collegati in modo molto stretto ed entrambi si riconnettono all'opera Essere e Tempo (1927) e a quella sull'Essenza del fondamento (1929).
Il proposito del saggio Essere e Tempo era quello di elaborare "concretamente" la questione del senso dell'essere e il suo intendimento contingente era quello di interpretrare il tempo come l'orizzonte possibile di ogni forma di comprensione dell 'essere, ragion per cui, come é noto, il cammino verso questo scopo condusse al di là dell'elaborazione "concreta" della concezione dell'essere dell'Esserci in quanto essere-nel-mondo, ovverosia trascendenza. Mediante la elaborazione della struttura fondamentale dell'Esserci in quanto essere-nel-mondo, Heidegger ha posto in mano allo psichiatra un filo conduttore di ordine metodico con il quale é stato reso possibile cogliere con lo sguardo e descrivere i fenomeni che doveva esplorare e le loro connessioni intrinseche di ordine fenomenico senza alcuna prevenzione di ordine contenutistico, il che significa in piena libertà rispetto ad ogni teoria scientifica. E' stato merito imperituro di E. Husserl insieme a Brentano quello di aver mostrato in che cosa consisteva questo metodo "fenomenologico" e quale campo incalcolabile con esso si apra per questa specifica ricerca scientifica, per quanto la sua dottrina si muovesse ancora unicamente a partire dal campo della intenzionalità in quanto rapporto unitario della soggettività trascendentale con l'oggettività trascendentale, per quanto fosse decisiva ai fini della ricerca psicopatologica anche la svolta dalla concezione e descrizione teoretica dei processi o degli eventi psichici in un "soggetto" ai fini della comprensione e descrizione delle forme e della struttura della "coscienza intenzionale", vale a dire della coscienza di qualcosa, ovvero dell'essere orientato nei confronti di qualcosa, bisogna riconoscere che questa coscienza rimaneva ugualmente ancora sospesa a mezz'aria, vale a dire nella tenue atmosfera dell'io trascendentale.
Líopera veramente "fondativa", nella autentica accezione del vocabolo, di Heidegger fu non solo quella di ricondurre a problema la possibilità trascendentale dell'atteggiamento intenzionale, ma sebbene di sciogliere questo problema attraverso la prova del fatto che e come l'intenzionalità della coscienza si fonda nella temporalità dell'Esserci umano. L'intenzionalità in generale è solo possibile sulla base della trascendenza, senza essere né identica con questa né viceversa minimamente condizionante nei confronti di quest'ultima. E' soltanto con il ritorno della intenzionalità dell'Esserci in quanto trascendenza ovvero in quanto essere-nel-mondo, è soltanto con l'inclusione dell'io trascendentale nell'Esserci fattua/e che è posta la questione ("oggettivo-trascendentale") relativa a una quiddità dell'essente che noi stessi siamo (1).
Per questa ragione noi possiamo dire con W. Szilasi che Essere e Tempo costituisce la prima esplorazione del nostro Esserci ''nei confronti della sua trascendenza obiettiva".
Poiché questo avvio é già stato documentato nella nostra conferenza intitolata "Sull'orientamento di ricerca antropoanalitica in psichiatria", ci volgiamo subito per non ripeterci alla seconda direzione significativa, dalla quale prende le mosse il significato della analitica esistenziale per la psichiatria, l'orientamento attinente al problema cioé della effettività, possibilità e limiti dell'orizzonte comprensivo, ovverosia del progetto mondano della psichiatria in generale. Questo problema possiamo anche qualificarlo come il problema dell'autocoscienza della psichiatria circa la sua essenza scientifica, ovvero come lo studio relativo alla sua autocognizione in quanto scienza. Va da sé che questo problema non può essere esaurito, ma può essere affrontato soltanto per accenni nel contesto di un saggio come questo.
Per l'intero testo si confronti "Psichiatria e Territorio" Vol. VII Num.1 pagine 1-14 (1990)